CIGS: Misura dell’integrazione salariale

L’integrazione salariale lorda, corrisposta al lavoratore è dovuta nella misura dell’80% della retribuzione globale e non può superare un limite massimale, il cui importo viene aggiornato annualmente, con effetto dal 1º gennaio di ciascun anno, nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT (art. 1, comma 27, L. n. 247/2007; INPS circ. n. 12/2014), a seconda della retribuzione di riferimento.
L’integrazione spetta per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore 0 e il limite dell’orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali (art. 2 L. n. 164 del 20 maggio 1975).
Nel caso in cui la riduzione dell’orario di lavoro, sia effettuata con ripartizione dell’orario su periodi ultrasettimanali predeterminati, l’integrazione è corrisposta sulla base della durata media settimanale (art. 2 D.lgs. 788 del 9 novembre 1945).
L’integrazione non è dovuta ai dipendenti che lavorano ad orario ridotto per le festività non retribuite e per le assenze che non comportino retribuzione. Così come non viene corrisposta ai lavoratori che, nei giorni di non lavoro, si dedichino al altre attività retribuite (art. 3 L.788 del 9 novembre 1945).

Gli importi dell’integrazione salariale e di conseguenza anche il massimale, devono essere rapportati alle ore di integrazione autorizzate e decurtate del 5,84% (aliquota contributiva prevista per gli apprendisti – Art. 26 L. 41 del 28 febbraio 1986). I ratei di mensilità aggiuntive (13 a, 14 a, premi di produzione), che abbiano i requisiti della continuità ed obbligatorietà sono integrabili, ovvero posti a carico dell’INPS, ma sempre nei limiti dell’applicazione del massimale. E’ stato infatti chiarito che, nel corso di un anno solare (si torna indietro di 365 gg. dall’inizio della CIGS), il trattamento di integrazione salariale compete per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive (art. 44 c. 6, L. 326/03, Cassazione 6459/04). Ne deriva che le quote di tale retribuzione indiretta, maturate nel mese, sono da comprendersi nell’importo cui rapportare il trattamento di integrazione salariale che è comunque soggetto ai massimali e quindi in concreto sono raramente rimborsabili dall’INPS.

Vai alla guida sulla CIGS