Cinque milioni di firme per l’art.18

22/07/2002

Sabato 20 luglio 2002
«Siamo pronti a cambiare la data della protesta
se Cisl e Uil dovessero condividere la necessità
di una mobilitazione generale»
Parte dal nord est la campagna per l’estensione
delle garanzie a favore di chi lavora
«Pezzotta e Angeletti hanno dato carta bianca
all’esecutivo»
Cinque milioni di
firme per l’art.18
Cofferati: il patto non reggerà, il governo
non ha soldi nemmeno per le sue riforme

Giovanni Laccabò

MILANO Cinquemilioni di firme.
La grande campagna è stata aperta ieri
da Sergio Cofferati davanti ai 5mila
delegati Cgil del nordest riuniti a
Treviso, una assemblea di straordinaria
tensione ideale di lavoratori e pensionati
reduci da mesi di battaglie ed enormi
sacrifici economici, in barba all’irridente
sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi,
che in vista della campagna delle firme ha
augurato a Cofferati un ironico buon lavoro,
Ieri il leader Cgil con toni accorati ha spronato
all’ impegno d’autunno con lo sciopero
generale: «Nel Nordest inizia la grande
campagna per raccogliere cinque milioni
di firme tra i lavoratori e pensionati, i giovani
e tutti i cittadini, tutti quelli che sono stati
con noi in questi mesi».
Si raccoglieranno nel contempo le firme per
due progetti di legge di iniziativa popolare,
per estendere i diritti e per riformare gli
ammortizzatori sociali.
Ma non solo le leggi: «Faremo di tutto per
contrastare l’appro vazione della delega 848
e il disegno di legge 848 bis sulle modifiche
dell’articolo 18 e raccoglieremo anche
le firme per il referendum abrogativo».
Parole accolte dal Palaverde in piedi,
una interminabile e fibrillante standig ovation.
Ai delegati, che a migliaia hanno raggiunto
Treviso coi pullman anche da Trieste,
Udine, Gorizia – Cofferati ha spiegato che
l’accordo separato è pericoloso e che non reggerà
perché il governo non ha soldi per le sue riforme,
compresa quella fiscale.
Mentre il Dpef indica l’inflazione programmata
dell’1,4 per cento che non è credibile. Critica, questa,
che trova concordi i sindacati, anche Cisl e Uil, ma
se ciò è vero – fa sapere Guglielmo Epifani – lo si vedrà
dalla loro disponibilità alla mobilitazione.
La Cgil è pronta a cambiare la data dello sciopero generale,
se Cisl e Uil vorranno unirsi nel la lotta. Pezzotta e
Angeletti negano di avere dato via libera al Dpef
del governo, ma per ora hanno torto, risponde Epifani:
il patto scrive con evidenza che le parti prendono
atto delle indicazioni macroeconomiche del governo e
convengono sugli obiettivi di crescita esistenti.
Come si vede è un via libera al Dpef, conclude Epifani
Rispedendo ai mittenti i ritornelli più abusati: a
chi dice che la Cgil sta facendo politica, Epifani ribatte
che a fare politica sono proprio Cisl e Uil che firmando
l’accordo hanno dato carta bianca al governo per
attuare le sue politiche economiche.
Senza contare che, riferendosi al ridisegno degli
enti bilaterali, i principi contenuti nel documento
mirano in maniera evidente a far svolgere al sindacato
altre funzioni rispetto a quelle che gli sono proprie.
E allora l’unità? Secondo Epifani, sullo sfondo deve
rimanere l’intento di perseguire l’unità sindacale.
Senza annacquare le differenze, Bisogna provare a
ricostruire un rapporto unitario che è doveroso
perchè un sindacato debole e diviso indebolisce i
lavoratori, ma intanto la ferita è aperta, tanto più che Cisl
e Uil rifiutano consultazioni tra i lavoratori sui contenuti di
quanto da loro sottoscritto.
La riunione sul Dpef di lunedì con l’Ulivo potrà servire a
ritrovare posizioni unitarie: lo dice il numero due della Uil,
Adriano Musi: «Successivamente, e dopo la fase di
valutazione delle disponibilità del governo ad apportare
le correzioni che, insieme, potremo e dovremo indicare,
sarà possibile graduare le nostre risposte sulla base delle
distanze tra le nostre richieste e le riposte del governo».