Ciampi al Parlamento «Pluralismo e una nuova legge sull´informazione»

24/07/2002





(Del 24/7/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
IL TESTO E´ STATO «CONTROFIRMATO» DAL PREMIER
Ciampi al Parlamento «Pluralismo e una nuova legge sull´informazione»
Primo messaggio del Colle alle Camere: la norma di sistema deve tutelare la Rai, ed estendere anche ai privati la vigilanza parlamentare

ROMA
C’è da innovare una legge superata: dal progresso tecnologico; dalle dinamiche del mercato della comunicazione; dai cambiamenti del sistema elettorale, con il passaggio dal proporzionale al maggioritario. Le vecchie regole sull’editoria non bastano più né a tutelare la concorrenza, né a consentire il rafforzamento delle aziende e la nascita di nuove, né a garantire «il pluralismo e l’imparzialità dell’informazione». E siccome pluralismo e imparzialità sono «strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta», è di democrazia che Carlo Azeglio Ciampi sta parlando. Per questo, per dare il massimo di ritualità a concetti in parte già espressi, il capo dello Stato ha deciso per la prima volta di rivolgersi alle Camere, con un messaggio firmato ieri mattina al Quirinale prima di partire per Verona, davanti al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’ha controfirmato. Occorre una «legge di sistema», che regoli «l’intera materia delle comunicazioni», dalle televisioni ai giornali. Ciampi indica al legislatore alcune necessità. «Il ruolo centrale del servizio pubblico». «La tutela dei minori, troppo spesso non tenuta nella dovuta considerazione nelle programmazioni delle emittenti televisive». «L’identità culturale» e nazionale italiana. La libertà d’espressione, intesa come accesso ai media, in particolare a quelli appunto pubblici. E «il bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell’opposizione». Il tema, sottolinea Ciampi, è reso ancor più delicato dal passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario, che richiede una sorta di «statuto delle opposizioni e delle minoranze». Anche per questo «la vigilanza del Parlamento potrebbe estendersi all’intero circuito mediatico, pubblico e privato, allo scopo di rendere uniforme e omogeneo il principio della par condicio»: anche le tv Mediaset, cioè di Berlusconi, potrebbero ritrovarsi sotto il vaglio della Commissione di vigilanza presieduta dal diessino Claudio Petruccioli. Nelle sette cartelle del testo, Ciampi indica le fonti giuridiche che impongono pluralismo e imparzialità. La Costituzione. Le direttive dell’Unione europea, da recepire entro il luglio del 2003. Le leggi italiane. Le sentenze della Corte costituzionale (frequente anche il riferimento alla relazione dell’Autorità per le comunicazioni). E sintetizza l’evoluzione della tecnologia e del mercato, che con la diffusione del sistema digitale e la globalizzazione ha creato connessioni sempre più strette tra tv, radio, giornali, telefonia e Internet. I principi stabiliti dalle legge Mammì e dalla Consulta, ragiona il Presidente della Repubblica, restano validi. E innanzitutto la necessità di pluralismo inteso sia come «pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie», sia come «obiettività e imparzialità dei dati forniti», sia come «completezza e correttezza dell’informazione». L’avvento del digitale «produrrà un allargamento delle occasioni di mercato e rappresenterà un freno alla costituzione o al rafforzamento di posizioni dominanti». Ma non si può affidare il pluralismo e la concorrenza soltanto all’evoluzione tecnologica. Serve l’intervento del legislatore. Le dimensioni dei gruppi editoriali sembrano destinate a crescere, come richiesto «dalle esigenze della competizione nell’ambito del più ampio mercato europeo e mondiale». Il punto è che l’emittenza privata da sola non basta a garantire i diritti dell’opposizione. Da qui l’esigenza della garanzia del servizio pubblico. Resta aperta la questione della proprietà delle tv private e quindi del conflitto d’interessi, che alla nuova legge sull’editoria è ovviamente legata, ma a cui Ciampi nel messaggio non fa cenno. Ampia apertura invece al ruolo delle Regioni, previsto anche nelle riforma federalista approvata dall’Ulivo a fine legislatura; purché il servizio pubblico non rinunci a esprimere «l’identità culturale italiana» che, al di là delle recenti polemiche che hanno coinvolto il presidente della Rai Antonio Baldassarre, non può prescindere dall’unità nazionale, dal Risorgimento, dalla Resistenza, dalla Costituzione repubblicana. Come vada fatta la nuova legge, Ciampi l’ha fatto capire nel successivo discorso alle autorità di Verona, prima di recarsi all’Arena per l’Aida: il dialogo è la «buona regola del gioco». Quando si decide della democrazia, anche l’opposizione è chiamata a fare la sua parte, e la maggioranza a fare i sacrifici necessari.
a. c.