Ciampi: con il dialogo sociale il Paese sarà più competitivo

09/07/2003



mercoledì 9 luglio 2003

Ciampi: con il dialogo sociale
il Paese sarà più competitivo


Maroni: fondamentale il ruolo del sindacato

      DAL NOSTRO INVIATO

      BRUXELLES – Nel clima di contrasti interni in atto sui temi di politica economica, che rischia di incidere sul semestre in corso di presidenza italiana dell’Unione Europea, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha lanciato un invito al dialogo e alla concertazione con i sindacati per sostenere la competitività e la diffusione dell’innovazione. Sulla stessa linea si è espresso a Bruxelles il ministro del Welfare, Roberto Maroni, anche in relazione alle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro, due temi «caldi» nel rapporto tra governo e parti sociali. Sempre nella capitale belga, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e la Commissione di Romano Prodi hanno rimarcato l’interesse dell’Europa a generare sviluppo con gli investimenti pubblici nelle grandi infrastrutture e nei progetti di ricerca.
      «E’ mio radicato convincimento che, per il miglioramento della competitività del sistema italiano, sia determinante la collaborazione tra categorie economiche e forze sociali, ai fini della diffusione dell’innovazione». Con questo messaggio Ciampi ha anche spronato a potenziare i rapporti tra imprese e università per aiutare l’Italia «a colmare il divario che ancora la separa nei campi della ricerca pura e applicata» da altri Paesi industrializzati.
      «Oggi il ruolo del sindacato è fondamentale nel dialogo con il governo in Italia e in Europa – ha dichiarato Maroni presentando nell’Europarlamento il programma di Affari sociali del semestre a guida italiana dell’Ue -. Crediamo che il dialogo sia fondamentale per consentire le riforme che portino competitività al sistema economico in Europa». Il ministro leghista ha parlato di un intervento del governo sulla previdenza circoscritto alla riforma «già impostata da tempo», a cui «manca solo il parere del Senato». Una presa di distanza dalla «linea dura» attribuita a Tremonti, che non sembra comunque bastare ai sindacati. Il numero uno Cgil, Guglielmo Epifani, ha ancora una volta definito «inaccettabile» qualsiasi taglio alle prestazioni sociali e ai diritti.
      Maroni ha detto di voler seguire la strada indicata dal Consiglio europeo di Lisbona, che sosteneva lo sviluppo dell’occupazione e l’attenzione alle esigenze sociali. Rigetta l’idea di una «Maastricht delle pensioni», che vincoli al rispetto di precisi parametri: anche perché «le riforme dei sistemi previdenziali restano di competenza nazionale». Il dibattito sulla ricerca di un Welfare europeo «equo» intende promuoverlo già venerdì prossimo a Varese, presiedendo il Consiglio informale Affari sociali, in modo da bilanciare il prevedibile inserimento sul tema pensioni dei ministri finanziari dell’Ecofin, ora presieduto da Tremonti.
      Il ministro dell’Economia, esponendo il suo programma all’Europarlamento, è sembrato mantenere la distanza che lo separa dal collega del Welfare sulla riforma delle pensioni. «Un sistema previdenziale stabile è la base della stabilità dei sistemi finanziari», ha detto Tremonti, che ha incentrato il suo intervento sul piano di infrastrutture con cui intende stimolare lo sviluppo dell’Ue. «Le riforme sono necessarie, ma non bastano a uscire da una situazione che non è quella di un normale ciclo economico negativo, ma di profonda intensità di crisi – ha detto -. Questo è il decennio degli investimenti pubblici con capitali raccolti dal mercato». Tremonti ha escluso che queste spese dello Stato possano essere sottratte dal conteggio del deficit e possano «annacquare» il rispetto del Patto di stabilità. Con risultati sulla crescita Ue nel «lungo periodo». Il ministro ritiene il suo piano di investimenti compatibile con il progetto della Commissione, fondato sullo sviluppo delle reti di trasporto transeuropee e dei progetti di ricerca, che verrà ufficializzato oggi per dare «un forte segnale di fiducia». In entrambi i casi al finanziamento contribuirebbero la banca comunitaria Bei e i privati, invogliati con garanzie pubbliche su parte dei rischi.
Ivo Caizzi