CIGS: Crisi aziendale per cessazione attivita’

Durata: 12 mesi consecutivi. Può essere prorogata, sulla base di specifici accordi in sede governativa, per un periodo fino a 12 mesi nel caso di programmi che comprendano formazione ove necessaria, finalizzati alla ricollocazione dei lavoratori. La concessione della proroga è subordinata: all’accertamento da parte del Ministero nei primi 12 mesi di CIGS, di un concreto avvio del piano di gestione degli esuberi; alla realizzazione di politiche attive attraverso percorsi formativi che puntino a ricollocare i lavoratori (Circ. Min: Lav: n. 42 del 28 ottobre 2004; Nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008).

La cessazione dell’attività dell’impresa è disciplinata dall’art. 2, D.M. 18 dicembre 2002 e viene concesso a condizione che:

a)la cessazione d’attività può riguardare l’impresa nel suo complesso, ma anche un settore, uno o più stabilimenti. Il Ministero ha precisato che la cessazione d’attività non è riferita esclusivamente all’attività di una unità produttiva, ma a quelle parti di attività che possono essere singolarmente e autonomamente individuate, pur all’interno di una unità produttiva. In questo caso, è necessario prendere in considerazione la parte dell’impresa che cessa l’attività, qualora la medesima presenti una autonomia tale da garantire che la cessazione non influisca sulle altre attività dell’unità produttiva. Il Ministero richiama la nozione di REPARTO (Cass. N. 20012 del 17/10/2005), ai fini della configurabilità del trasferimento di ramo d’azienda, individuato quale – entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica. Al reparto inteso in tale senso, può quindi ritenersi applicabile la normativa in materia di CIGS per cessazione d’attività e dei relativi limiti temporali (nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008);

b)l’impresa deve presentare un piano di gestione finalizzato a ridurre il ricorso alla procedura di mobilità, a meno che tale ricorso non rivesta, durante il periodo di CIGS (ovvero nei 12 mesi successivi al termine della CIGS) uno strumento di ricollocazione, anche parziale del personale. Questo è un punto di estrema importanza poiché, il piano in questo caso, deve ipotizzare i vari strumenti (ricollocazione, pensionamenti, riconversione professionale, mobilità finalizzata alla ricollocazione in nuove realtà, ecc.) indicando il numero dei lavoratori interessati.
Le imprese che intendono avvalersi della CIGS fino a 24 mesi devono presentare, in sede di consultazione sindacale, eventualmente d’intesa con gli Enti locali, un piano biennale che preveda in modo puntuale ed esaustivo gli interventi da adottare nel corso del periodo di riferimento per la gestione delle suddette eccedenze (ML circ. n. 20/2013).
La proroga CIGS, essendo concessa unicamente ai fini del completamento del piano di gestione delle eccedenze occupazionali, è condizionata ad una verifica ministeriale dalla quale emerga che, nei primi 12 mesi, sia stato avviato dall’impresa concretamente tale piano rimodulato al periodo di integrazione salariale autorizzato (ML circc. n. 42/2004; n. 20/2013).
L’art. 1, comma 405, L. n. 228/2012 (legge di stabilità 2013) e l’art. 1, comma 183, L. n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) hanno previsto il rifinanziamento, rispettivamente per l’anno 2013 e per l’anno 2014, delle proroghe a 24 mesi dei trattamenti CIGS di cui all’art. 19, comma 15, D.L. n. 185/2008

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