«Cimici» per spiare gli operai al megamarket

02/03/2006
    gioved� 2 marzo 2006

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    �Cimici� per spiare gli operai: poliziotti al megamarket

      Dopo la denuncia della Filcams perquisitii magazzini della �Metro� vicino Milano

        di Giampiero Rossi
        inviato a Rimini

          UN MINUSCOLO marchingegno elettronico cucito negli abiti da lavoro di alcuni lavoratori. Cos�, a quanto pare, qualcuno alla Metro ha pensato di poter controllare meglio i propri dipendenti. La multinazionale tedesca del cash and carry nega; ma ieri mattina all’alba � scattato il blitz della polizia che ha ispezionato due magazzini, a Cinisello Balsamo e a San Donato, alle porte di Milano. Un’operazione che fa seguito alla denuncia della Filcams Cgil della Lombardia (e de l’Unit�) che sospetta da mesi che la Metro utilizzi metodi poco ortodossi per tenere d’occhio i propri punti vendita e, ancora peggio, chi vi lavora.

            Tutto nasce dal racconto di un ex dipendente della multinazionale che in Italia conta circa 4.500 addetti suddivisi in 52 punti vendita. Il giovane si presenta negli uffici del sindacato e spiega di aver svolto per anni una funzione a dir poco �particolare�. Assunto con successivi contratti a termine, infatti, riceveva compensi in nero anche da una societ� specializzata in investigazioni private. Guadagni �extra� subordinati a un servizio molto preciso: informazioni sui comportamenti dei colleghi. Addirittura esisteva un tariffario: 500 euro per ogni notizie ritenuta interessante, che raddoppiavano se l’oggetto della soffiata era un delegato sindacale. Da parte dell’azienda ci sarebbe stata la promessa di trasformare il suo contratto a termine in assunzione a tempo indeterminato, ma quando invece – a sorpresa – il capo del personale di Metro gli comunica che il suo rapporto di lavoro � chiuso, il giovane decide di presentarsi alla Filcams.

              Quando i sindacalisti chiedono chiarimenti alla dirigenza aziendale non ricevono la secca smentita di prammatica in questi casi imbarazzanti. No, Metro ammette implicitamente di aver fatto ricorso a un sistema �originale� di sorveglianza, ma sostiene che era mirato soltanto ad arginare il fenomeno dei sempre pi� frequenti furti nei propri magazzini. Una spiegazione che comunque non dissuade il segretario generale della Filcams Cgil lombarda a passare alle vie legali. Anche perch� a un certo punto saltano fuori – su segnalazione dello stesso infiltrato �pentito� – minuscoli apparecchi elettronici inseriti, senza che nessuno ne sapesse niente, nei bottoni delle divise da lavoro dei dipendenti Metro. Una perizia su quelle �cimici� eseguita su disposizione della procura di Milano stabilisce che si tratta di strumenti in grado di indicare qualsiasi spostamento di chi li porta addosso. Perch�, dunque, sono stati installati sugli indumenti dei lavoratori? Per spiarli anche elettronicamente?
              L’azienda, che ieri ha accettato di incontrare i delegati sindacali, a questo punto nega pi� energicamente qualsiasi ipotesi di spionaggio. Ma a questo punto, anche sulla base di quanto risulter� dalle ispezioni di polizia giudiziaria di ieri mattina, sar� la magistratura a offrire una ricostruzione di quanto � avvenuto in quei magazzini. E parallelamente avanza la causa civile intentata dalla Filcams nei confronti di Metro. Ma Losio solleva interrogativi inquietanti: �Abbiamo forse individuato un modo illegale per sorvegliare i dipendenti, ma quanti altri ne vengono utilizzati in quell’azienda o in altre? Anche perch� – conclude – quella societ� di investigazioni � sul mercato e verosimilmente offre i suoi servizi anche ad altri clienti…