Cig e sostegno ai redditi: il welfare entra negli studi

27/09/2010

«I liberi professionisti? Sempre meno élite e sempre più un popolo variegato di partite Iva, che ha dimostrato di non essere immune alla crisi». Romeo La Pietra è il responsabile del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Un osservatorio privilegiato che gli consente di tastare il polso a uno dei settori più colpiti dalla recessione, con un calo del fatturato del 2,7% tra il 2008 e il 2009 e una riduzione del reddito medio del 2,1%. Più di loro i notai, che hanno registrato un calo dell’onorario medio del 17,3%. La crisi è entrata negli studi professionali, ha ridimensionato il giro d’affari e rotto un tabù: si percepisce forte il bisogno di un ombrello per ripararsi dalle intemperie dell’economia reale. L’esigenza di un nuovo welfare diventa imperativa. Così le Casse di previdenza e assistenza di categoria mettono in campo misure di sostegno, mentre a livello nazionale il cantiere è aperto per costruire i primi tasselli di una maggiore tutela delle professioni regolamentate.
Il debutto della Cig
La prima conquista è arrivata lo scorso anno: dal 2009 i dipendenti degli studi (personale amministrativo, segretarie, collaboratori) possono ottenere la cassa integrazione in deroga. Una misura resa possibile dal decreto anticrisi (Dl 185/2008 convertito con legge 2/2009) e valida fino al 31 dicembre di quest’anno. Secondo un’elaborazione di Confprofessioni su dati Inps aggiornati a metà settembre, su circa un milione di dipendenti stimati, sono 5.547 quelli che ne hanno beneficiato finora. Di essi ben il 24% lavora negli studi di architetti, ingegneri e geometri. Seguono, ma a distanza, i dipendenti degli studi commerciali e tributari (5%) e quelli degli studi notarili (3,7%). «L’estensione degli ammortizzatori sociali al mondo delle libere professioni è stata un grande risultato e i professionisti stanno iniziando ad accorgersi dello strumento a loro disposizione» , sottolinea il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. E dal gennaio 2009 anche gli studi hanno il loro ente bilaterale, E.bi.pro, che nel marzo scorso ha dato il via libera alla costituzione di un fondo a sostegno dei lavoratori in stato di crisi. Una prima tranche di 500mila euro è già stata stanziata ed è in fase di definizione il regolamento per potervi accedere.

«La prossima sfida – annuncia Stella – sarà l’estensione dei benefici del welfare ai soggetti "scoperti"». Un esercito di "invisibili": «Sono i professionisti del futuro – dice Stella – senza tutele e con poche regole: giovani con partita Iva iscritti all’Ordine che hanno instaurato un rapporto predominante, se non esclusivo, con un solo datore di lavoro, Co.co.pro non ancora abilitati a svolgere l’attività, categorie del lavoro autonomo che versano i contributi previdenziali all’Inps e praticanti».
Fronte comune
Al di là del personale degli studi, l’esigenza di un nuovo welfare per i liberi professionisti trova un’unità d’intenti tra Ordini e Casse. «Nell’epoca del lavoro discontinuo, dell’abbassamento delle retribuzioni medie – sottolinea Andrea Camporese, presidente dell’Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati) – la tutela del welfare per il lavoro non dipendente deve crescere ed essere strutturata. Il tema è ineludibile e intendiamo affrontarlo». È d’accordo Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario professioni): «I tempi – dice – sono maturi per una riforma sostanziale delle professioni, compreso un nuovo modello di welfare professionale. Perché la crisi, dovuta anche a un ritardo di pagamenti delle fatture sia da parte delle imprese che della pubblica amministrazione, sta influendo in modo pesante sui fatturati». Tanto che tra le proposte del Cup figura la compensazione e cessione alla pubblica amministrazione, in caso di non assolvimento del pagamento entro sei mesi, dei crediti certificati. La partita si gioca anche sul fronte degli incentivi: «È indispensabile – afferma Calderone – che vengano estesi anche ai professionisti i benefici già riconosciuti alle piccole e medie imprese».
In attesa di novità dal cantiere aperto, i singoli enti di previdenza affiancano alla tradizionale "missione" anche interventi di tipo sociale (si vedano le schede a fianco). Non a pioggia, chiariscono, ma destinati solo a chi rispetta determinati requisiti. Il focus è soprattutto sui giovani che si affacciano alla professione, con sconti sui contributi, prestiti a tasso agevolato per l’avvio dell’attività o borse di studio al merito. L’attenzione va anche a interventi a sostegno della maternità o a misure anti-crisi. Accanto a soluzioni già sperimentate, il dibattito è in corso sull’individuazione di nuovi strumenti. Il trentesimo Congresso forense che si terrà a Genova dal 25 al 27 novembre dedicherà una sessione ad hoc sugli effetti della crisi. In vista dell’appuntamento la Cassa forense studia nuove proposte di intervento sul fronte dell’assistenza. Lavori in corso anche tra i giovani commercialisti, che preparano una proposta per assicurare ai neo iscritti un "gruzzolo" più consistente ai fini della pensione. «Una sorta di prestito – spiega il presidente dell’Ungdc, Luigi Carunchio – da restituire a rate per poter innalzare il livello di contributi».