Cibi avariati: otto arresti alla coop di CL

10/04/2003


  Interni




10.04.2003
Cibi avariati: otto arresti alla coop di CL

Vittorio Locatelli


 «Se ’sta carne la diamo ai leoni dello Zoosafari, li uccidiamo» si dice in un colloquio tra due indagati, che parlano di una partita di carne «putrefatta» destinata ai degenti del Policlinico di Bari. Questa è una delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Bari che ha portato all’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e due ordinanze di interdizione dall’attività d’impresa. Le accuse sono di truffa aggravata, frode e somministrazione di sostanze alimentari in modo pericoloso per la salute pubblica. L’indagine ha colpito i vertici locali e romani della società cooperativa «La Cascina» di Roma, una delle più grandi imprese nel settore delle mense universitarie e scolastiche. Un’inchiesta che rischia di mettere in serio imbarazzo anche Comunione e Liberazione: l’impresa infatti fa capo alle numerose attività del movimento.

Le otto ordinanze di custodia riguardano cinque dirigenti baresi della cooperativa e tre fornitori. L’interdizione riguarda invece due dirigenti nazionali della «Cascina», accusati di aver sottoscritto autocertificazioni false. Complessivamente risultano indagate 31 persone e gli inquirenti hanno specificato che non sono coinvolti pubblici funzionari. Su nove appalti aggiudicati a La Cascina otto sono risultati irregolari. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe de Benedictis, che ha firmato le ordinanze, ha disposto anche il sequestro di tre imprese del barese che fornivano prodotti alimentari anche scaduti e avariati alla cooperativa.

L’inchiesta sull’attività della «Cascina», condotta dai pubblici ministeri baresi Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro, riguarda sia presunte irregolarità nell’aggiudicazione di appalti per la fornitura e la somministrazione di pasti (in ospedali, scuole materne e elementari e mense universitarie a Bari, in varie località della Puglia e nel Potentino) sia la scadente qualità dei cibi serviti. Le indagini sono state condotte dalla sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura di Bari, dai carabinieri del Nas e dal Nucleo pugliese di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Ai destinatari dei pasti (bambini delle scuole materne ed elementari, degenti di ospedali, studenti universitari e militari di leva) sarebbero stati somministrati anche alimenti scaduti e avariati.

I pm Rossi e Nicastro avrebbero riscontrato numerose irregolarità nell’aggiudicazione degli appalti. Gare a cui la società non avrebbe neppure potuto partecipare perché non in regola con il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali dei lavoratori, con il pagamento delle imposte e delle tasse. Numerosi gli appalti, del valore di svariate decine di milioni di euro, che la società si è aggiudicata truffando, per i pm, le amministrazioni pubbliche e poiché la cooperativa si aggiudicava gli appalti a livello locale anche con il meccanismo dell’associazione temporanea d’impresa, per gli inquirenti «emerge un quadro assai allarmante a livello nazionale» e per questo, ha detto il pm Nicastro, saranno informate «le procure territorialmente competenti».

Le attività de «La Cascina» non si fermano alle forniture per le mense. Nel sito internet della società si vantano ogni anno 40 milioni di pasti forniti in 800 tra mense, ristoranti, pizzerie e bar in Italia e nel mondo. Nel settembre 2002 la cooperativa si è aggiudicata la gestione della buvette del Senato e a Roma gestisce anche le mense di tre università. La cascina ha poi un giro d’affari nei buoni pasto e gestisce sei villaggi turistici in Italia, a Cuba e in Tunisia. Il fatturato nel 2001 è stato di oltre 300 milioni di euro.

La reazione della cooperativa all’inchiesta si legge in un comunicato in cui i responsabili dell’azienda sostengono che la Cascina «gestisce mense pubbliche in tutta Italia, e in anni di gestione è sempre risultata in grado di garantire qualità e ottimo servizio soddisfacendo le esigenze delle amministrazioni pubbliche e private più diverse». Nel comunicato si aggiunge che la cooperativa «è stata una delle prime aziende italiane del settore ristorazione a dotarsi di un sistema di controllo della qualità interno che le permette di monitorare capillarmente la qualità dei prodotti e dei pasti serviti». Sull’inchiesta la nota dice che «la Cooperativa sta fornendo tutta la propria disponibilità alle autorità competenti, in linea con la sua tradizione di trasparenza».

Il caso aperto dall’inchiesta barese arriva anche a Palazzo Madama, dove la Cascina gestisce la bouvette; se ne occuperà la commissione di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Lo ha annunciato il presidente della commissione, il verde Francesco Carella, che ha annunciato di voler avviare subito un’indagine sul comportamento della cooperativa e ha scritto una lettera ai questori del Senato per chiedere «una verifica delle operazioni che hanno portato la cooperativa “La Cascina” ad aggiudicarsi la gestione della buvette nonché del bar del personale e della mensa di Palazzo Madama».