Ci vuole proprio lo sciopero generale

01/10/2002

            01/10/2002
            Ci vuole proprio lo sciopero generale
            Incontro tra Cgil, Cisl e Uil. Protestano i pensionati. E non c’è nulla per il Mezzogiorno

            Felicia Masocco

            ROMA. Non c’è «rigore», non c’è «sviluppo»,
            «è una Finanziaria populista»
            per Guglielmo Epifani. In compenso
            le ragioni per confermare lo
            sciopero del 18 ottobre ci sono tutte.
            La Cgil boccia la manovra e ne
            mette impietosamente in luce tutte
            le trappole, a cominciare da quella
            fiscale spacciata come la più «grande
            riduzione Irpef» che la storia ricordi
            che ha l’unico «neo» di accompagnarsi
            ad una stretta dei trasferimenti
            agli enti locali alle Regioni che si trasformeranno
            ben presto in tagli ai servizi sociali e sanitari.
            È un esempio tra i tanti che si potrebbero portare
            per quella che appare come una stangata sotto
            mentite spoglie.
            «Non ci sono interventi per lo sviluppo del
            Sud mentre si taglia in settori strategici
            come scuola, sanità, ricerca»,
            spiega la segretaria confederale Cgil
            Marigia Maulucci». E il responsabile
            economico Beniamino Lapadula
            ricorda come la «riforma» fiscale sia
            stata finanziata non solo con la
            mancata restituzione del fiscal drag
            ai contribuenti (circa 1750 milioni
            di euro l’anno), ma anche congelando
            l’abbattimento delle tasse deciso
            con l’ultima Finanziaria del centrosinistra.
            Inoltre, con l’inflazione programmata
            all’1,4%, (poco più della
            metà di quella reale), si apre un
            grosso problema per la tutela del
            potere d’acquisto delle retribuzioni.
            A partire dai dipendenti pubblici.
            Perplessità è stata espressa anche
            dalla Cisl di Savino Pezzotta
            che per capire quel che si cela tra le
            pieghe degli interventi messi a punto
            dal governo ha messo al lavoro
            una commissione di esperti dell’ufficio
            studi. Per verificare «la corrispondenza
            con il Patto per l’Italia»,
            ha dichiarato il segretario Savino
            Pezzotta il quale se da un lato si
            augura «che l’alleggerimento della
            pressione fiscale non venga sconfessato
            da altre misure», dall’altro afferma
            che sul Sud «le cose non vanno».
            La Cisl quindi non nasconde
            di avere «forti preoccupazioni»,
            vuole capire «dove sono i tagli e che
            cosa comportano per i contribuenti
            e per l’occupazione» spiegano da
            via Po. Nel frattempo il giudizio
            complessivo sulla legge è sospeso.
            Ugualmente la Uil: «Il fatto princi-
            pale in termini positivi è il taglio
            delle tasse e il rispetto del Patto che
            abbiamo sottoscritto – afferma Luigi
            Angeletti -. L’elemento più criticabile
            è invece che non riusciamo a
            capire se gli investimenti per il Mez-
            zogiorno saranno confermati».
            Cautela e preoccupazioni che
            Pezzotta e Angeletti hanno riportato
            in un vertice tenuto con il neosegretario
            della Cgil Guglielmo Epifani
            ieri pomeriggio nella sede della
            Cisl. Il vertice era stato convocato
            per parlare di sindacato europeo,
            ma si è discusso anche di Finanziaria,
            e se le divergenze sul Patto per
            l’Italia restano tutte, sono state però
            espresse «comuni preoccupazioni»
            su quanto la manovra prevede su
            Mezzogiorno, interventi sulla pubblica
            amministrazione, tagli alla sanità
            e alla scuola. Prove di dialogo?
            Presto per dirlo, in ogni caso si tratta
            della prima riunione a tre dopo
            lo sciopero del 16 aprile, la prima
            dopo la rottura dovuta alla firma di
            Cisl e Uil del Patto per l’Italia. Un
            altro vertice potrebbe tenersi nei
            prossimi giorni.
            Hanno inoltre preso la parola le
            organizzazioni dei pensionati di
            Cgil, Cisl e Uil per mettere in fila
            due o tre cose condivise. Che il sistema
            delle detrazioni pensato dal governo
            penalizza chi percepisce redditi
            da pensione; che il passaggio di
            alcuni medicinali alla fascia C (quella
            a pagamento) indebolisce il loro
            potere d’acquisto; che non c’è più
            alcuna notizia del fondo per gli
            anziani non autosufficienti,
            800 miliardi che con i passati governi
            c’erano e che ora non ci sono più; e che
            è inaccettabile quanto dichiarato
            dal ministro Maroni sull’aumento
            delle pensioni minime a un milione:
            chi lo ha preso lo ha preso e chi no non l
            o prenderà. La denuncia è di Antonio Uda
            (Cisl), Silvano Miniati (Uil) e di Betty Leone
            (Cgil): i tre, con tre distinte dichiarazioni,
            promettono battaglia.
            Per Betty Leone «si riducono le protezioni
            sociali, che per gli anziani
            sono essenziali e uno degli elementi
            di difesa del reddito perché quei soldi
            li spendono perché di sanità e di
            tutele hanno bisogno».
            Sul fronte opposto, quello delle
            imprese, tace per ora la Confindustria.
            È rivolta tra gli imprenditori
            del Sud: «Scenderemo in piazza se il
            governo non fa marcia indietro sugli
            incentivi» promette Giampiero
            De La Feld, presidente degli industriali
            campani come molti suoi colleghi
            pronto a «non fare sconti sulle
            agevolazioni». Non piace agli imprenditori
            la proposta di trasformare
            in mutui gran parte degli incentivi
            all’occupazione. Il presidente della
            Confindustria sarda, Riccardo Devoto
            cita 4 aziende che in questi
            giorni hanno fatto richiesta di cassa
            integrazione e definisce «devastanti»
            le decisioni del governo. In Basilicata
            il presidente Giuratrabbocchetta:
            «Pessima idea». Venerdì a Capri
            è prevista una riunione straordinaria
            del comitato confindustriale per
            il Mezzogiorno.