Cibo e consumi, la qualità è diventata un optional

22/08/2013

La crisi svuota il carrello della spesa. Gli italiani non solo comprano meno, macontinuano a tagliare sugli alimentari, dicendosi sempre più disposti a cercare offerte speciali e a sacrificare la qualità pur di spendere meno. L’indicazione arriva dai dati semestrali rilevati da Coop Italia nei super e ipermercati della grande distribuzione. La flessione degli acquisti di alimentari è di circa il 2% rispetto alla prima metà del 2012. Scendono in particolare le bevande (-5%), i surgelati (-2,8%), e i cibi preconfezionati (-1,5%). Crollano anche frutta e verdura (-3,3%) e carne (-2,2%, con i tagli più pregiati di bovino che soffrono più delle «normali» bistecche o del pollo, mentre è in crescita il pesce (+2%), che però aveva subito forti perdite nell’anno precedente.
OLTRE ILTAGLIODELSUPERFLUO
«Siamo ormai ben oltre alla rinuncia del “superfluo” – commenta MauraLatini, il direttore generale di Coop Italia, che conta circa 1.400 punti vendita in tutto il Paese – le modifiche ai consumi di questi ultimi due anni stanno diventando strutturali». Ma c’è di più: il «barometro» utilizzato dal colosso cooperativo emiliano per intercettare le propensioni dei consumatori segna un calo del 10% nei gruppi che mettono al primo posto la difesa della qualità di ciò che portano in tavola (dal 74% al 64%). Segnali che arrivano in particolare dai clienti che hanno una capacità d’acquisto medio- bassa, ma che finisco per toccare anche il cosiddetto ceto medio. «È la prima volta che registriamo tendenze di questo tipo – aggiunge Latini – per questo abbiamo lanciato una campagna di controlli in difesa dei prodotti italiani di qualità, soprattutto di quelli, come olio, latte, vino, mozzarelle di bufala, conserva di pomodoro, che possono subire più facilmente contraffazioni».
Tornando sui consumi ancora più in dettaglio, infatti, vino e olio di oliva – non è un caso, si tratta di prodotti piuttosto costosi – crollano del 10% circa, così come le merendine (-4,2%) e i piatti pronti surgelati (-2,5%). Una mutazione che non è impossibile legale anche alla mancanza di occupazione: avendo perso il posto di lavoro stando in cassa integrazione, diventa più facile – e decisamente più conveniente – realizzare a casa propria pranzi e cene. I dati di Coop Italia, infatti, vedono tutte in crescita le principali «materie prime» come miele (+7,2%), preparati per dolci (+4,9%), farina (+2,1), pasta di semola (+0,7%) e uova (+0,4%).Tengono biscotti (+3,1%), pasticceria industriale (+2,4%) thè e tisane (+1%). Balzo in avanti – piuttosto in controtendenza, a dire il vero – dei prodotti salutistici (parliamo di preparati dietetici, erboristici, vitaminici), con un +7,5%.Unsettore a cui, evidentemente, l’italiano medio non si sente ancora di rinunciare.
SPOSTAMENTIOCULATI
Si affinano progressivamente, poi, le strategie del consumatore. In particolare la caccia allo sconto: tra il 40% e il 50% di molti carrelli (il 53% secondo l’Istat) è ormai riempito con prodotti in offerta, inoltre ci si sposta con più oculatezza (per utilizzare meno benzina possibile), e si acquista spesso lo stretto necessario. «L’autocontrollo del cliente è ormai strutturale», osserva ancora Latini, che rimarca come gli ipermercati – in gergo le “grandi superfici” – di fatto tengano: il negozio di prossimità sarà anche più vicino, ma per fare una spesa più corposa, che duri tutta la settimana, l’investimento sulla benzina pare ancora essere considerato conveniente. Selezione, corsa allo sconto e sacrifici. Il bilancio famigliare – sottolineano i recentissimi dati di Confindustria – diventa oggetto di una vera e propria
spending review dei nuclei italiani: la spesa media annua nel 2012 è scesa a 26.100 euro, con un taglio di 3.660 euro rispetto al 2007. In cinque anni, quindi, è sparito in media un mese e mezzo di consumi. A pagare di più questa crisi, le famiglie del Meridione. Ma anche le coppie over 35 senza figli – che pure fino a qualche anno fa erano quelle che «trainavano» di fatto il superfluo, o comunque i prodotti meno essenziali – frenano, e tagliano anche sulle spese mediche. E i prezzi come si sono modificati? Il costo del carrello standard è rimasto sostanzialmente stabile (-0,2%) e l’inflazione, a luglio, ha subito una brusca frenata: +1,1% rispetto al +3,2% di un anno fa (dati Istat di maggio).Acrollare – ribadisce infine Coldiretti – sono soprattutto i prezzi di frutta e verdura, in flessione, rispettivamente del -7,2% e del -6,7% a luglio 2013 (confronto con il 2012).