Cig e stipendi arretrati caos a Città della Scienza

19/03/2013

Cassa integrazione a rotazione e subito i fondi attesi da anni a Città della Scienza. Sono le richieste formulate dai lavoratori della Fondazione Idis, protagonisti di una assemblea-fiume ieri mattina nella sala Saffo di via Coroglio. Questioni vecchie e nuove si saldano attorno ai manufatti divorati dal fuoco: «Viviamo un doppio stato di disagio, a causa della crisi già attraversata dalla Fondazione e dell`incendio doloso che ha bloccato parte delle attività, rendendo necessario il ricorso agli ammortizzatori sociali, dall` 1 1 marzo, con una previsione di sei mesi». Così Franca Gentile, componente della rsa, riepiloga le difficoltà affrontate in questi anni e aggravate dal rogo che fra il 4 e il 5 marzo ha distrutto i capannoni sul mare, bloccando parte delle attività. Adesso sono in Cig 27 dipendenti di Città della Scienza su 68, di cui 21 a zero ore. Dice Maria Vitolo, segretaria regionale della Filcams Cgil: «Ai vertici della Fondazione chiediamo di far lavorare tutti a rotazione per ragioni di equità sui salari e perché è prioritario far partecipare tutti alla ricostruzione di Città della Scienza e alla ripresa delle attività». Altra questione sono gli stipendi arretrati e le difficoltà finanziarie attraversate in questi anni dalla Fondazione. «Per effetto dei ritardi nei pagamenti dell`amministrazione pubblica, ad esempio, il Miur deve versare ancora il contributo del 2008. I fondi vanno sbloccati su- bito, e prescindono dai nuovi finanziamenti stanziati per far rinascere la struttura» interviene Alfonso Fraia che, come gli altri dipendenti, avanza 11 mensilità.
I disagi pesano. «Questa situazione di sofferenza dice Gentile – si è acuita sempre più dal 2010», anno in cui la Regione, tra l`altro, non ha stanziato il contributo per le attività della Fondazione poi rintrodotto e nell`ultimo bilancio di 2 milioni). «Ma il vero annus horribilis – ricorda Maria Vitolo – è stato il 2012, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo dalle banche. Per dare un segnale forte, in una fase in cui si parlava anche di esuberi e tagli al personale della Fondazione, tutti i lavoratori, a febbraio 2012, hanno sottoscritto un accordo che ha portato a una riduzione del 10% delle indennità accessorie sul salario, con un risparmio sulle spese per il personale che alla Fondazione ha consentito di chiuduere il bilancio non in perdita». Decisivo, dunque, il contributo dei dipendenti di Città della Scienza che ricordano come, sin da11987, hanno partecipato, a creare un modello di divulgazione scientifica integrato con il territorio. «Un modello che non può sostenersi solo con i soldi incassati alla biglietteria, come tutte le attività museali. Investire su scienza e cultura è una scelta» dice Fraia che, quanto all`opportunità di optare per una gestione di tipo privatistico, taglia corto: «La gestione pubblica qui si è già avuta e non è stata un`esperienza positiva». Ricorda Vitolo: «Nel 2005 quasi tutto il personale Idis, almeno un centinaio di dipendenti, fu assorbito dalla Regione con "Città della Scienza spa"». In 68 sono infatti tornati a lavorare nella Fondazione, «mentre 61 dipendenti Idis più altri lavoratori assunti nel corso degli anni – precisa Silvana Ingarao, della rsa – sono rimasti nella società della Regione, oggi denominata Campania e Innovazione». E il fitto di ramo d`azienda scade il 31 dicembre: «La Filcams – conclude Vitolo – da tempo sollecita un incontro istituzionale alla Regione, con tutte le parti sociali, sulla continuità lavorativa del personale Idis che, dopo otto anni, non può di certo ritornare alla Fondazione».
Novità sul fronte delle indagini. Sarebbero state infatti appiccate in molti punti, e non solo in quattro come si credeva fino a pochi giorni fa, le fiamme che nelle scorse settimane hanno distrutto Città della Scienza come è emerso dalle analisi che esperti della scientifica hanno compiuto su campioni prelevati nella struttura. A questo punto, dunque, gli inquirenti ipotizzano che sia entrato in azione un gruppo di persone e non un singolo.