Chirac deciso: «Azzerare la direttiva Bolkenstein»

04/02/2005



giovedì 3 Febbraio 2005 ECONOMIA pagina 10




 

Chirac deciso: «Azzerare la direttiva Bolkenstein»
Ue, cresce il dissenso intorno al provvedimento che liberalizza lavoro e servizi pubblici. Barroso possibilista

ALBERTO D’ARGENZIO

BRUXELLES
Qualcosa finalmente si muove intorno alla direttiva Bolkestein, quella pensata ed approvata dall’ex Commissione Prodi per liberalizzare i servizi in tutta l’Unione europea. Da Parigi Jacques Chirac entra nel dibattito rilanciando con forza l’idea, già avanzata da sindacati e società civile, di «azzerare» la Bolkestein; da Bruxelles José Manuel Durao Barroso risponde all’invito aprendo la porta di una discussione e modifica della normativa europea ma non è certo disposto a lasciarla da parte. «La Commissione ritiene essenziale – dice Barroso – una direttiva sui servizi per rilanciare l’economia europea, ma adesso così com’è va incontro a molte difficoltà, soprattutto in Francia, quindi ora avvieremo un dibattito con il Consiglio e il Parlamento europeo per trovare una soluzione nei tempi più rapidi». Barroso parla di modifiche, ma non indica quali, se la cava con un «non voglio entrare nei dettagli». Attualmente la Bolkestein, dal nome dell’ex commissario olandese al mercato interno, si trova in discussione all’Eurocamera e tra i 25 l’obiettivo è quello di approvarla entro l’anno, ma adesso – sottolinea Frattini – alla fretta si va sostituendo la prudenza dettata dalle obiezioni e preoccupazioni che si vanno sollevando. Il «principio del paese di origine» è il punto più controverso della norma: dice infatti che un prestatore di servizi sarà soggetto alla legislazione del paese in cui risiede legalmente e non più a quella del paese in cui presta il servizio, in pratica un invito bello e buono a quel dumping sociale di cui parla Chirac.

A suonare l’allarme è stato ieri Chirac, preoccupato anche della triste fama che la direttiva si è creata oltralpe e degli effetti che questa può avere sul referendum sulla Costituzione europea. Il presidente, partecipando a una riunione dell’esecutivo, ha messo l’accento «sull’esigenza della Francia in materia di servizi, come in tutti i settori della costruzione europea, di non perdere di vista l’obiettivo di elevare il livello delle garanzie offerte ai lavoratori e ai consumatori nel quadro di una graduale armonizzazione delle regole europee». «Ciò implica – continua il resoconto del portavoce del governo – il rifiuto di ogni dumping fiscale, sociale o regolamentare», un passo che «giustifica la posizione molto ferma della Francia che, riguardo questa bozza preparata dall’ex Commissione europea, ne vuole l’azzeramento».

Sulle pagine di Le Figaro, il ministro per gli Affari europei Claudie Haignerè rincara la dose: «così come è concepita oggi, la direttiva non è accettabile». La stessa cosa dicevano dal Parlamento europeo i comunisti ed i socialisti mentre per la prima volta anche la Ces, Confederazione europea dei sindacati, ha alzato la voce sul tema.

Barroso e la sua Commissione sentono l’aria che tira e propongono, nel giorno del rilancio della Strategia di Lisbona (un rilancio che dimentica l’occupazione per puntare su crescita, sviluppo e competitività), un approccio più riflessivo per la Bolkestein. Bruxelles indica infatti due vie di modifica promettendo di concentrarsi sul «principio del paese di origine e sulle potenziali ricadute su alcuni settori». Del primo si è già detto, sul secondo sono a rischio i servizi pubblici e quelli di interesse generale. Qui Barroso fa l’equilibrista: promette di mantenerne la specificità e poi ammette che «i servizi pubblici non sono incompatibili con la liberalizzazione». Di fatto il portoghese sembra voler la moglie ubriaca e la botte piena: «così manteniamo lo spirito della direttiva, la liberalizzazione dei servizi è infatti fondamentale per il rilancio dell’Unione, ma vogliamo anche tener conto delle preoccupazioni» emerse.

Questa frenata istituzionale rilancia con forza la necessità di una mobilitazione decisa contro la direttiva. L’appuntamento è per la triplice manifestazione del 19 marzo a Bruxelles, a tre giorni dal vertice tutto economico dei capi di stato e di governo della Ue.