Chi vuole spingere Pezzotta in politica

16/03/2005

    mercoledì 16 marzo 2005

    il dibattito nella Cisl

      Chi vuole spingere Pezzotta in politica

        Bruno Ugolini

        La Cisl a Congresso, dall’otto luglio al 15 luglio, al palazzo dei congressi di Roma. L’evento cadrà all’indomani di una consultazione elettorale (quella per le regioni) che si annuncia tempestosa e saremo già in preparazione d’elezioni politiche decisive. Quelle del 2006. Il sindacato di Savino Pezzotta sceglie, con le sue undici tesi congressuali, di giocare alto, di guardare lontano, senza soffermarsi troppo sulle pur burrascose circostanze politiche e, ad esempio, sui danni recati al Paese dal centrodestra. Preferisce parlare di sindacato. Il sindacato del futuro, di fronte a trasformazioni nel mondo del lavoro e nel sistema capitalistico. E, certo, accostando per ogni capitolo, analisi a proposte concrete, le tesi non possono non annotare che, ad esempio, la crescita italiana è sostanzialmente bloccata e che la concertazione è stata colpevolmente affossata. Il famoso “patto per l’Italia” sarebbe stato “un tentativo generoso e utile” che avrebbe incanalato l’articolo 18 su un binario morto. E, a proposito di pace, si parla della “sciagurata guerra in Iraq, frutto dell’interventismo unilaterale degli Usa”.

        Scompare poi, sempre nelle tesi, il tradizionale auspicio dell’unità sindacale organica. Qualcuno, come Giorgio Caprioli, fa notare che trattasi di un ragionamento realistico, senza abbandoni alla retorica. Ora l’obiettivo auspicato diventa, con linguaggio un po’ moroteo, quello del “pluralismo sindacale convergente” e della “identità dialogante”. Un equilibrio difficile, con l’ambizione, di fare emergere l’anima riformista del sindacalismo italiano “molto più estesa di quanto non appaia”. Un ruolo da levatrice capace di muoversi anche nelle possibili contraddizioni del sindacato di Epifani. E’ lo stesso equilibrio che la spinge a misurarsi col quadro politico senza scegliere uno schieramento, puntando tutto sui contenuti, sui programmi. Non indifferenza o neutralità, afferma, ma “capacità propositiva”. Eppure qualche anziano amico della Cisl fa notare che in tutto il mondo il sindacato sta dalla parte dei progressisti. E’ vero, risponde ad esempio ancora Giorgio Caprioli, ma in molti Paesi, a cominciare dalla Germania, questo rapporto è in crisi e poi a che cosa dovrebbe portare questa scelta? A non fare più accodi con governi diversi? A non criticare scelte del centrosinistra?

        Il dibattito è in ogni caso aperto su questi temi e sull’ampia parte propositiva, tutta mirata al mondo che cambia. La Cisl guarda ad un rapporto col nuovo mondo del lavoro contrassegnato dall’individualismo, da precarizzazione e professionalizzazione insieme. Guarda al capitalismo “globale, mobile e articolato”. C’è un’enfasi, in nome della partecipazione, su strumenti come gli enti bilaterali per il governo del mercato del lavoro, e si propone uno “statuto dei lavori” per gli atipici. Nelle ipotesi di riforma contrattuale sembra accennarsi ad un contratto dell’industria caro anche alla Fiom-Cgil.

        L’organizzazione che fu di Pastore, Storti, Macario, Carniti, per citarne solo alcuni, intende celebrare così la propria unità interna, la propria identità, la coerenza con il passato. Una scelta che non cancella un dibattito un po’ sotterraneo, sviluppato in questi mesi. I candidati che scalpitano per la successione alla segreteria generale non mancano. I più citati dalle cronache sono Pierpaolo Baretta e Raffaele Bonanni (ma sta emergendo il terzo uomo: Giorgio Santini). L’orso bergamasco Savino Pezzotta, ad ogni modo, non ha di fronte mandati che scadono. Potrebbe starsene tranquillamente al suo posto fino al Natale del 2008. Proprio quel 25 dicembre fa scattare, infatti, il limite d’età dei 65 anni (anche se ne dimostra molto meno). C’è, però, nella stessa Cisl, chi vorrebbe spingerlo ad accettare l’offerta di una candidatura per le elezioni politiche del 2006, anticipando l’uscita dall’organizzazione. La motivazione? Nasce dalla constatazione che in qualche modo oggi la Cisl è rappresentata, nel gioco politico, da Franco Marini e da Sergio D’Antoni, entrambi ex segretari, ma con un’impronta diversa da quella che potrebbe assumere Savino Pezzotta. E che in questo tramestio di voci ci siano segnali di un dibattito non del tutto chiaro, lo dimostrano due episodi. Il primo con la perfida battuta proprio di Sergio D’Antoni (“i sindacalisti non scappano”) quando, durante la recente manifestazione degli operai Fiat, il segretario della Cisl, contestato da fischi (imbecilli, a personale parere di chi scrive), aveva fatto per ritrarsi dal palco. L’altro episodio è dato da un articolo di Guido Baglioni, uno studioso che ha dedicato opere e vita alla Cisl, apparso su “Conquiste del lavoro” e che in sostanza suggeriva al sindacato di non correre dietro alla Cgil.