Circ. G.R. 14 settembre 1999, “L.R. 9 agosto 1999 n.° 37 – Norme di programmazione dell’insediamento di attività commerciali nel Veneto”

Delibera di Giunta della Regione Veneto n.° 3140 del 14 settembre 1999

Oggetto: L.R. 9 agosto 1999 n.° 37 – Norme di programmazione dell’insediamento di attività commerciali nel Veneto – Circolare esplicativa
Sulla base dei quesiti finora posti da taluni Comuni, Associazioni ed Operatori ed al fine di rendere maggiormente agevole l’interpretazione e l’applicazione del testo della nuova disciplina regionale in materia di commercio, emerge la necessità di fornire una prima interpretazione a chiarimento di determinati passaggi del relativo testo di legge, nonché di riassumere i principali incombenti a carico delle Amministrazioni comunali.
Seguendo dunque l’ordine dell’articolato, si chiarisce quanto segue:
Riguardo alle tipologie di vendita, il D.Lgs 114/98, individua tre tipi di esercizi: vicinato, medie e grandi strutture di vendita.
Esercizi di vicinato
Gli esercizi di vicinato sono, sotto il profilo commerciale, liberalizzati e possono essere attivati a seguito di sola comunicazione ovviamente nel rispetto dell’art. 7 del D.Lgs. 114/98, delle norme urbanistiche, igienico-sanitarie, dei requisiti di accesso all’esercizio dell’attività nel settore alimentare etc… e alla specifica condizione che gli stessi non vengano ampliati oltre i limiti dimensionali fissati dalla legge regionale né possano costituire parte di entità di maggiore dimensione, le cosiddette medie e grandi strutture di vendita.
In particolare si richiama l’attenzione sui seguenti aspetti:
·nel periodo transitorio e precisamente dal 24.04.99 al 10.08.99, il limite massimo di superficie per l’esercizio di vicinato è quello stabilito ai sensi della lettera d), comma 1, articolo 4 del D.Lgs. 114/98; diversamente, dall’entrata in vigore della legge regionale (11.08.99) e nei primi due anni (fase di prima applicazione della legge), i limiti dimensionali di riferimento sono quelli individuati all’articolo 7 comma 2 della stessa; i Comuni, pertanto, dovranno individuare sulla base dell’allegato A della L.R. la propria area di appartenenza; di conseguenza, per i comuni ricadenti nelle aree sovracomunali, per i quali la legge regionale ha stabilito limiti dimensionali inferiori rispetto al decreto legislativo, le comunicazioni fino a mq. 250 presentate nel periodo transitorio (dal 24.04.99 al 10.08.99), si ritengono comunque valide ed efficaci ai fini dell’attivazione, anche se i trenta giorni previsti dall’articolo 7 del decreto legislativo, vengano a scadere quando è già entrata in vigore la nuova legge regionale;
·i comuni, nel termine perentorio di novanta giorni dall’entrata in vigore della legge regionale, possono assumere un idoneo provvedimento, riguardante l’intero territorio ovvero parte di esso, disposto ai sensi dell’art. 10 comma 2 della legge regionale, finalizzato ad inibire l’apertura di nuovi esercizi di vicinato o sospendere l’effetto delle comunicazioni per le quali non sono ancora decorsi i trenta giorni di cui sopra;
·il trasferimento di sede di esercizi di vicinato all’interno di centri commerciali, qualora apporti modifiche alla configurazione o alla dimensione del centro, deve essere autorizzato secondo le modalità previste rispettivamente per le medie o le grandi strutture di vendita.

