Chat con Epifani: «L’iperflessibilità non porta alcun vantaggio»

09/06/2003



    domenica 8 giugno 2003
    «L’iperflessibilità non porta alcun vantaggio»
    Mercato del lavoro, diritti, referendum: dialogo via chat tra Epifani e i lettori de l’Unità





    La chat con Guglielmo Epifani

    90mila contatti in 60 minuti
     Se non è stato record, poco c’è mancato. Dalle undici di sabato mattina a mezzogiorno e dieci, quando Guglielmo Epifani ha dovuto lasciare la redazione on line de l’Unità, i contatti col sito del giornale erano oltre novantamila. Qualcuno – un’agenzia di stampa per l’esattezza – s’è preso la briga di fare qualche calcolo. Scoprendo così che durante la chat col segretario della Cgil dedicato al referendum sull’articolo 18, s’erano collegati una media di mille e cinquecento
    lettori a minuto. Tanti i visitatori e tante le domande. Sul programma – visibile solo dai redattori dell’Unità on line – a mezzogiorno di sabato ad un certo punto c’erano più di duecento
    quesiti. Visto il tempo limitato – il leader della Cgil, impegnatissimo
    nella campagna per il sì aveva altri appuntamenti – s’è così deciso di selezionarle.
    Abbiamo provato a raggruppare le domande per grandi temi e a
    pubblicarne una per «categoria», chiamiamole così.
    C’è anche da dire – e non suoni come «contentino» per chi non è
    riuscito a dialogare, seppur virtualmente, col segretario della
    Cgil – c’è anche da dire, si diceva, che Guglielmo Epifani le ha volute leggere tutte. Ma proprio tutte.
    Cos’è mancato? Un po’ più di interattività. Nel senso che alcuni
    visitatori del sito hanno provato a controreplicare, a chiedere
    spiegazioni sulle spiegazioni. Il tempo a disposizione, però, ha
    reso impossibile fare una vera tavola rotonda virtuale. Resta
    comunque una promessa: Epifani ha detto che tornerà in redazione.
    Alla prossima chat, allora.

    ROMA La riforma del mercato del lavoro lanciata dal centrodestra? Conferma il valore del nostro “sì” nel referendum sull’articolo diciotto. E’ una delle risposte di Guglielmo Epifani, nel corso della Chat organizzata da Unità on line. Ecco un’ampia sintesi delle
    domande e delle relative risposte.

    Mercato del lavoro e referendum
    Il governo ha fatto la sua riforma del mercato del lavoro, sostenendo che è fatta per eliminare i lavori precari. A me sembra che li mortifichi. Che cosa ne pensi?
    E la nuova legge ha a che fare col referendum sull’articolo 18?

    Epifani: La tesi del governo non è fondata. Con questi provvedimenti il mercato del
    lavoro italiano diventa il più flessibile e deregolamentato d’Europa. E tutto
    questo con un forte connotato di precarietà, perché non è un caso che questi nuovi istituti non siano stati né preceduti né accompagnati, da una politica forte sulla
    formazione. E neanche da un’ estensione di diritti fondamentali, né da un intervento di tutela in materia previdenziale. Per quanto riguarda l’articolo diciotto è
    evidente che c’è un rapporto per quello che attiene la materia dei diritti. Il si per le riforme che noi chiediamo mi pare sia anche il modo per rispondere a questa
    sortita del governo.

    Io alle urne? E perché mai?
    Sono un Co.co.co. e per me l’articolo diciotto non serve a nulla. Perché dovrei votare?

    Epifani: Uno dei limiti di questo referendum è il carattere limitato della tutela che intende estendere. Però è altrettanto vero che c’è un valore simbolico che lega questo
    tema alla più generale scelta d’allargamento dei diritti. In fondo anche quando ci fu il movimento per difendere l’articolo 18, esso fu sentito come comune ad una politica d’estensione dei diritti.

    Sei rimasto amico di Cofferati?
    Non ti chiedo un giudizio politico perché tanto so che non mi risponderesti. Ti chiedo- me lo permettete? – una risposta sul «versante umano»: come sono i tuoi rapporti con Cofferati adesso?

    Epifani: I rapporti sono buoni come sempre. Sulla questione referendum abbiamo in effetti due opinioni diverse, differenti. Ma questo non toglie nulla ad un rapporto che per altro è anche molto antico.

    I diritti nelle piccole e nelle grandi aziende
    Caro Segretario, il fenomeno della frammentazione della produzione da parte delle grandi
    aziende verso le piccole imprese con meno di 15 dipendenti è da anni in crescita, proprio perché gli imprenditori vogliono avere le mani libere per ciò che riguarda le tutele dei lavoratori. Non credi che la grande impresa, in quanto destinatario finale del prodotto, debba essere responsabile dei diritti dei lavoratori del piccolo laboratorio decentralizzato
    e che a questi debbano essere estese le stesse tutele della imprese più grandi?

