Cinque milioni di firme per i diritti

25/06/2002



25.06.2002
Cinque milioni di firme per i diritti

di 
Felicia Masocco


 Due «sì» a due leggi di iniziativa popolare per estendere i diritti a tutti i lavoratori e per nuovi ammortizzatori sociali; due «no» per abrogare la delega 848 sul mercato del lavoro e la sua gemella 848-bis che contiene la modifica dell’articolo 18.
Li chiede la Cgil che non desiste, non chiude per ferie e in poco più di due mesi – fino allo sciopero generale del «primissimo» autunno – punta a raccogliere cinque milioni di firme. Contro la modifica dell’art. 18 annuncia poi il ricorso alla Consulta per gli evidenti tratti di incostituzionalità, e contro il ministro Maroni una querela che va ad aggiungersi a quella già annunciata contro il ministro Alemanno.
«Siamo alla barbarie» è il commento di Sergio Cofferati alle accuse «infondate e infamanti» lanciate dal ministro del Lavoro domenica a Pontida. Riferendosi all’intesa sul lavoro Cofferati da Siviglia aveva parlato di «patto scellerato», «bisogna fermarli» aveva aggiunto: «Proclami pericolosi» per il ministro che non esita ad associare un giudizio di merito «alle segnalazioni preoccupate ricevute dopo questa frase dalle autorità preposte alla mia sicurezza». Di «minacce» e «pallottole» Maroni aveva parlato domenica a Pontida: per le «pallottole», ricevute per posta «non mi sono impressionato molto», racconta; e le «minacce» sono quelle di Cofferati, ha spiegato il ministro.
Un’accusa gravissima. «Maroni – ha detto Cofferati- introduce elementi di barbarie nei rapporti sociali, accreditando sospetti gravissimi, vale a dire l’idea di un legame tra la nostra organizzazione sindacale e frange violente».
Un’accusa che per Cofferati «deve essere contrastata con grande fermezza e gli strumenti propri della democrazia». L’obiettivo del governo non è solo quello di isolare la Cgil, ma soprattutto quello di «sradicare il sistema delle relazioni sociali e sindacali». «Quando non hanno argomenti non trovano di meglio che infangare l’immagine di questa organizzazione».
E se proprio si vuole parlare di «intimidazioni» che dire dell’«inusitata» decisione del ministro, rivelata dall’Unità, di raccogliere i dati di chi sciopera «con la messa in moto delle forze dell’ordine»? La conclusione per la Cgil è una, «Non ci fermeranno, le nostre osservazioni di merito sono condivise da milioni di persone, non ci sentiamo soli».
E parte una nuova offensiva. Dopo la tornata degli scioperi regionali (gli ultimi l’11 luglio) il più grande sindacato sarà pronto a un nuova campagna, «un impegno straordinario» l’ha definito il segretario generale che con il successore Guglielmo Epifani ha illustrato le decisioni prese dalla segreteria di Corso d’Italia. I diritti vanno estesi «a partire dai co.co.co», dai collaboratori coordinati e continuativi fino a coloro che prestano opera nelle imprese con meno di 15 dipendenti «per garantire anche i figli i diritti dei padri»; gli ammortizzatori sociali vanno riformati in un impianto che deve essere strettamente collegato alla formazione professionale oltre quindi «i generici annunci» fin qui prodotti al tavolo governativo che discute della materia. I disegni del governo «vanno ostacolati», tutti coloro che hanno partecipato alla mega manifestazione romana del 23 marzo, i lavoratori che hanno scioperato il 16 aprile e quanti hanno appoggiato la mobilitazione di questi mesi a difesa dei diritti sono chiamati a fare la loro parte con una prima firma alle proposte di legge di iniziativa popolare, firma da ripetere quando le deleghe sul lavoro saranno approvate e sarà dunque possibile formulare i quesiti per i referendum abrogativi.
Quanto all’articolo 18 cancellato per l’ipotesi cosiddetta «di soglia», la Cgil farà ricorso alla Corte Costituzionale: i dubbi che la norma costituzionale non sia ci sono tutti, spazzando via il diritto di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa in quelle imprese che assumendo superano i 15 dipendenti «si introduce una differenziazione tra lavoratori appartenenti a un’impresa e quelli appartenenti ad un’altra, e si scatena una competizione tra le imprese su una materia delicata come quella dei diritti».
Oggi intanto riprende la trattativa sul Sud e l’emersione. Tavolo al quale la Cgil ha ribadito di voler partecipare (così come sarà all’incontro del 2 luglio sul Dpef): «Questo – ha detto Cofferati – a conferma della serietà con cui la Cgil affronta questa difficile fase e per non dare pretesti a nessuno».