Chi vince e chi perde alla lotteria dell’inflazione

11/11/2002

8 novembre 2002

1- Chi vince e chi perde alla lotteria dell’inflazione
2- La città dove si guadagna di più


RAPPORTO STIPENDI/1 – potere d’acquisto perde colpi ormai da due anni


Chi vince e chi perde alla lotteria dell’inflazione

Sotto l’attacco congiunto di due agenti corrosivi, le aziende poco disposte a pagare di più e l inflazione che viaggia ben oltre quella programmata dal Governo, gli stipendi reali degli italiani arretrano e così il potere d acquisto delle buste paga si riduce nettamente. Tutti i lavoratori devono accontentarsi di meno soldi da conteggiare nei bilanci familiari, ma i più «bastonati», per due anni consecutivi, sono gli impiegati. Tenendo conto, infatti, dell inflazione tendenziale di quest anno, che secondo le proiezioni dovrebbe toccare almeno il 2,7%, il salario reale dei colletti bianchi arretra del 3% rispetto al 2001. Una valutazione che potrebbe addirittura rivelarsi ottimistica se, come da più parti viene segnalato, l uso inflattivo dell euro portasse l aumento del costo della vita al disopra di quello rilevato dall Istat.
Se gli impiegati piangono , comunque, non se la passano bene neppure i quadri, i cui salari reali perdono il 2,1% . Anche i dirigenti stringono la cinghia e lasciano sul terreno l’ 1,3% . Solo chi già doveva accontentarsi di buste paga ultraleggere, gli operai, arretra un po meno in termini reali: -1,1% . La batosta subita dal potere d acquisto degli stipendi diventa più pesante e si annuncia più esteso il terreno che i sindacati vorranno recuperare con i contratti, se si tiene conto che la perdita di salario si trascina da due anni consecutivi. Più precisamente le retribuzioni reali degli impiegati con un inflazione del 2,7% nel 2001 perdono il 7,4% rispetto al 2000. Quadri e operai, nello stesso periodo, indietreggiano del 5,2%, mentre i dirigenti subiscono un taglio del 4,5% .
Queste conclusioni derivano dal «
Rapporto generale sulle retribuzioni degli Italiani» condotto, nei primi 9 mesi del 2002, dalla società di consulenza Od&M in collaborazione con Corriere Lavoro . L indagine è realizzata via Internet vedere www.quantomipagano.com, oppure www.corriere.it/rapporto sui dati forniti tra l anno scorso e quest anno da una grandissima quantità di lavoratori, ben 521.860, che hanno risposto a dettagliate domande sulla propria retribuzione complessiva. Il Rapporto ha calcolato le retribuzioni medie lorde annue e le ha confrontate con quelle dell anno precedente. Le tabelle che riportiamo, tuttavia, sono «ripulite» dell effetto di due città che offrono stipendi mediamente più alti del resto d Italia, cioè Roma e, soprattutto, Milano, che vengono trattate come casi a sé nell articolo a fianco.
Senza le due metropoli , dunque, i salari lordi crescono debolmente sul 2001: +1,6% operai, +1,4% dirigenti, +0,5% quadri. Gli impiegati, invece, anche senza contare la penalizzazione dell inflazione, perdono comunque lo 0,3% . La scarsa propensione dei datori di lavoro a compensare i colletti bianchi non è tuttavia sempre la stessa. Per esempio perde di più (-2,2%) chi è impiegato nella produzione, qualità e manutenzione, mentre solo di poco minore (-2%) è la penalizzazione di chi sta nel marketing, nel commerciale e nella comunicazione. Sono invece premiati con un +3,2% di stipendio annuo lordo gli impiegati dell amministrazione, finanza e controllo e, con un po meno (+1,8%) , quelli degli acquisti e logistica.
Per le tute blu la tendenza è opposta, avanza

l’operaio di produzione (+2,4%) e solo dello 0,6% quello della logistica. Nel 2002, infine, tutti i dirigenti hanno aumentato lo stipendio annuo lordo, con la sola eccezione del top manager più elevato, il direttore generale, che perde l’ 1,3% .
Anche nel 2002, poi, si confermano le
gabbie salariali di fatto, già più volte rilevate da Corriere Lavoro . Il Sud resta cioè l area territoriale con la media retributiva più lontana da quella nazionale e, ancor più, dalla zona che tira la volata, quella del Nord-Ovest con Milano in testa. Il Nord-Est, invece, è il più generoso con dirigenti e quadri, mentre paga un po meno impiegati e operai.
Nel Meridione, per converso, si cominciano a notare segni di miglioramento salariale relativo nei livelli professionali più distanti tra loro, i dirigenti e gli operai. Mentre gli stipendi di quadri e impiegati del Sud arretrano sul 2001(-4,4% e -4,7%) , i dirigenti del Mezzogiorno incrementano più di ogni altro manager (+7,5%). Stessa performance positiva anche per gli operai: +4,3%