    Epifani: Uno dei problemi nuovi che reclama l’estensione delle tutele è proprio la possibilità che oggi c’è, di dividere il ciclo produttivo delle imprese, reso più facile dalle tecnologie e oggi anche dalla legge 30. Quindi quando si fa riferimento alla soglia
    dei 15 dipendenti dello Statuto bisogna anche aggiungere che l’impresa piccola di oggi non è l’impresa piccola di 30 anni fa

    L’articolo diciotto in Televisione
    È possibile che la Cgil, non sia riuscita ad imporre più spazi televisivi alla conoscenza del referendum sull’articolo diciotto? A che cosa può essere dovuto ciò? Magari al non coinvolgimento fino in fondo dell’organizzazione. Oppure al fatto che la maggioranza Ds
    si ricorda della Cgil solo in vicinanza delle scadenze elettorali?

    Epifani: Questo è uno dei problemi più gravi di questa campagna referendaria: e cioè l’assenza d’informazione sul referendum e sul merito del quesito. Che coinvolge
    grandi giornali, le tv pubbliche e quelle private. E questo non va bene dal punto di vista democratico, perché il cittadino ha il diritto di essere informato e poi,
    ovviamente, di fare la scelta che ritiene più opportuna. Ma l’informazione è un fondamento di questa libertà di scelta. Prevale un interesse che si potrebbe dire politico.

    Le donne nella Cgil
    Quando avremo una rappresentante "donna" nella Cgil? E come stiamo a parità nel tuo sindacato?

    Epifani: Noi siamo un’organizzazione che ha nella propria segreteria il 50% di dirigenti donne. Siamo l’organizzazione che ha al suo vertice più donne di qualsiasi
    altra, sia politica che sociale. Piuttosto mi ha colpito un fatto: all’assemblea annuale della Banca d’Italia su centinaia di presenti, forse le donne erano solo due. E nessuna donna, né nel direttorio, né alla presidenza del consiglio della banca.

    Il referendum e Berlusconi
    Vorrei chieder che cosa ne pensa di chi nella sinistra, sul tema dell’articolo 18, si trova in sintonia con Berlusconi, proprio adesso che bisognava dare una risposta unitaria, per dimostrare al Presidente del Consiglio che la sinistra c’è ed è unita. Non era l’occasione,
    questa, di dimostrare che siamo stufi di chi sta governando solo per se stesso e non
    per noi cittadini?

    Epifani: C’è un fronte dell’astensione molto vasto e plurale, con motivazioni diverse.
    E questo naturalmente può ingenerare confusione, nell’interpretazione finale dell’esito del voto. Per questa preferisco che sia chiara l’opzione di voto della Cgil. Anche se il quorum sul referendum sull’articolo diciotto non dovesse essere raggiunto molti sì possono rafforzare il fronte di chi vuole una riforma per estendere la tutela dei
    diritti.

    Mia moglie disoccupata
    Che cosa si sentirebbe di dire ad una persona disoccupata (mia moglie), alla quale dell’articolo 18 non importa un fico secco, ma vorrebbe piuttosto avere un’ opportunità
    di dimostrare il proprio valore in una qualsiasi azienda e che vede casomai in un’effettiva
    diminuzione del tasso di disoccupazione (il reale obbiettivo del governo) la massima garanzia di continuare in ogni caso a lavorare?

    Epifani: Le dico che l’articolo 18, o una tutela equivalente, non impedisce a nessuno di trovare un’occupazione. L’articolo 18 è quindi qualcosa che arricchisce la
    condizione, quando si trova un lavoro. Così come non è vero -come molti sostengono oggi – che l’articolo 18 favorirebbe il lavoro nero. Tant’è che abbiamo il più
    alto tasso di lavoro nero d’Europa e non abbiamo l’articolo 18 nella stragrande maggioranza delle imprese italiane.

    Perché il referendum prima non serviva?
    Sono un delegato Rsu di un’azienda del mobile di Prata di Pordenone. Al convegno di Udine prima che tu diventassi segretario avevi detto che il referendum non serviva. A che cosa serve dire sì oggi?

    Epifani: Confermo che questo non è un referendum voluto dalla Cgil e che ha dei limiti evidenti. Altra cosa però è trarne una conclusione – astensionistica o negativa – sul giudizio di voto. Perché l’obiezione che si deve rivolgere allo strumento referendario
    è che, naturalmente, è un surrogato molto improprio di un assetto di riforma che deve essere fondato – credo – su leggi e contratti.

    Perché fanno così Cisl e Uil?
    L’attacco della destra ai diritti dei lavoratori continua e la Cgil è l’ultimo baluardo della sfida. L’unità sindacale è un valore ma cosa può spingere, secondo te, Cisl e Uil ad assecondare questo tipo di politica ?

