«Ci hanno costretti a rompere le regole della protesta»

14/05/2004


  L’assemblea di Chianciano


14.05.2004

«Ci hanno costretti a rompere le regole della protesta»
Dalla platea dei delegati la richiesta di convergenze su ogni vertenza. «Solo così si vince»

DALL’INVIATO Giampiero Rossi


CHIANCIANO L’unità sindacale nasce «dal basso», dai problemi veri che i lavoratori pongono ai propri rappresentanti. Lo dimostrano le grandi vertenze, dalla Fiat di Melfi all’Alitalia, dagli stabilimenti siderurgici di Genova ai confronti contrattuali nazionali (pubblico impiego, commercio, edilizia e legno) ancora aperti. È uno dei segnali che arriva dal palco e dalla platea dell’assemblea dei quadri e dei delegati della Cgil, al di là delle aperture e delle frenate che sono state proposte, nella mattinata di ieri, dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

«Nella vicenda di Melfi abbiamo apprezzato l’atteggiamento delle altre sigle sindacali – sottolinea il leader della Cgil della Basilicata, Giannino Romaniello – anche se a dire la verità più quello di Pezzotta che quello di Angeletti. E ancora meno quello delle loro dirigenze locali, alle quali avevamo chiesto un percorso unitario che invece ci è stato negato». In quel momento, quindi, secondo Romaniello, «hanno rinunciato a essere normali sindacalisti». E se poi a Melfi il dialogo è ripartito «senza chiedere abiure e senza rinunciare ai nostri punti fermi» è stato perché hanno interagito tra loro – racconta ancora il segretario Cgil lucano – la solida unità tra i lavoratori davanti ai cancelli della Sata, l’iniziativa delle segreteria confederali e la sintonia tra Cgil e Fiom. Un’esperienza, conclude Romaniello, che rafforza l’appello alle forze politiche del centrosinistra «perché si propongano come punto di riferimento per la formazione di un nuovo blocco sociale».

In assenza di un clima politico favorevole, però, le lotte dei lavoratori pongono anche problemi nuovi, al sindacato. A Melfi e, quasi contemporaneamente, nella vertenza Alitalia è affiorata anche la necessità di «rompere le regole della protesta», come tiene a sottolineare Francesca Strino, delegata Filt della compagnia aerea. «Al punto in cui eravamo arrivati – racconta ancora l’assistente di volo, nonché rappresentante sindacale dei colleghi – non era più possibile evitare forme di lotta al di qua delle regolamentazioni fissate, e Cgil, Cisl e Uil saggiamente ci hanno appoggiati, perché i lavoratori scalpitavano dopo che il go verno ha offerto uno spettacolo vergognoso». Una drammatica emergenza, quindi, ha ricompattato, addirittura su un terreno difficile, il fronte sindacale che azienda e governo «hanno cercato a lungo e in tutti i modi di delegittimare giocando sulla complessità dell’ Alitalia e sugli spazi di divisione che si sono aperti anche nel recente passato», ricorda Francesca Strino.

Soluzioni unitarie forti, tutto sommato, si sono realizzate anche all’interno di una categoria – quella dei metalmeccanici – lacerata da una spaccatura profonda. È successo per esempio a Genova, dove «il rapporto unitario con Fim e Uilm sugli aspetti industriali ci a permesso di conquistare un tavolo nazionale con Finmeccanica e governo – spiega Corrado Capanna, segretario della Fiom ligure -sebbene ci trovassimo in pieno clima da accordo separato per il contratto nazionale». E in molte aziende la stessa formazione sindacale unitaria di categoria ha permesso significativi accordi di secondo livello, aggiunge Capanna, «sia in termini di salari che di condizioni di lavoro». Come è stato possibile ricostruire l’unitarietà? Anche in questo caso, par tendo dal basso, «dai problemi reali, dagli interessi concreti, materiali dei lavoratori. Non c’è spazio per divisioni quando c’è in gioco il posto di lavoro».

La democrazia e l’unità sindacale posso anche avere dei costi, ma non per questo le categorie della Cgil rinunciano a mettersi in gioco. Come, per esempio, ha fatto la Filcams, che ha scelto di sottoporre al giudizio dei lavoratori un accordo aziendale (quello del gruppo Carrefour-Gs) sul quale non c’era piena convergenza con le altre due sigle: «È stato un passaggio importante – commenta Ramona Campari, della segreteria Filcams -ma è stato un successo politico sottolineato dall’alta partecipazione al voto dei lavoratori». E dove è già da tempo in vigore la legge sulla rappresentanza sindacale, come nel settore del pubblico impiego? «Il sistema funziona – garantisce Carlo Podda, segretario nazionale della funzione pubblica Cgil – e non abbiamo mai nemmeno rischiato un accordo separato». Certo, una chiave di questo equilibrio nella democrazia «sono le 13mila Rsu che ci obbligano a fare i conti con i lavoratori». Appunto, l’unità nasce dal basso.