Chi sostituirà i co.co.co? – B.Ugolini

16/06/2003

      Soluzioni
      lunedì 16 giugno 2003
      commenti
      Atipiciachi di Bruno Ugolini

      CHI SOSTITUIRÀ I CO.CO.CO?
      Co.Co.Co sarà un vero addio? Il governo di centrodestra è diventato davvero, come hanno scritto molti giornali sotto l’onda di un’impetuosa campagna di stampa, un paladino delle sorti degli «atipici» e vuole porre fine alle loro precarie condizioni?
      C’è da segnalare il fatto che la famosa riforma del mercato del lavoro sta suscitando riflessioni critiche non solo da parte dell’opposizione politica, ma anche da parte di studiosi di varia origine. Leggiamo, ad esempio, uno scritto di Franco Morganti, docente e imprenditore, «liberal». Spiega, ironicamente, nelle sue conclusioni, che i Co.co.co.
      stroncati dalla riforma Maroni e trasformati in «lavori a progetto» forse si chiameranno
      «Co.la.pro». Aggiunge: «Il progetto è determinato dal datore di lavoro, ma è gestito
      autonomamente dal collaboratore. Sono escluse le professioni intellettuali, dove lavoravano gran parte dei Co.co.co. Ma gli italiani hanno fantasia: immagino
      che partiranno un numero straordinario di progetti, che diventeranno il prefisso dei
      nuovi lavori: progetto di pulitura dei bagni, progetto di equilibratura delle gomme,
      progetto di fascicolazione di tesi di laurea, ma anche progetti di ricerca materiale
      (non intellettuale) del mercato».
      Altre osservazioni sono apparse sul sito http://www.lavoce. info. Qui Riccardo Del
      Punta calcola che dei due milioni e mezzo di Co.Co.Co. attuali, potrebbero salvarsene,
      perché riconducibili ad un progetto, non più di un quinto, tutti d’alta qualifica
      (amministratori di società, temporary managers, etc.). I restanti due milioni si ritroverebbero attratti nell’alveo del diritto del lavoro subordinato….
      È vero, spiega lo studioso, che il decreto darà agli attuali Co.Co.Co. un anno
      per adeguarsi al nuovo regime, «ma è prevedibile che in questo arco di tempo molti
      contratti verranno cessati e non più rinnovati, oppure comincerà un lavorio indefesso
      d’avvocati e consulenti per elaborare progetti più o meno posticci, con la facile conseguenza di un incremento del contenzioso».
      Esistono, del resto, già ora, alternative ai Co.Co.Co. Lo spiega, sullo stesso sito, Pietro
      Garibaldo. Il nostro paese registra 38 figure contrattuali calcolate dall’Istat. Con i decreti
      della riforma Maroni avremo una nuova infornata.
      Come reagirà il mercato? La risposta di Garibaldo è netta: «Inventerà nuove forme
      contrattuali». Spiega come già siano nati, appunto, centinaia di migliaia di «associati
      in partecipazione» (Aspa.), una figura contrattuale che prevede il pagamento delle tasse, ma non quello dei contributi.
      Sono «i precari dei prossimi anni». E di questo passo «non dobbiamo sorprenderci se tra
      qualche anno, le forme di contratto di lavoro saranno 380 e non 38». Con un danno
      enorme per tutti, anche per i lavoratori tradizionali. È, infatti, in gioco, come ha
      spiegato Romano Prodi, in quella che è stata la critica più feroce ai dispositivi governativi, l’intero sistema pensionistico. Il presidente della commissione europea
      ha invitato gli imprenditori a considerare gli effetti negativi della flessibilità sul lungo
      periodo, per quanto riguarda le pensioni dei lavoratori titolari di nuovi contratti,
      come, appunto, quelli dei Collaboratori Coordinati e Continuativi. Queste nuove
      forme di lavoro, ha sottolineato Prodi, «sono interessanti perché la società è più flessibile, ma poi bisogna dire a questi ragazzi cosa si troveranno in mano quando arriva
      l’età della pensione…».