Ci vediamo domani, tutti in piazza

23/10/2003




23.10.2003
Ci vediamo domani, tutti in piazza
L’Italia si ferma con Cgil, Cisl e Uil per protestare contro la «riforma» delle pensioni
di 
Felicia Masocco

ROMA Domani l’Italia si ferma per quattro ore, l’appuntamento è in
piazza; oggi microfoni e telecamere spente per lo sciopero dei giornalisti della radio e tv pubbliche e private mentre si allunga la lista delle adesioni alla protesta indetta dalla quasi totalità delle sigle del sindacalismo confederale e autonomo, di destra e di sinistra, contro la riforma delle pensioni del governo Berlusconi e contro la legge Finanziaria. È la vigilia di una prova di forza che i sindacati si dicono certi di vincere ma intanto, come da manuale, pensano al giorno dopo, l’obiettivo è vincere una guerra non una battaglia e non è
semplice con la destra al governo decisa a far pagare a lavoratori
e pensionati i grossolani errori della sua politica economica.
Cgil, Cisl e Uil hanno promesso una mobilitazione lunga, a tappe almeno fino a Natale, ci sarà una grande manifestazione sul Sud caduto nell’oblio da quando Berlusconi è alla guida del paese, ci
sarà una mega-manifestazione a Roma, sul modello del 1994, per tenere aperto fronte previdenziale ma anche le contestazioni alla
manovra economica che non sa che cosa sia lo sviluppo, premia
gli evasori e gli abusivi e taglia la spesa sociale.
Il ricorso ad un nuovo sciopero generale non viene escluso «a seconda di come il governo procede o meno teniamo in caldo la possibilità di uno sciopero ancora più grande», ha detto ieri il leader della Cgil Guglielmo Epifani. È da decidere, «è ancora presto»,
ha aggiunto.
Il rischio è che il clima sociale si surriscaldi, la scelta è nelle mani dell’esecutivo che per Epifani e per il leader della Cisl Savino Pezzotta deve fare una cosa sola, «ritirare» la sua proposta, aggiustamenti non sono possibili dunque non si trattano. È una sorta di linea del Piave davanti alla quale il governo mostra segni di nervosismo. Il ministro del Welfare Roberto Maroni ieri ha esternato
da Rabat, Marocco, giocando l’unica carta che gli è rimasta, quella
della divisione del fronte avversario.
Anche qui come da manuale: «Ho segnali positivi che dopo lo
sciopero si possa riprendere la trattativa con il sindacato o con una
parte di esso» ha detto in una pausa della Conferenza sulle migrazioni. È la parola di Maroni, il ministro che per tutta l’estate e oltre ha assicurato urbi et orbi che le pensioni di anzianità non sarebbero state toccate e che poi con il collega Tremonti le ha abolite del tutto. «Non ci sono crepe tra di noi», tagliano corto in Cgil; «Forse si riferisce al Sinpa, al sindacato padano», aggiungono in
Cisl; «Lo sciopero dimostrerà che c’è una grande opposizione
a questa controriforma. Non è una battaglia politica del sindacato.
Sono le persone a non condividerla», afferma per la Uil il numero uno Luigi Angeletti. «La riforma delle pensioni non è trattabile, almeno così com’è. Per poter aprire qualsiasi discorso, il governo la deve ritirare». Savino Pezzotta è tornato a ripeterlo in un’intervista
a La7, la rete televisiva che domani darà in diretta i momenti dello sciopero e delle manifestazioni mentre lo scontro tra i vertici Rai per l’informazione mancata finisce davanti alla commissione di Vigilanza.
Quella de La7 «mi pare la dimostrazione di una scelta sensibile ai
temi sociali ed economici ed un modo libero ed autonomo di fare informazione», è il ringraziamento di Pezzotta «ci dispiace che la stessa sensibilità non sia stata dimostrata in questa fase dalla Rai che avrebbe avuto il dovere di garantire le giuste garanzie di pluralismo democratico». C’è da chiedersi che tipo di copertura la Rai darà domani all’iniziativa che Forza italia ha organizzato a Milano in concomitanza con lo sciopero: si chiama «Mentre c’è chi protesta, c’è chi costruisce», un titolo che si presta a facile ironia considerato lo stato dell’economia del paese, i conti pubblici, l’inflazione, le condizioni del Mezzogiorno drammaticamente peggiorate in poco
più di due anni di governo del premier, il leader di Forza Italia Silvio
Berlusconi.
I tentativi risibili della controparte di replicare alle ragioni dello
sciopero non preoccupano, i sindacati sono ottimisti sull’adesione:
«In termini di partecipazione mi aspetto una grande affluenza di persone ed una astensione dal lavoro molto elevata per dimostrare al governo che la grandissima parte del mondo del lavoro italiano è contro la sua legge Finanziaria e soprattutto contro la sua riforma delle pensioni», ha affermato Epifani. «Penso che in molti settori avremo risultati di astensione quasi totale, come l’industria, il pubblico impiego».