Medie strutture
Per le medie strutture di vendita la programmazione regionale riserva ai Comuni la potestà di redigere propri criteri commerciali e le relative procedure, in sostanza di definire, a monte, le “regole” in base alle quali rilasciare le autorizzazioni.
I criteri riguarderanno tutte le fattispecie per le quali è necessario l’autorizzazione e cioè: i trasferimenti di sede, le concentrazioni e gli accorpamenti, le variazioni merceologiche, gli ampliamenti e le nuove aperture.
I Comuni possono provvedere con atti amministrativi improntati alla massima snellezza possibile, da adottarsi con urgenza soprattutto per quanto riguarda le procedure ed i criteri relativi ai trasferimenti, alle concentrazioni e accorpamenti, graduando eventualmente nel tempo l’assunzione di criteri relativi ad ampliamenti e nuove aperture.
Soprattutto per queste ultime fattispecie sarà necessario approfondire, da parte dei Comuni, le indicazioni di cui al primo comma dell’art. 11 della legge regionale; la Giunta Regionale intende mettere a disposizione dei Comuni le proprie basi informative e le elaborazioni statistiche predisposte propedeuticamente al testo di legge.
Si rammenta comunque che per l’assunzione dei provvedimenti contenenti i criteri e le procedure è fissato, dalla legge regionale, un termine non superiore a 180 giorni dalla sua entrata in vigore.
In caso di mancata assunzione dei richiamati provvedimenti sono consentiti solamente gli interventi normati dall’art. 11, comma 7 della L.R. 37/99, in quanto per gli stessi si può prescindere dai criteri di programmazione comunale.
Si richiama l’attenzione dei Comuni ai limiti minimi e massimi per le medie strutture, posti dall’art. 7 della legge regionale, che per le aree sovracomunali, indipendentemente dall’ampiezza demografica del Comune, sono fissati in 150 e 1500 mq.

Grandi strutture
Per le grandi strutture di vendita il quadro normativo delineato con la legge regionale di recepimento della riforma del commercio verrà completato con l’assunzione, da parte della Regione, di provvedimenti relativi alla modulistica, al procedimento amministrativo, alla conferenza dei servizi, alle prescrizioni tecniche sulla viabilità.
In assenza dei richiamati provvedimenti sono consentiti solo gli interventi che non richiedono, quale presupposto, l’adozione, da parte della Regione, di specifiche disposizioni.
In caso di concorrenza di domande di concentrazione o accorpamento hanno priorità le domande che dimostrino la sussistenza di un maggior numero di requisiti tra quelli elencati all’articolo 12 comma 3, L.R. 37/99;
·la priorità definita all’articolo 12 comma 4, della L.R. 37/99 deve intendersi estesa a tutte le domande pervenute nell’area sovracomunale o metropolitana di riferimento.

Centri commerciali
Riguardo ai centri commerciali, in quanto medie o grandi strutture di vendita, ai sensi dell’articolo 4 comma 1, lettera g), del D.Lgs. 114/98, essi seguono le disposizioni previste dagli articoli 11 e 12 della legge regionale;
·ogni esercizio previsto all’interno del centro, pertanto, indipendentemente dalla propria superficie di vendita, è soggetto a specifica autorizzazione; ne consegue che eventuali esercizi riconducibili per dimensioni agli esercizi di vicinato, non possono essere comunicati ma debbono essere autorizzati;
·la facoltà concessa agli operatori dalla legge regionale di ridistribuire la superficie di centri o strutture commerciali autorizzati ai sensi della previgente normativa può riguardare, in termini di superficie, al massimo il 50% della superficie complessiva autorizzata, senza aumento della stessa e con il mantenimento, sempre in termini di superficie, delle quantità assegnate ai settori alimentare e non alimentare;
·le modifiche sostanziali di nulla osta regionali, cioè diverse dalla redistribuzione di superficie, seguono le disposizioni di cui agli articoli 11 e 12 a seconda della rispettiva superficie di vendita.