RAPPORTO STIPENDI/2 – Milano e Roma, come pagano le «due capitali»
La città dove si guadagna di più

Il vecchio sciur Brambilla è l imprenditore più munifico d Italia? O sono i sindacati milanesi che non scherzano e strappano più soldi? Del resto sotto la Madonnina non scherza neppure il costo della vita e, chi retribuisce, deve tenerne conto. Comunque sia, è proprio Milano la Svizzera retributiva italiana, la piazza pagatrice più generosa della penisola. Un operaio milanese, per esempio, con i suoi 19.901 euro guadagna in media 912 euro lordi l anno in più della media di tutti gli altri suoi colleghi italiani. Se poi si confronta con un operaio del Sud, lo scarto in busta paga diventa più che doppio e supera quota 2.200 euro. L unica consolazione di una tuta blu meridionale sta nella speranza di ridurre progressivamente il gap, contando sul fatto che, nel 2002 rispetto al 2001, il suo salario è cresciuto del 4,3% , mentre quello del suo collega milanese solo dell 1,3% . Il vantaggio retributivo di Milano rispetto alla media di tutti gli altri è percentualmente ancora più forte nelle altre categorie. I dirigenti, con 90.397 euro, superano del 14,1 lo standard altrui, surclassato anche dagli impiegati 25.613 euro di un buon 10,2% e dai quadri 43.642 euro di un altrettanto significativo 9,7% .
Più generosa di molte altre zone d Italia si mostra pure la capitale. Anche se, Roma, premia dirigenti 86.988 euro , quadri 41.865 euro e impiegati 24.331 euro ma si dimentica dei suoi operai, offrendo loro solo 18.615 euro, il 2% in meno degli operai del resto d Italia. Del resto Roma resta indietro su Milano anche nelle dinamiche salariali, che risultano meno vivaci che nel capoluogo lombardo.
Tra il 2001 e il 2002, infatti, gli stipendi dei quadri aumentano del 2,9% a Milano e dell 1,9% a Roma. Gli impiegati restano quasi stabili nella prima (+0,3%) e arretrano nella seconda (-1,5%) . Stesso gap per gli operai: +1,3% a Milano e +0,4% a Roma.
Stipendio fisso . Indipendentemente dalla zona geografica e comprendendo nelle medie retributive generali anche Milano e Roma, attraverso l’indagine Od&M si possono ulteriormente approfondire le dinamiche salariali. Basta esaminare le percentuali di stipendio fisso rispetto a quello variabile per capire che, tra il 2001 e il 2002, le aziende hanno deciso di usare la leva dei bonus molto più con le fasce professionali alte che non con gli impiegati per gli operai il tasso di retribuzione variabile è trascurabile . Nel caso dei dirigenti, infatti, a fronte di un aumento globale del 4% , lo stipendio fisso aumenta meno (3,6%) , mentre quello variabile cresce quasi del doppio (7,8%) . La stessa logica si ripete per i quadri: aumento dell 1,6% della retribuzione globale contro un +1,5% del fisso e un +3% del variabile.
Viceversa gli imprenditori non hanno ritenuto di incentivare il lavoro degli impiegati attraverso i bonus, o quanto meno non hanno corrisposto il variabile perché gli obiettivi fissati non sono stati raggiunti: +0,1% per lo stipendio fisso e -10,6% per il variabile.
Per i dirigenti, infine, la dimensione aziendale diventa determinante nella corresponsione dei bonus. Lavorare in un grande gruppo o in una media impresa, cioè, vuol dire essere più stressati sugli obiettivi di bilancio o di mercato da raggiungere. Tra l anno scorso e quest anno, infatti, le medie imprese hanno aumentato la quota di stipendio variabile dell 8 , le grandi del 7,4% mentre le piccole soltanto del 2,8%