Cig, a rischio mezzo milione di famiglie. Camusso: «vanno trovate risorse prima di giugno»

15/04/2013

Mezzo milione di lavoratori potrebbero restare senza cassa integrazione. � l’ennesimo allarme lanciato da Susanna Camusso sugli ammortizzatori in deroga. In alcune Regioni i fondi sono gi� finiti, e non � affatto detto che il sistema �regga� fino a giugno, come sostiene la ministra del Lavoro Elsa Fornero. I numeri restano ballerini, ma una cosa � certa: vanno cercate altre risorse subito. �La domanda di cig si sta moltiplicando: oggi c’� un’accelerazione rispetto alla fine del 2012 – dichiara Camusso a Sky Tg 24 – avevamo detto al governo di non ridurre la dotazione per la cassa in deroga�. Il rischio tratteggiato dalla leader della Cgil � ormai al primo punto dell’agenda, indicato chiaramente nel documento dei saggi convocati da Giorgio Napolitano e rilanciato di continuo dal mondo sindacale. Tanto che le tre sigle confederali Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato una manifestazione unitaria davanti a Montecitorio per domani, per chiedere un intervento immediato da segnalare nell’ambito dell’esame del Def (documento di economia e finanza). Gi� da oggi, comunque, in Parlamento si potrebbe sapere qualcosa di pi� dall’audizione del Ragioniere dello Stato Mario Canzio sul decreto dei debiti commerciali della Pa. I parlamentari sono determinati a chiedere conto all’alto funzionario delle possibili fonti di finanziamento per queste spese �impreviste � (in realt� prevedibilissime). Domani sar� la volta di Vittorio Grilli, il quale recentemente � tornato a rassicurare sui conti in pareggio. Va da s� che il pareggio ci pu� anche stare, ma magari proprio perch� non si pagano i cassintegrati. Sarebbe una beffa. Difatti Camusso mette in guardia contro gli effetti recessivi che questi �tagli� portano con s�. Non si tratta solo di difendere il reddito di migliaia di famiglie, che pure stanno pagando un prezzo carissimo alla crisi. Ma in ballo c’� anche l’andamento dell’economia, che rischia l’avvitamento, meno spese, meno domanda interna, meno consumi e alla fine pi� recessione. Per questo la leader Cgil insiste: �Il Paese non ha bisogno di annunci ma di alcune cose concrete. Le due parole d’ordine sono lavoro e fisco�. Le somme necessarie per evitare questa spirale mortale non sono certo poche. �La cifra da stanziare � molto rilevante perch� deve coprire il residuo fabbisogno di 200 milioni di euro per il 2012 e perch� manca all’appello 1 miliardo e mezzo per arrivare alla fine del 2013 – fa sapere Cesare Damiano, che solidarizza con la manifestazione dei sindacati – Questi dati si basano sui calcoli effettuati dal coordinamento delle Regioni che stima per quest’anno un aumento prudenziale del 25% nella richiesta della cassa integrazione in deroga. Non ci sono pi� prove d’appello perch� la casa brucia�. Naturalmente sui numeri occorrer� un confronto con le parti sociali. �Ancora non abbiamo preso decisioni – spiega Pier Paolo Baretta, deputato Pd – perch� non abbiamo un provvedimento ad hoc in cui inserire le misure. In ogni caso questa questione sar� la prima grana che il prossimo governo dovr� affrontare�. Intanto in Senato il Pd ha presentato una mozione firmata da Luigi Zanda e da 52 senatori, tra cui Fedeli, Ghedini, Pinotti, Lepri, Finocchiaro che chiede di �valutare l’opportunit� di adottare tutte le iniziative a disposizione – si legge nel testo – al fine di assicurare la copertura finanziaria dell’effettivo fabbisogno complessivo per il 2013 degli ammortizzatori sociali in deroga, fino a raggiungere almeno la disponibilit� di 2,750 miliardi di euro�.

LA MANOVRA La cig in deroga comunque non � certo l’unica grana del prossimo governo, visto che i tecnici lasciano in eredit� una stretta fiscale senza precedenti e alcune voci ancora da coprire. Bisogna rifinanziare le missioni all’estero, i contratti di servizio di Ferrovie e Poste (circa 500 milioni), la cig per almeno un miliardo quest’anno, e poi reperire quasi 5 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva (3,5 miliardi) e l’aumento Tares (un miliardo). Pi� si aspetta, pi� la situazione si complica, perch� fare una manovra su pochi mesi � difficile. Intanto nelle aule parlamentari si lavora alle modifiche del decreto sui crediti delle imprese con la Pa. Ci si muove verso una semplificazione delle procedure, che molte associazioni imprenditoriali hanno preso di mira, denunciando la sostanziale impossibilit� di accedere alla liquidit� prima di settembre. Inoltre si pensa a un rafforzamento delle compensazioni previste tra crediti commerciali e debiti fiscali, anche se su questo punto c’� una forte resistenza della Ragioneria, che teme un crollo inatteso delle entrate. L’altro canale che si intende aprire riguarda un coinvolgimento maggiore della Cassa depositi e prestiti, vista la sua solida dotazione finanziaria. Sembrerebbe tramontata invece l’ipotesi di ampliare i parametri del Patto di stabilit� interno, come chiesto dagli enti locali. �I tempi che ci sono stati assegnati – ha dichiarato ieri il relatore Giovanni Legnini (Pd) al Sole24ore – difficilmente possono consentire di ampliare i contenuti del decreto�. Il Parlamento � comunque intenzionato a dare al decreto un percorso accelerato, vista l’emergenza in corso. Il testo � atteso in aula alla Camera il 29 aprile. I tempi si ridurranno molto se Pd e Pdl riusciranno a condividere modifiche concordate.