Chi lascia il lavoro a 63 anni guadagnerà l’8-10%

16/07/2007
    lunedì 16 luglio 2007

    Pagina 7 – Economia

      Chi lascia a 63 anni guadagnerà l´8-10%

        Così si arricchiscono le pensioni rinviando l´uscita rispetto a quota 57

          ROMA – È la prima legge previdenziale nel sistema contributivo: se lasci il lavoro più tardi la pensione si arricchisce. Non tantissimo ma neanche poco: tra l´8 e il 10 per cento, senza considerare l´integrazione che può arrivare dal secondo pilastro della previdenza, tanto più dopo la riforma del Tfr. Non era così nel passato quando il metodo puramente retributivo finiva per premiare le uscite anticipate piuttosto che quelle per vecchiaia.

          Così mentre infervora il dibattito politico e sindacale sull´ammorbidimento dello scalone che fissa l´età per il pensionamento di anzianità da 57 a 60 a partire dal primo gennaio del 2008, le simulazioni elaborate nell´ultimo Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale aprono uno squarcio sulle convenienze per ciascun lavoratore.

          La base di partenza è quella ancora in vigore fino alla fine dell´anno: per la pensione di anzianità servono almeno 35 anni di versamenti contributivi e 57 di età. Ma quale sarà l´assegno pensionistico? Dipende dall´anno in cui si andrà a riposo. Gli esperti del Nucleo hanno individuato tre casi: nel 2020, dove pesa ancora il vecchio sistema retributivo; nel 2040 e nel 2050, nei quali l´assegno è tutto calcolato in base ai contributi e all´aggiornamento dei coefficienti di trasformazione che i tecnici danno per scontato. Ora nel primo esempio il tasso di sostituzione netto (cioè il rapporto tra l´ultimo stipendio e la pensione al netto dei contributi) si aggirerà intorno al 63 per cento per decrescere al 56 per cento nel 2040 e addirittura al 54 per cento nel 2050. Una discesa motivata dal fatto che parallelamente crescono le aspettative medie di vita che incidono (attraverso i coefficienti) sull´ammontare dell´assegno.

          Ci si accorge subito dell´impatto dell´aumento dell´età sulla pensione quando si vanno a guardare le tabelle successive. Per esempio un lavoratore che dovesse lasciare, sempre con 35 anni di versamenti all´Inps o ad un altro ente, ma dopo aver compiuto 60 anni (esattamente l´ipotesi dello scalone) prenderebbe il 5 per cento in più nel 2020, il 4 per cento nel 2040 e altrettanto nel 2050. A 63 anni (ipotesi studiata dai tecnici della Ragioneria dello Stato) la percentuale crescerebbe ulteriormente rispetto all´ipotesi di partenza, con un tasso di sostituzione netto che nel 2020 arriva al 72 per cento, nel 2040 al 64 per cento e nel 2050 al 62 per cento.

          Infine l´ipotesi più hard: 65 anni di età e 40 di contributi. Nel 2020 la pensione toccherebbe l´85 per cento dell´ultimo stipendio, nel 2040 il 76 per cento e nel 2050 il 73 per cento (quasi il 20 per cento in più dell´ipotesi di partenza).

          Nel Rapporto il Nucleo spiega le ragioni di questa dinamica delle pensioni: «L´accumulazione di maggiori contributi, ma anche l´applicazione di coefficienti di trasformazione più elevati (anche se la questione è stata per ora accantonata al tavolo del negoziato, ndr), giustificati dall´attesa di un minore periodo di godimento della prestazione da parte dell´individuo». Questo è il metodo contributivo. Ma proprio per questo gli esperti che hanno lavorato per il ministero del Lavoro richiamano il governo a prendere misure per favorire l´attività dei "lavoratori anziani", perché le pensioni fanno parte del mercato del lavoro.

          (r.ma.)