Circ. G.R. 21 dicembre 1999, n. 23 “L.R. 9 Agosto 1999 n. 37. Norme di Programmazione per l’insediamento di attività commerciali nel Veneto. Aspetti urbanistici”

L.R. 9 Agosto 1999 n. 37. Norme di Programmazione per l’insediamento
di attività commerciali nel Veneto. Aspetti urbanistici. Circolare esplicativa.

CIRCOLARE n. 23 del 21/12/99


Ai Signori Sindaci dei Comuni del Veneto
e, p. c. Al Ministero Industria Commercio Artigianato Direzione Generale Commercio Interno
All’ANCI Veneto
Ai Signori Presidenti delle Province del Veneto
All’Unione Province del Veneto
All’UNCEM
All’Unione Regionale delle Camere di Commercio Industria Artigianato e
Agricoltura dei Veneto
All’Unione Regionale Veneta Commercio Turismo e Servizi
Alla Confederazione Italiana Esercenti
Attività Commerciali, Turistiche e dei
Servizi Comitato Regionale Veneto
Alla FAID
Federdistribuzione Federazione
Associazioni Imprese Distribuzione
Alla Federcom
Federazione Commercio Associato Moderno
Alla Confcooperative
Unione Regionale Veneta della Cooperazione
Alla Lega Nazionale Cooperative e Mutue
Comitato Regionale Veneto

Alla C.G.I.L – FILCAMS
Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Segreteria Regionale del Veneto
Alla CISL – FISASCAT
Confederazione Italiana Sindacati
Lavoratori
Segreteria Regionale del Veneto
Alla UIL – UILTUCS
Unione Italiana del Lavoro
Segreteria Regionale del Veneto
Alla CISAL
Confederazione Italiana
Sindacati Autonomi Lavoratori
Unione Regionale del Veneto
Alle Associazioni dei Consumatori del
Veneto
LORO SEDI

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 "Riforma
della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4,
comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59", c.d. decreto Bersani, si è proceduto
a riformare l’intero settore commerciale nell’ottica dello snellimento e
semplificazione dell’azione amministrativa provvedendo, contestualmente, ad
introdurre nuovi criteri di programmazione urbanistica riferiti alle attività
commerciali.
Tale nuovo modello normativo ha peraltro determinato una effettiva integrazione
tra la disciplina urbanistica e quella commerciale dando vita ad una
pianificazione commerciale programmata in relazione alle scelte ed alle
previsioni di pianificazione urbanistica.
In attuazione a tali disposizioni è stata approvata la legge regionale 9 agosto
1999, n. 37 "Norme di programmazione per l’insediamento di attività commerciali
nel Veneto" la quale all’articolo 1 fissa le finalità e gli indirizzi generali,
in osservanza ai principi stabiliti dalla normativa statale, ponendo l’accento,
per quanto riguarda in particolare l’aspetto urbanistico, alla realizzazione
degli obiettivi di:
compatibilità degli insediamenti commerciali con il territorio e
valorizzazione della funzione commerciale, anche al fine di una
riqualificazione del tessuto urbano;
rivitalizzazione del tessuto economico, sociale e culturale sia nei centri
storici mediante l’individuazione di incentivi, sia nelle aree rurali e di
montagna, mediante la realizzazione di esercizi polifunzionali e la formazione
professionale.
La legge regionale, nel perseguire le proprie finalità, opera in due diverse
direzioni: da un lato quella commerciale, sede privilegiata della
semplificazione delle procedure; dall’altro quella urbanistica che disciplina
gli aspetti connessi al settore commerciale sviluppando, tra l’altro, alcuni
profili relativi alle aree a standard ed ai rapporti con la viabilità (solo
parzialmente contemplate nella legislazione precedente) attraverso
l’introduzione di due parametri di progettazione urbanistica fondamentali per la
programmazione commerciale.
La presente circolare è stata dunque predisposta al fine di approfondire alcuni
aspetti giuridici, di natura urbanistica ed in particolare quelli dei Capo V
(Criteri di programmazione urbanistica) articoli 13, 14, 15 e 16 nonché quelli
dei Capo VIII (Centri storici) articoli 23, 24 e 25.