Norme di raccordo
In relazione alla necessità di raccordare il regime precedente con il nuovo in ordine all’eliminazione delle tabelle merceologiche e del concetto di “beni contingentati” è opportuno chiarire inoltre che:
·i nulla osta concessi devono essere interpretati prescindendo dalle limitazioni relative alle 14 tabelle, ma con riferimento ai due soli settori rimasti;
·ove il nulla osta riporti limitazioni riguardo ai beni contingentati o non contingentati, si dovrà fare riferimento al settore di appartenenza delle tabelle effettivamente autorizzate;
·in caso di autorizzazione comprendente tabelle per generi alimentari e non alimentari, la conversione in settori viene effettuata mantenendo gli stessi rapporti di superficie riportata nel titolo che si converte;
·in caso di autorizzazione di tabella VIII, essa è considerata settore misto e pertanto si ritiene di riconoscere all’operatore, in sede di conversione, massima libertà di gestione dei settori.

Accorpamenti e concentrazioni
La L.R. 37/99, in applicazione del comma 3, articolo 10 del D.Lgs. 114/98, ha introdotto, in deroga rispettivamente alla programmazione regionale e comunale (art. 12, comma 5 e art. 11, comma 7), la possibilità di concentrare o accorpare esercizi autorizzati ante-liberalizzazione a determinate condizioni e secondo le modalità di seguito elencate:
·non sono previsti limiti dimensionali dei punti vendita che si intendono concentrare o accorpare: si fa infatti riferimento al termine “esercizio”;
·gli esercizi devono essere stati autorizzati ai sensi della L. 426/71 (e non attivati con mera comunicazione ai sensi degli articoli 25 e 7 del D.Lgs. 114/98);
·l’autorizzazione deve riguardare almeno una delle tabelle di largo e generale consumo come definite dall’art. 31, comma 3 del D.M. 375/88 (I, II, VI, VIII, IX);
·gli esercizi devono essere rimasti aperti al pubblico per almeno tre anni in forma continuativa precedentemente alla data di presentazione della domanda di concentrazione o accorpamento fatta salva la possibilità di sospensione per 6 mesi in caso di trasferimento o subingresso;
·il richiedente deve, con atto unilaterale d’obbligo reso al comune, impegnarsi a reimpiegare tutto il personale degli esercizi concentrati o accorpati;
·la concentrazione e l’accorpamento non danno diritto a premi di superficie: la superficie finale, infatti, sarà, al massimo, pari alla somma delle superfici concentrate o accorpate;
·la deroga è riferita alla sola programmazione commerciale nel senso che la concentrazione e l’accorpamento in argomento sono comunque soggetti ad autorizzazione comunale nel rispetto delle procedure e dei vincoli previsti dagli articoli 11 e 12 della L.R. 37/99, a seconda che si tratti di medie o grandi strutture di vendita; le grandi strutture di vendita vengono autorizzate prescindendo dalla valutazione degli obiettivi di presenza e di sviluppo di cui all’art. 12; le medie strutture di vendita vengono autorizzate in deroga ai criteri comunali di cui all’art. 11.
Fuori della deroga, la concentrazione e l’accorpamento possono essere effettuati esclusivamente tra strutture appartenenti alla medesima tipologia di vendita ed al medesimo titolare.
Il requisito di titolarità deve essere dimostrato attraverso atto formale di valore legale.

Modulistica
Con l’approvazione, da parte della Giunta Regionale, della modulistica per comunicazioni e domande di autorizzazione, i modelli proposti dalla Conferenza Unificata non potranno più essere utilizzati, in quanto non rispondenti appieno alle disposizioni procedurali e di dettaglio della L.R. 37/99. Per ragioni di omogeneità e uniformità di raccolta dati ai fini del monitoraggio sono stati predisposti anche i modelli per gli esercizi di vicinato e per le medie strutture.
Si raccomanda pertanto, anche per esercizi diversi dalle grandi strutture di vendita, l’utilizzo dei modelli specificatamente approvati dalla Giunta regionale, facilmente riconoscibili dallo stemma regionale con il leone di S. Marco.