    Epifani: Cisl e Uil sottovalutano i rischi delle politiche del governo in materia di mercato del lavoro. Politiche che hanno due effetti: la prima è quella di abbassare le tutele, la seconda di spogliare il sindacato di prerogative contrattuali. Anche chi pensa di
    dare più spazio alla via contrattuale per la difesa dei diritti, oggi si trova in difficoltà.

    L’articolo 18 anche nel sindacato?
    Se voterò sì al referendum i dipendenti degli uffici sindacali saranno tutelati dall’art. 18?

    Epifani: Se prevalgono i sì quelle esenzioni per gli uffici sindacali e le altre associazioni non avrebbero più valore. Cioè si applicherebbe l’articolo 18 anche ai sindacati.

    Le tutele degli ipergarantiti…
    "Quello attuale è un passaggio molto difficile, i rapporti sociali vanno adeguati ad una realtà radicalmente cambiata. Gli ipergarantiti dovranno rinunciare a parte
    delle tutele di cui ora godono, bisogna adeguare il mercato del lavoro ad un mondo in cui il posto sicuro, a vita, va scomparendo". Come commenta queste parole
    pronunciate non da un falco liberista, ma da Bruno Trentin nel novembre del 1996,
    quando il governo dell’Ulivo muoveva i suoi primi passi?

    Epifani: Io non vedo, oggi, tutti questi ipergarantiti di cui parla lei, anzi. Vedo una condizione del lavoro, anche quello che una volta era considerato garantito, sempre
    più minacciata ed esposta a rischi. Basti pensare alle banche e ad interi settori del pubblico impiego, per dire di due categorie considerate ipergarantite e che oggi,
    onestamente, non lo sono più.

    Noi Co.Co.Co. che prospettive abbiamo?
    Referendum a parte, quali iniziative la CGIL intende attivare per entrare nel disperato mondo dei Co.co.co. & similia?

    Epifani: Noi abbiamo una proposta di legge che tende a ridurre drasticamente l’uso improprio dei contratti cosiddetti Co.Co.Co., presentata adesso anche
    in Parlamento. E quindi sosterremo questa impostazione di riforma.

    Sarà Fausto Bertinotti a vincere?
    Carissimo Guglielmo, se vincesse il Sì, oltre a restituire una dignità negata da sempre ad una parte dei lavoratori, la vittoria politica conseguente, potrebbe effettivamente
    risultare solo quella di Bertinotti?

    Epifani: No, perché in questo come in altri casi, i risultati positivi sono per i lavoratori, non per questo o quel partito, non per questo o quel sindacato. E lo stesso andamento elettorale di Rifondazione Comunista nelle ultime amministrative, conferma questa tesi.

    I tanti “non so” del nostro sondaggio
    Una domanda della redazione de l’Unità on line. Nel sondaggio che pubblichiamo in Home Page, alla domanda se abbia fatto bene o no la Cgil a prendere posizione, la stragrande maggioranza risponde sì. Colpisce però che una percentuale rilevante d’utenti
    risponda: non so. Che cosa significa? Che fra i nostri lettori, nella sinistra, è ancora forte la voglia di un sindacato apolitico? Che non prende posizione?

    Epifani: Intanto da questo sondaggio c’è la conferma di quello che avvertiamo nelle assemblee che stiamo facendo in tutta Italia: e in altre parole che fra i lavoratori
    la scelta della Cgil è assolutamente compresa e condivisa. Quanto all’area dell’incertezza,
    questa, secondo me, deriva da due questioni: la prima che effettivamente la semplificazione referendaria si presta a qualche dubbio. Noi stessi, prima di decidere,
    abbiamo riflettuto a lungo. In secondo luogo perché non c’è ancora un’informazione precisa sulla portata del quesito, le sue implicazioni. E quindi un lettore si trova
    in mezzo a messaggi di diverso segno e talvolta fa fatica a decifrare con chiarezza.

    Il referendum serve a noi metalmeccanici senza contratto?
    Sono un metalmeccanico senza contratto, visto che sono iscritto alla Fiom e la Fiom non ha firmato quella miseria. Ma il referendum aiuterà la nostra situazione?

    Epifani: Tutto quello che rafforza la politica dei diritti, aiuta, secondo me, le battaglie contrattuali in generale. Poi, per la questione dei meccanici, le cose sono più complesse perché siamo in presenza di un accordo separato e dell’esigenza di riprendere una
    titolarità contrattuale da parte della Fiom. Insieme a questo, c’è la necessità di dare finalmente delle certezze di regole democratiche all’esercizio della contrattazione
    collettiva e della rappresentatività sindacale.

    A cura di
    Stefano Bocconetti
    e Bruno Ugolini