Che impresa, arrivare alla fine del mese

17/06/2004

        17 Giugno 2004

        La spesa al tempo di Berlusconi
        Che impresa, arrivare alla fine del mese
        Nei condomini nascono i Gas: gruppi di acquisto solidale, per mangiare e risparmiare

        Luigina Venturelli

        MILANO «L’ultima settimana del mese non faccio che mangiare pasta al pomodoro o riso in bianco, cerco di campare con quel che mi rimane in casa delle scorte fatte al ritiro della pensione».
        Uscendo dal supermercato con due scatole di pelati in mano, il 60enne signor Menotti si ferma volentieri a fare due chiacchiere sulle sue abitudini di consumo: «Ho tempo a disposizione, la preparazione del pranzo non mi richiederà più di dieci minuti. Sono molto goloso, questo è il mio problema, non sempre riesco a controllarmi davanti al bancone dei formaggi e dei salumi. Così, dopo qualche giorno di festa, mi ritrovo sempre a tirare la cinghia con i soliti due o tre piatti a basso prezzo». Anche lui, come gran parte delle persone che affollano le corsie di un discount alla periferia sud della città, ha la sua storia di piccoli trucchi per arrivare alla fine del mese: una sfida da cui molti italiani escono vincitori solo a costo di rinunce metodiche e di acquisti misurati con il bilancino della stretta necessità. Chi improvvisa e compra senza scegliere non ce la fa: è questa la pillola di saggezza appresa durante una giornata trascorsa fra la gente al supermercato.

        I METODICI
        Tra le strategie migliori per sopravvivere al carovita c’è senza dubbio quella della pianificazione: si studiano le porzioni, si cercano le offerte migliori, si conservano i buoni sconto, si archiviano gli scontrini. Paolo e Liliana Sarti, impiegato e casalinga, hanno passato al vaglio tutti i punti vendita intorno a Romolo e Famagosta: «Al mercato del sabato compriamo frutta e verdura, nelle catene dove hanno solo marche sconosciute prendiamo cibo in scatola, pasta e biscotti, mentre per la carne ed il pesce aspettiamo le settimane di promozione. Finalmente diamo un senso a tutti gli opuscoli pubblicitari che ci infilano nella cassetta della posta». Antonio Luisi, pensionato con un figlio ventenne a carico, ha scelto la modica quantità: «Niente più scorte, non uso più il carrello quando vado al supermercato, finisce sempre che ci infilo di tutto e poi mi ritrovo con un conto che non finisce più».

        IL LAMENTO DELLE CATENE
        Non è un caso, del resto, che molte catene di distribuzione lamentino una diminuzione nella vendita di prodotti freschi durante gli ultimi giorni del mese, quando si attendono le nuove buste paga, ed una crescente tendenza a fare selezione alla cassa: sempre più spesso, al momento di pagare, i clienti cercano fra gli articoli scelti quelli più cari o non necessari e li restituiscono alla cassiera. «Adesso vengo al discount quasi ogni giorno con i soldi contati – continua Luigi – e compro non più di due o tre articoli per volta, per il pranzo e la cena quotidiani. Da quando faccio così, mi regolo meglio con il portafoglio». Altrettanto fanno i coniugi Tatiana e Maurizio: «Per fortuna siamo in pensione, ora abbiamo più tempo per scegliere i prodotti che costano meno. A qualcosa, però, abbiamo dovuto rinunciare: ai dolci, alle bibite, alle novità che magari ti incuriosiscono ma che poi finisci per buttare via. Insomma, abbiamo eliminato il superfluo».

        I RASSEGNATI
        La rinuncia diventa però sistematica quando non riguarda più golosità al cioccolato o bevande colorate, ma cibi e prodotti che prima si consumavano abitualmente. È il caso di Michele Mondello, tecnico di 38 anni: «Ho avuto da poco due bambini, tagliare è una necessità. Niente più birre davanti alle partite, niente più giornale da leggere in metropolitana, niente più carne di prima qualità. Per la frutta e la verdura, invece, ci siamo organizzati fra amici e parenti: una volta alla settimana andiamo all’ingrosso e compriamo intere cassette di merce che poi distribuiamo fra di noi».

        I GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE
        Qualcuno si organizza in famiglia, qualcun altro lo fa con i condomini. Nascono così i Gas, i Gruppi di acquisto solidale, in cui decine di persone si uniscono per fare una spesa collettiva. Sono centinaia i comitati nati in tutta Italia contro il caro-carrello, la ricetta è semplice: si prepara una lista di prodotti, si stila un elenco di produttori (centri all’ingrosso, piccole aziende fuori città, cooperative) e si dividono i compiti. Qualcuno imbottiglia il vino comprato in damigiane, qualcun altro divide in sacchetti il riso acquistato in sacchi da trenta chili, chi è munito di macchina furgonata va all’ortomercato per caricare le casse di frutta, chi ha una bilancia in casa la distribuisce in vaschette da un chilo. Poi ogni famiglia prende il necessario: così si risparmia senza rinunciare alla buona tavola, si ha modo di controllare provenienza e qualità della merce acquistata, magari scegliendo tra chi pratica l’agricoltura biologica.

        I FANTASIOSI
        Ma è solo uno dei modi in cui si esprime la fantasia degli italiani nel districarsi tra aumento dei prezzi e diminuzione del proprio potere d’acquisto. Olimpia, impiegata di 40 anni, si è data alla culinaria: «Ho imparato a cucinare le patate in mille modi diversi, costano poco e riempiono. Vengono bene al forno con latte e besciamella o gratinate con pomodori». Altra merce a basso prezzo e alto contenuto nutritivo sono i legumi. Le signore presenti fanno a gara per esibire le loro ricette più economiche e saporite. Vince inaspettatamente il parrucchiere Alessandro, appassionato di cucina etnica: «Il mio piatto forte è di origine cubana, zuppa con ceci, fagioli, peperoni verdi e salsiccia. Io tengo sempre in dispensa i sacchi di legumi grandi, da due chili l’uno: così riesco a dar da mangiare anche a sei persone con meno di otto euro».