A) Criteri di programmazione urbanistica
L’articolo 13 disciplina la problematica degli standards relativi alle
strutture commerciali.
In particolare il comma 1, lett. a) relativamente ai centri storici introduce
l’obbligo di reperire, in sede di formazione di nuovi Piani Regolatori o nella
revisione di quelli esistenti, aree a parcheggio nella misura di 0,2 mq./mq di
superficie di pavimento per i nuovi insediamenti o, qualora per le motivazioni
di cui al comma 1, lett. a), si dimostri l’impossibilità di raggiungere quelle
quantità minime, di precisare come siano soddisfatti i fabbisogni delle zone di
sosta.
Quanto alle previsioni di cui al comma 1), lett. b) si rammenta che l’articolo
25, comma 10, punto 2, della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 "Norme per
l’assetto e l’uso del territorio", stabilisce per gli insediamenti di carattere
commerciale e direzionale, limiti di superficie minima da destinare a servizi
nelle zone di espansione (1 mq/mq di superficie lorda di pavimento) e nelle zone
di completamento (0,8 mq/mq di superficie lorda di pavimento).
La legge regionale 37/99 riserva a parcheggio la quantità minima di 0,4 mq/mq di
superficie di pavimento per le zone di completamento e lo 0,5 mq/mq di
superficie di pavimento per le zone di espansione.
Per le sole aree di centro storico, tuttavia, i fabbisogni delle zone di sosta
possono eventualmente essere soddisfatte con modalità alternative. In sede di
prima applicazione, nel periodo individuato dal primo comma, si ritiene che il
versamento di oneri di urbanizzazione rispetto al reperimento di aree a standard
possa essere considerato equivalente. Naturalmente resta fermo per il Comune
l’obbligo di quantificare le previsioni dei nuovi insediamenti commerciali per
le aree di centro storico in funzione di una valutazione programmatoria
complessiva ed è perentorio correlare, in sede di nuovo P.R.G. e di variante
specifica per le aree di centro storico, la previsione dei nuovi insediamenti
con il reperimento delle aree a parcheggio.
Il reperimento delle aree a servizi, relativamente alle zone individuate al
comma 1, lett. a) e b), può essere realizzato:
con le modalità della variante ordinaria ai sensi dell’articolo 50, comma 3,
della legge regionale 61/85, per le aree da reperire in sede di nuovo
strumento urbanistico generale o di revisione di quello esistente
relativamente alle aree a concessione diretta;
con lo strumento attuativo per le zone soggette a tale obbligo.
Per quanto riguarda il comma 2 dell’articolo 13, relativo alle aree a servizi
delle medie strutture con superficie di vendita superiore a 1000 mq. di cui
all’articolo 14, comma 1, lett. b) e delle grandi strutture di vendita, il
reperimento delle aree va fatto in due diversi momenti: nella fase della
previsione dello strumento urbanistico e in quella di progetto edilizio in cui
dovranno essere conguagliate le aree già previste in sede di strumento
urbanistico (generale o attuativo) per raggiungere comunque i minimi previsti
dal punto 2, lett. a) e b) dell’articolo 13.
Ai fini dell’interpretazione dell’articolo 13 si precisa che:
Per area libera si intende in primis la superficie scoperta dei lotto ivi
compreso, ad esempio, l’area a parcheggio, la viabilità di accesso interna e
quella di distribuzione ai parcheggi, i percorsi pedonali, il verde.
Nella superficie di area libera – come sopra definita – va conteggiata inoltre
la superficie relativa a eventuali parcheggi sotterranei, multipiano o
sopraelevati.
Per parcheggio effettivo si intende la superficie individuata per la sosta dei
veicoli, con esclusione della viabilità di accesso e distribuzione. L’area a
parcheggio effettivo esclude inoltre, ad esempio, la superficie relativa ai
percorsi pedonali, al verde, alle aiuole spartitraffico, alle postazioni per
carrelli, e depositi di varia natura; in pratica quindi il parcheggio
effettivo corrisponde ai soli spazi destinati agli stalli e relativi spazi
