Champion, Camusso scrive alle operaie

27/06/2012

Firenze – L`ispettorato del lavoro ha convocato per oggi i vertici aziendali della Champion di Scandicci presso i propri uffici a Firenze, ieri la visita inaspettata allo stabilimento. La notizia giunge a metà pomeriggio tra le lavoratrici in assemblea e in mezzo a una ridda di appelli incrociati lanciati per cercare di scongiurare un epilogo senza senso per una fabbrica che non ha problemi di fatturato, ma ha deciso di chiudere i battenti e andare altrove. Il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso definisce la vicenda della Champion emblematica e chiede l`intervento del ministro del lavoro: «È inaccettabile che cali il silenzio su una vicenda come questa, e si permetta ad una impresa di non applicare le leggi dello Stato». È la risposta a una lettera aperta inviata dalle 50 lavoratrici dell`azienda, le quali hanno anche invitato Renzi e Bersani a esprimersi sulla vertenza in occasione delle primarie del Pd. Presto, perché il tempo corre e tra pochissimi giorni chi vorrà continuare a lavorare dovrà trasferirsi a Carpi, nel modenese, altrimenti possono sempre licenziarsi, in 20 lo hanno già fatto, un`altra con il figlio di un anno lo farà a breve e altre ancora si aggiungeranno. È quanto passa la ditta, da mesi insensibile alle richieste inoltrate a più riprese dalle parti in causa di ricorrere almeno agli ammortizzatori sociali, incurante dei tavoli istituzionali snobbati senza nessun pudore, indifferente alle varie interpellanze parlamentari, a partire da quelle presentate dal senatore Pd Achille Passoni. Una linea dura portata avanti pur in presenza di due persone colpite da handicap e di un organico composto quasi nella totalità da donne con famiglie a carico. «Siamo di fronte ad un`azienda che rifiuta qualsiasi confronto richiesto da organizzazioni sindacali ed istituzioni – continua Camusso – e licenzia di fatto 50 donne lavoratrici a causa della decisione di trasferire a 150 km di distanza la produzione, senza neanche dare loro la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali, senza alcun sostegno al reddito, in spregio a qualsiasi forma di rispetto». Posizione condivisa anche dall`assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni.
LA PROROGA
Questo è quanto, solo per cause di forza maggiore le lavoratrici hanno avuto una proroga del trasferimento, è stato posticipato dal 1 all`il luglio, ma non certo per la benevolenza dei vertici aziendali. Piuttosto, si tratta di verificare le strutture dopo il terremoto. Anche questo a qualcuno sembra una follia: a Scandicci si chiude una fabbrica perfettamente funzionante per andare a lavorare in un capannone come quello di Campo Galliano ( visto che quello di Carpi è inagibile e non è dato sapere quando sarà riaperto), dove si sta stipati come sardine e senza linee telefoniche. È l`ennesimo paradosso che si aggiunge a questa vicenda. Intanto, la mobilitazione va avanti. Ora, l`obiettivo del sindacato è riuscire ad aprire un tavolo con l`azienda e garantire gli ammortizzatori sociali alle lavoratrici. «Puntiamo a ottenere almeno le dimissioni consensuali che danno la possibilità di avere la disoccupazione – dice Chiara Liberati di Filcams Cgil – ma anche su questo l`azienda si riserva totale discrezione». Tradotto, significa che a qualcuno le concederà, a qualcun altro no. In compenso sono state tutte impugnate le lettere di richiamo inviate ad alcune lavoratrici, colpevoli di avere rilasciato dichiarazioni alla stampa.