Vendite straordinarie
La disciplina delle vendite straordinarie, come noto, è stata definita dalla Giunta regionale con la recente D.G.R. n. 2337 del 06.07.1999, sentiti i rappresentanti degli Enti locali, delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio.
Ai sensi dell’art. 31 della L.R. 37/99 si richiama il citato provvedimento, che continua a dispiegare i propri effetti in quanto pienamente compatibile con la legge regionale di riforma organica del commercio.

Norme urbanistiche
Preme infine chiarire che, in merito alla disciplina urbanistica, nulla è variato per gli esercizi di vicinato: la loro compatibilità urbanistica è riconosciuta ovunque non sia espressamente vietata.
Per le medie strutture la legge regionale riconosce una compatibilità estesa a buona parte del territorio comunale, pertanto nella generalità dei casi, non si renderanno necessarie gli adeguamenti degli strumenti urbanistici.
Per le grandi strutture di vendita, invece, mancando nella maggioranza dei casi una specifica previsione urbanistica per “grandi strutture di vendita”, sarà inevitabile il ricorso allo strumento della variante.

Precisazioni sul testo
Con riferimento al testo legislativo pubblicato sul B.U.R. n. 69 del 10.08.1999 si evidenziano alcuni errori ed imprecisioni, raccomandando nel contempo di tener conto delle dovute rettifiche:
art. 4 comma 1, lett. a): anziché <CF2>“articolo 6”<CF1> leggasi <CF2>“articolo 5”<CF1>.
art. 13 comma 5, art. 23, comma 2, art. 36, comma 2, anziché <CF2>“E”<CF1> leggasi <CF2>“È”<CF1>.
Si precisa inoltre che i riferimenti all’<CF2>“articolo 7 comma 1…”<CF1> contenuti negli art. 8 comma 3, art. 10 comma 1 e 3, art. 11 comma 5, 6 e 7 lettera b), art. 12 comma 1, 2, 3 e 5 lettera c), art. 17 comma 1 lettera a) riguardano il criterio dimensionale da applicarsi a regime, mentre, per la fase di prima applicazione della legge, vige la deroga espressa contenuta nel comma 2 del citato art. 7.
Per mera comodità operativa e nello spirito di collaborazione che contraddistingue il rapporto tra Amministrazioni, si ritiene di far cosa utile riassumere brevemente gli incombenti a carico dei Comuni, nella prima fase di applicazione della disciplina regionale di riforma del commercio.

I Comuni pertanto, in fase di prima applicazione della legge
·ove intendano sospendere o inibire gli effetti della comunicazione per gli esercizi di vicinato, devono assumere il relativo provvedimento a carattere generale, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge regionale (art. 10, comma 2, L. R. 37/99);
·adottano, entro il termine di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge regionale, secondo le modalità dell’articolo 11, con uno o più provvedimenti, i criteri per il rilascio delle autorizzazioni commerciali per le medie strutture di vendita;
·provvedono entro il medesimo termine, secondo le modalità dell’articolo 11, ad assumere norme procedimentali relative alle medie strutture di vendita, ivi compreso il termine entro il quale valutare casi di priorità;
·ove ne ravvisino l’immediata necessità, al fine di dare concreta attuazione alla riforma “Bersani”, possono, entro i primi 180 giorni, adeguare i propri strumenti urbanistici in relazione alle destinazioni d’uso e agli standard a parcheggio per le aree commerciali. Comunque, in sede di formazione degli strumenti urbanistici generali o di revisione di quelli esistenti, i Comuni dovranno tenere conto delle indicazioni di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 23, 24 e 25 della L.R. 37/99.

Al fine di facilitare le comunicazioni con le altre amministrazioni e gli operatori si segnala l’attivazione del sito web:
ftp://www.regione.veneto.it/pub/dir.commercio
nel quale si potranno reperire i testi legislativi e normativi, nonché ogni altra utile notizia inerente alla riforma del settore.
Il Presidente
On. dott. Giancarlo Galan