funzionali alla manovra.
2. L’articolo 14 (medie strutture di vendita) disciplina due ipotesi:
l’insediamento delle medie strutture con superficie di vendita fino a 1000 mq.
è possibile nelle zone D a specifica destinazione commerciale, mentre nelle
zone residenziali A-B-C1-C2 è richiesta la conformità urbanistica generica
prevista nelle Norme Tecniche di Attuazione.
l’insediamento delle medie strutture con superficie di vendita superiore a
1000 mq. è possibile nelle zone D a specifica destinazione commerciale, nelle
zone A se c’è la conformità urbanistica generica prevista nelle N.T.A., mentre
nelle zone residenziali B-C1-C2 è necessario che la localizzazione sia
espressamente prevista per le singole zone dalla strumentazione urbanistica. A
tale scopo i Comuni devono adeguare la loro strumentazione urbanistica con
l’eventuale previsione per singole zone o per un insieme di zone con variante
urbanistica, secondo la procedura prevista ai commi 6 e 7 dell’articolo 50
della legge regionale 61/85, come sostituito dall’articolo 1 della legge
regionale 5 maggio 1998 n. 21. In particolare per le zone soggette a piano
attuativo obbligatorio, la localizzazione delle medie strutture di vendita di
cui al comma 1, lett. b) potrà essere espressamente prevista in sede di
strumento attuativo stesso.
3. L’articolo 15 disciplina la localizzazione delle grandi strutture di vendita.
Nelle zone D la localizzazione delle grandi strutture di vendita può avvenire in
due modi:
se il Comune nel suo P.R.G. ha già previsto zone di tipo D a specifica
destinazione commerciale, anche se nelle norme tecniche di attuazione indica
"centro commerciale", dovrà comunque approvare una variante localizzativa su
queste aree con la procedura di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 50 della
legge regionale 61/85, come sostituito dall’articolo 1 della legge regionale
n. 21/98;
se il Comune intende individuare nuove aree (zona D) per insediamenti di
grandi strutture di vendita dovrà procedere con variante parziale al P.R.G.
con la procedura prevista al comma 3 dell’articolo 50 della legge regionale
61/85.
E’ comunque possibile collocare le grandi strutture di vendita nelle aree e
negli edifici di cui al comma 4 (zone di pregio) purché in sede di nuovo P.R.G o
di variante, i Comuni fissino, a tal fine, la quantità massima di superficie
destinata alle grandi strutture di vendita.
Si rammenta inoltre che il comma 6 dispone che i centri commerciali con
superficie di vendita superiore a 8000 mq. siano assoggettati a valutazione di
impatto ambientale (V.I.A.) secondo le procedure previste dalla legge regionale
37/99.
Si chiarisce che la procedura di V.I.A. è richiesta anche in caso di ampliamento
di una struttura commerciale, se vengono superati gli 8000 mq. di superficie di
vendita.
E’ comunque indispensabile che per l’insediamento delle grandi strutture di
vendita sia verificata la compatibilità di alcuni parametri urbanistici
finalizzati a stabilire la congruità dell’insediamento con tutta una serie di
parametri insediativi (comma 5, lett. a), b), c) e d)) che ne giustificano la
loro localizzazione. Tale verifica dovrà essere effettuata in sede di variante
urbanistica ai fini dell’individuazione delle aree.
4. L’articolo 16 si sofferma in particolare sulla problematica dell’impatto
sulla viabilità delle medie strutture con superficie di vendita superiore a 1000
mq. e delle grandi strutture di vendita.
Tale verifica va effettuata, per le medie strutture con superficie di vendita
superiore a 1000 mq., in sede di presentazione della domanda di autorizzazione
al comune; per le grandi strutture di vendita la verifica avviene a livello
regionale ed è comprensiva di uno studio di maggiore dettaglio.
Per le grandi strutture di vendita la Giunta regionale, con apposito
provvedimento, definirà le prescrizioni relative alle problematiche
viabilistiche ed agli elaborati tecnici da presentare a corredo delle domande di
autorizzazione.

