Cinquantamila cuori a De Ferrari “Ora basta, riprendiamoci la dignità”

14/02/2011



E´ GENOva che grida il suo nome con trentamila, forse cinquantamila, voci dopo aver taciuto per un minuto in nome di morti nella rivolta in Egitto, dove la gente un raìs l´ha scacciato, e qui chiede che un premier che non sa cosa sia il rispetto per le donne e i diritti, se ne vada. Sono le donne e gli uomini che, mentre le organizzatrici lanciano numeri e soddisfazione dal palco inzuppato di pioggia, riempiono Caricamento, via San Lorenzo e De Ferrari, e tutti non ci stanno, in nome di quel "Se non ora quando" che li ha portati tutti insieme, per una manifestazione diversa da tutte le altre. Genova c´è, risponde come sa rispondere, quando in gioco ci sono le sfide più grandi. «Alla prossima, certo, perché le cose belle non possono finire, perché questo è solo l´inizio», osserva Sergio Cofferati, ex segretario Cgil ed europarlamentare pd, uno dei pochi uomini che parlano dal palco. Sì, sono le donne la maggioranza, sono le donne che vanno ringraziate, sono le voci delle donne quelle che prendono bordate di applausi: nel nome di parole che partono sempre con una "d", come dignità, diritti, e ovviamente dimissioni, quelle di Berlusconi. «Mandiamolo a casa, è un fatto personale!», urla, sollevando un´ovazione di «dimissioni, dimissioni», Manuela Arata presidente del Festival della Scienza. «Rivediamoci qui per uno sciopero generale che porti questo governo ad andarsene», è il grido di Norma Bertullacelli a nome dei pacifisti genovesi. E se Roberta Pinotti, senatrice pd, legge le parole con cui da Facebook le è giunta la spinta di Federica Storace "una donna normale", come si definisce, a fare qualcosa per il rispetto delle donne, lettera che ha portato ad interrogarsi su una mobilitazione che ora è questa piazza e tante altre in Italia, poche volte Fernanda Contri, vicepresidente emerito della Corte costituzionale, è parsa così commossa nel parlare di una Costituzione che sente «sua», e «che tutti noi dobbiamo difendere, nel momento in cui ci chiede di fare ogni cosa perché vengano garantiti i diritti di pari rappresentanza e si rimuovano gli ostacoli a consentirlo». Perché, spiega, è il tesoro della dignità che non si può perdere, quello che viene dal Risorgimento, la Resistenza, la Costituzione.
E´ lei a parlare per prima, facendo appello ai giovani che ci sono ma che sono un po´ minoranza, in mezzo a tante convintissime teste un po´ più grigie. La promessa di sole pian piano si trasforma in pioggia, ma Michela Tassistro, Laura Sicignano e Carla Peirolero si danno il cambio nel leggere testimonianze – comprese alcune frasi di Rita Levi Montalcini, che al telefono fa arrivare la sua convinta adesione – e nel dare la parola a chi interviene. Intanto, gli Gnu Quartet galvanizzano con una "Volta le carta" di De André che invita, appunto, a voltare pagina. Sciarpe bianche e "d" come dignità, anche sul petto dei maschi, e lo ribadisce un uomo di teatro come Pippo Delbono. «Sembra assurdo, ma in Europa ci tendiamo conto che persino in paesi lontani come la Lituania o Haiti sanno tutto sugli scandali italiani, è inaccettabile», dice Francesca Balzani, europarlamentare pd. Si vedono anche il deputato pd Mario Tillo, assessori dei vari enti e dei due sessi – Briano, Montaldo, Papi, Dagnino, Bertolotto – tanti sindacalisti, ma soprattutto donne, nonne, madri, figlie e tutti i loro compagni che vogliono dire basta. Sì, è una manifestazione diversa da tutte le altre, perché non ci sono bandiere, ma l´idea resta la stessa per tutti: basta sfruttamento, basta con «le labbra a canotto e le tette rifatte», come modello di donne. C´è anche chi grida "In galera, in galera" e quando tutto finisce comunque non vuole andar via, si continua a parlare, a lanciare idee e a dire "è solo l´inizio, rivediamoci". Sicuramente una data certa è quella dell´8 marzo: per riempire di nuovo la piazza parlando di rispetto e dignità delle donne. E di dimissioni di un governo che tutto questo l´ha dimenticato.