Cinque milioni senza contratto

14/06/2004

      13 Giugno 2004

      Cinque milioni senza contratto
      Il commercio aspetta da un anno e mezzo.
      Il governo nega risorse ai dipendenti pubblici

      Felicia Masocco

      ROMA Sono 5 milioni e 200mila i lavoratori che attendono il rinnovo del contratto. Ai 3 milioni di dipendenti pubblici cui il governo ha fatto sapere che non ci sono risorse sufficienti per adeguare gli stipendi all’inflazione, si aggiungono 100mila autoferrotranvieri che il 24 giugno sciopereranno per l’intera giornata, ci sono poi i 300 mila bancari, e ancora l’esercito di addetti al commercio, servizi, terziario. Sono 1 milione e 800mila e sabato prossimo incroceranno le braccia per la terza volta da quando la vertenza si è aperta, cioè da un anno e mezzo.

      La trattativa del commercio, bloccata da ormai nove mesi, è di quelle che possono fare «giurisprudenza», possono cioè battere il terreno per i contratti che verranno. L’ostacolo più grosso che oppone i sindacati alle controparti, alla Confcommercio in particolare, è infatti la flessibilità o meglio la legge 30 che riforma il mercato del lavoro. Il settore di flessibilità ne ha a bizzeffe, nessuna categoria come il commercio ha infatti in passato introdotto diverse tipologie di contratto fino a quella – rimasta ineguagliata – di un contratto di otto ore per la sola giornata del sabato riservato agli studenti. Ma alle imprese non basta. Ora rilanciano facendosi scudo con la legge 30, ritengono debba essere applicata tout court sottraendola alla contrattazione. Per i sindacati questo significa realizzare l’individualizzazione del rapporto di lavoro e aprire un varco enorme alla precarietà in un comparto in cui davvero non manca. A ciò si aggiunga che per il quadriennio Confcommercio si dice disponibile ad aumenti che non superino i 39 euro mensili, che a detta dei sindacati bastano appena a recuperare la differenza tra l’inflazione programmata e quella reale: sarebbe cioè solo il differenziale del vecchio contratto. Per il nuovo non si darebbe un euro.


      Per questo si sciopera: per sabato Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno organizzato una manifestazione a Roma che partirà alle 9.30 da piazza Bocca della Verità. In sciopero anche gli iscritti alla Ugl.


      I sindacati dei bancari (circa 300 mila gli addetti), hanno dato il loro ultimatum alle banche rappresentate dall’Abi. Il negoziato per i rinnovo del contratto segna il passo e su di esso pesano le vicende della Cirio e quella dei bond argentini. La discussione si è arenata sulla «responsabilità sociale dell’impresa» che nelle rivendicazioni della Fisac-Cgil, della Fiba-Cisl e della Uilca-Uil deve ricomprendere anche una rimodulazione dei sistemi incentivanti, cioè di una quota non trascurabile dello stipendio, che attualmente sono nella discrezionalità delle imprese. Martedì le parti torneranno ad incontrarsi e i sindacati chiedono risposte chiare. Altrimenti decideranno «il da farsi».


      I dipendenti pubblici hanno scioperato a fine maggio e non passa giorno senza un botta e risposta tra esponenti del governo – in questo caso controparte diretta – e i sindacati. L’ultimo giovedì con il ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella. L’esecutivo insiste col dire che le retribuzioni pubbliche sono cresciute del 17% tra il 1999 e il 2003, mentre l’aumento dell’inflazione è stato del 12%. Una contabilità che i sindacati non accettano, a formare la cifra – spiegano – sarebbero anche voci «non contrattuali» come i costi per la riforma della scuola e il mantenimento delle missioni militari all’estero. I conti quindi vanno rifatti, in ogni caso di recente il vicepremier Gianfranco Fini ha detto chiaro e tondo che le richieste dei sindacati (aumenti dell’8%) sono eccessive, i soldi in Finanziaria non ci sono.


      Caldissimo, infine, il fronte del trasporto pubblico locale. Due scioperi generali sono già stati fissati, per il 6 luglio dei Cobas, per il 24 giugno da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, ma questa data potrebbe slittare dopo un’invito a differire la protesta dalla Commissione di garanzia. Si deciderà in settimana.
      Calendario a parte, la vertenza dei tranvieri si presenta con un altissimo potenziale di conflitto, si sta infatti ripetendo il copione del contratto precedente, con le aziende rappresentate dall’Asstra che giudicano gli aumenti richiesti improponibili. Diversa l’accusa dei sindacati: le imprese si sottraggono al negoziato in attesa che il governo allarghi il cordone della borsa.