B) Centri storici (CAPO VIII)
1. L’articolo 23 occupandosi in modo specifico della necessità di salvaguardare
e valorizzare i centri storici, allo scopo di rivitalizzare gli stessi
incentivando l’inserimento di idonee strutture commerciali, prevede che i comuni
debbano adeguare i loro strumenti urbanistici alle norme per la localizzazione
delle imprese commerciali.
La disposizione introduce un obbligo nel senso che, dall’entrata in vigore della
legge regionale 37/99, il comune dovrà intervenire sugli strumenti urbanistici
prevedendo norme specifiche e che, se vi sono strumenti urbanistici il cui iter
non sia ancora concluso, tali previsioni regolamentari dovranno senz’altro
essere inserite.
Dall’articolo 24 emerge l’intento di estendere la normativa di tutela e
salvaguardia oltre che sul piano edilizio come previsto dall’articolo 23,
anche ai contenuti qualitativi.
Il legislatore al 1° comma prevede che i Comuni attraverso un’analisi
dettagliata degli edifici, determinino la loro compatibilità con l’attività
commerciale e individuino, proprio ai fini della tutela del valore
storico-artistico o di specifici contesti dell’area di vecchio impianto, quelle
attività commerciali non congrue sotto il profilo funzionale, estetico e di
immagine nei confronti dei decoro urbano.
Sempre l’articolo 24 introduce per tutti i Comuni l’obbligo di prevedere nella
loro strumentazione urbanistica specifiche disposizioni relative al decoro e
all’arredo urbano delle aree di centro storico, facenti parte integrante delle
N.T.A.. Tali indicazioni sulle modalità di operare nei centri storici andranno
ovviamente calibrate nell’entità di ogni singolo e specifico centro storico.
Una volta che il Comune adotti tale disciplina è poi tenuto ad applicare
disposizioni in sede di interventi edilizi sugli edifici esistenti e
sull’organizzazione degli spazi aperti.
E’ altresì prevista per i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti o a
prevalente economia turistica la possibilità che gli strumenti urbanistici
prevedano la pedonalizzazione delle aree centrali (quelle di maggiore pregio)
dei centri storici nonché per i Comuni con popolazione superiore ai 50.000
abitanti la possibilità di previsione di parcheggi scambiatori con servizi di
bus navetta nel contesto dei piani dei traffico.
Appare opportuno sottolineare che tutte le varianti ricadenti nelle fattispecie
indicate dall’articolo 24 sono approvate con la procedura prevista ai commi 6 e
7 dell’articolo 50 della legge regionale 61/85 come sostituito dall’articolo 1
della legge regionale 21/98.
Infine il comma 3 prevede per i comuni, la possibilità di ridurre fino ad un
massimo del 50% l’incidenza degli oneri di urbanizzazione per gli interventi
edilizi in centro storico con riferimento alla tabella A3-Commercio per la zona
territoriale omogenea A-Centro Storico.
L’articolo 25 riguarda i centri storici dei Comuni con popolazione superiore a
20.000 abitanti. In deroga agli ambiti territoriali individuati dall’articolo
7 della legge regionale 37/99, la norma stabilisce che, in tali comuni, i
centri commerciali possono essere collocati all’interno di immobili esistenti,
eventualmente soggetti al recupero, e comunque con una superficie di vendita
non superiore a 4.000 mq., a condizione che almeno il 50% del numero degli
esercizi abbia superficie inferiore ai limiti previsti per i negozi di
vicinato.
Si rammenta infine che la norma prevede, come condizione obbligatoria per
l’insediamento di tali strutture, una specifica convenzione fra il Comune e
l’operatore commerciale relativamente al reperimento di aree a parcheggio,
sull’accessibilità e sui percorsi veicolari.
E’ evidente che tali immobili per i quali si prevede il riutilizzo come centro
commerciale devono essere compresi fra quelli ritenuti compatibili dalla
normativa di P.R.G.
Da ultimo, a chiarimento di numerose richieste pervenute alle strutture
regionali competenti, si precisa che, nella seduta dei 21 ottobre 1999, la
Conferenza Unificata (Conferenza stato-città e autonomie locali e Conferenza
stato-regioni di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281) ha assunto sotto forma di "accordo politico" un testo relativo
all’adeguamento degli strumenti urbanistici ai principi della Riforma "Bersani".
Tale accordo, che peraltro non si configura come circolare ministeriale in senso
tecnico, è stato approvato dalla Conferenza Unificata nel rispetto "delle
competenze regionali e della disciplina vigente in materia urbanistica" e
pertanto si applica "alle Regioni che non abbiano diversamente disposto sia in
materia urbanistica che in attuazione del D. Lgs. 114/98".
Conseguentemente, avendo la Regione Veneto dettato precise norme in materia,
"l’accordo" non ha efficacia rispetto alla vigente disciplina regionale
urbanistica e commerciale.

Il Presidente
On. Dott. Giancarlo Galan