Chiostri e santuari fanno il tutto esaurito

22/09/2003



      Domenica 21 Settembre 2003

      Turismo
      Chiostri e santuari fanno il tutto esaurito

      I viaggi della Fede – Sono 35 milioni i turisti che ogni anno scelgono gli intinerari religiosi come destinazione delle vacanze


      MILANO – L’immagine non è più quella del pellegrino piedi nudi, saio e sacco in spalla. Ma esattamente come accadeva in passato l’Italia continua ad essere attraversata da flussi di visitatori che invece dei luoghi del divertimento sembrano preferire quelli della fede. Anzi è in crescita l’appeal che esercitano santuari e monasteri. Tanto che il fenomeno ormai supera il perimetro religioso per trasformarsi in business. Un dato ne dà la dimensione: secondo Federalberghi il giro d’affari prodotto dal turismo religioso è di 3,5 miliardi di euro (corrispondente al 5% del fatturato annuo del comparto turistico) per 12 milioni di pernottamenti alberghieri annui. E si tratta comunque di una cifra parziale che rileva solo il movimento degli alberghi italiani e lascia fuori i tour operator e i flussi dall’Italia verso l’estero. Una rilevazione complessiva al momento non esiste, a conferma di quanto il fenomeno sia stato a lungo poco considerato. Almeno fino a quando i numeri di San Giovanni Rotondo (9 milioni di pellegrini nel 2002) non hanno alzato il velo anche sulle altre mete del turismo religioso, da Assisi a Loreto, a Pompei. Difficile però riuscire a isolarlo: il quadro che ne viene fuori è piuttosto articolato. Si tratta, infatti, di un turismo che comprende viaggi con caratteristiche diverse, da quelle esclusivamente religiose cioè, a quelle che alla fede affiancano anche un più generale interesse culturale. Un esempio è Pompei o anche Roma, che però per la sua peculiarità sfugge a qualunque classificazione. L’ultima stima in ordine di tempo è quella dell’Eurispes che rileva come sono più di 14 milioni, in media, i pellegrini italiani che nel corso dell’anno visitano i 2.058 santuari presenti sul territorio nazionale. Se però il monitoraggio si allarga ai visitatori che alla "motivazione religiosa" affiancano anche quella culturale il dato arriva a 35 milioni di visitatori all’anno. Un trend che gli operatori unanimemente definiscono in crescita, anche se è difficile quantificarne le proporzioni. Gli unici dati disponibili sono quelli relativi all’anno del Giubileo ed evidenziano come il numero di viaggi per "motivazione esclusivamente religiosa" sono stati il 3% del totale per quanto riguarda gli italiani contro l’1,5% dell’anno precedente e l’1,2% per gli stranieri a fronte di uno 0,5% nel 1999. Un raddoppiamento i cui effetti non sembrano attenuarsi tanto che l’Eurispes definisce «il turismo religioso come uno dei business più redditizi per i tour operator internazionali». E soprattutto una boccata d’ossigeno per «i momenti di bassa stagione – dice Bernabò Bocca presidente di Federalberghi -. Tuttavia per incrementare questa destagionalizzazione sono necessari maggiori investimenti promozionali, considerando la ricchezza di santi e beati che l’Italia può vantare» Il 92% dei pellegrini religiosi sceglie, infatti, l’albergo occupando circa 100mila camere, pari al 12% di tutta la rete ricettiva. La crisi in Medio Oriente poi, che ha dimezzato i viaggi all’estero, ha però contribuito a spostare flussi di pellegrini dalla Terra Santa alle mete religiose italiane. «Il settore è di certo in ascesa – spiegano dall’Atoi (l’associazione dei tour operator) – una conferma arriva dal fatto che in questi anni sono nati operatori specializzati esclusivamente in itinerari religiosi». A dominare il mercato, enti che fanno capo alla Chiesa, come l’Opera romana pellegrinaggi. Ma leader del mercato è anche Brevivet, un gruppo nato dall’integrazione di due aziende, la Brevitours della Diocesi di Brescia e la Ivet della Compagnia di San Paolo. «Sicuramente – dice l’amministratore Giovanni Sesana – il turismo religioso è destinato a svilupparsi. Certo la crisi in Medio Oriente ci ha costretto a rivedere le rotte e ad inventare destinazioni alternative». E così se i 25mila pellegrini verso la Terra Santa hanno avuto una drastica flessione, il ridimensionamento del fatturato, passato dai cento miliardi di vecchie di lire (circa 51,6 milioni di euro) del 2000 ai 40 milioni di euro di quest’anno, ha costretto Brevivet a mettere a punto nuove strategie. Sono un esempio i tour in Nord Africa alla scoperta di Sant’Agostino e Sant’Ambrogio. Il duro colpo assestato dalla guerra in Medio Oriente è confermata anche dall’Opera romana pellegrinaggi che pur non parlando di cifre lamenta, comunque, una diminuzione del giro d’affari del 40% circa. Resistono, invece, le mete europee come Lourdes, Fatima, Santiago de Compostela e Czestochowa. Oltre ai santuari fanno registrare il pienone di visitatori le canonizzazioni, tanto che dopo gli oltre 500mila pellegrini arrivati a Roma per la beatificazioni di padre Pio, c’è attesa per Madre Teresa di Calcutta. Sullo sfondo, intanto, si delinea un fenomeno nuovo, quello degli eventi religiosi. Il primato in questo caso spetta a Rimini che con tre eventi (Rinnovamento dello spirito, CL Fraternità e Meeting per l’Amicizia) richiama 78.500 partecipanti e 366mila presenze con un giro d’affari stimato in 11 milioni di euro circa per gli alberghi e in 5 milioni per ristoranti e bar.

      SERENA UCCELLO