“Cgil” Valeria, che tesse un nuovo sindacato

02/03/2006

      Luned� 27 febbraio 2006
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      Il Congresso di Rimini dall’1 al 4 marzo
      I casi

        Categorie - �Non siamo contro le delocalizzazioni – dice il segretario della Filtea Valeria Fedeli – purch� si rispettino i diritti sociali minimi anche all’estero�

          Valeria, che tesse un nuovo sindacato

            I tessili, gli anti-metalmeccanici. Fanno accordi, appoggiano l’innovazione. E i risultati li premiano

              di Maria Silvia Sacchi

                Poco prima di pronunciare il suo �non c’� solo la Fiom nella Cgil� al congresso dei metalmeccanici del 9 febbraio a Montesilvano, provincia di Pescara, Guglielmo Epifani aveva parlato a Milano, collegato in video conferenza con ilcongresso dei tessili della Filtea. Parole diverse. Rivolte a una di quelle �altre� categori che, evidentemente, secondo il segretario generale della Cgil, hanno fatto un lavoro contrattuale �straordinario�. Non a caso ne ha sottolineato l’ultimo accordo firmato, mentre di quello in corso ha detto �spero si possa fare e che possa rappresentare un atto di fiducia verso il futuro�. E ha tenuto a rimarcare la collaborazione con le imprese: �Una collaborazione reale, che giudichiamo importante e che sar� sempre pi� necessaria�.

                Proprio il rapporto sindacati-industria � una delle specificit� di questa componente sindacale (poco pi� di 105mila iscritti). Che, per Adolfo Pepe, direttore della Fondazione Di Vittorio e docente di storia contemporanea a Teramo, �forse insieme al chimico, � stato il comparto guida che ha condotto a relazioni industriali pi� stabili e mature. Sicuramente – aggiunge – nel clima di globalizzazione che viviamo il modello dei tessili pu� essere indicato come via da seguire, e questa � un’indicazione perch� la Fiom rifletta; anche se va detto che i metalmeccanici si scontrano con una realt� sociale, produttiva, di categoria e una controparte ben diversa da quella dei tessili. Il pluralismo federale � una risorsa, permette che, a seconda delle diverse stagioni, un modello faccia da traino agli altri�.

                Secondo Pepe �l’elemento chiave che rende originale il settore moda in Italia � l’idea che relazioni industriali concertative possano rappresentare il punto di partenza strategico per affrontare le sfide di una globalizzazione economica iperliberista e senza regole che colpisce soprattutto settori come il tessile-abbigliamento�. �Noi non siano contro il lavoro prestato altrove – dice Valeria Fedeli, dal luglio del 2000 segretario generale della Filtea – ma con regole e diritti. Per questo siamo stati i primi a fare accordi europei. Per esempio, quello per il quale le imprese si impegnano a rispettare diritti sociali minimi anche quando lavorano fuori dal proprio Paese�. Una collaborazione pi� volte riconosciuta dagli industriali: �� un vantaggio – ha detto il loro presidente, Paolo Zegna – che speriamo si possa mantenere. Abbiamo avuto la fortuna di essere cresciuti uno con l’altro, in realt� piccole dove si navigava insieme�.

                I due aspetti – attaccamento al territorio e natura delle imprese – � parte di questa differenza. �Superati i passaggi duri degli anni Settanta e la perdita delle grandi imprese – spiega Pepe -, il tessile ha scoperto il territorio; � stata la spina della quarta Italia e ha portato al formarsi di relazioni collaborative favorite da una imprenditorialit� sensibile, che sa fare innovazione, ha rispetto del lavoro. E che � la pi� esposta alla globalizzazione�.

                �CC’� una parte significativa delle imprese che ha investito di suo – riconosce Fedeli -, senza avere avuto niente dallo Statto, e neanche riconoscimento sociale�. � da questo �circuito virtuoso� che � nato il sistema di relazioni industriali che, per esempio, ha saputo anticipare negli anni ’80 l’accordo del ’93. La consequenza, dice il segretario Filtea, � che �mentre in Gran Bretagna e in Germania le industrie della moda chiudevano, in Italia siamo riusciti a mantenerle in vita e ancora oggi questo sistema contribuisce al 17% dell’occupazione manifatturiera e al 10% del valore aggiunto�. Beninteso, uno dei settori pi� in difficolt�, insieme al metalmeccanico, e che ha perduto negli ultimi anni oltre 100mila posti. Ma che resiste nonostante tutti lo considerino ormai da anni maturo.

                Dai tessili sono venute grandi innovazioni in tema di contenuti sindacali, e non solo sindacali: le tutele della maternit� e del lavoro a domicilio, la parit� salariale e la parit� uomo-donna nel lavoro, le pari opportunit� e i congedi parentali, gli orari di lavoro, la lotta al lavoro minorile… I tessili, poi, gi� stanno sperimentando forme di contrattazione interaziendale e hanno lanciato la contrattazione per filiera.

                �Chimici e tessili – spiega Pepe – hanno in comune una cultura riformista. Ma nei tessili questa ha una valenza fortemente sociale, mentre i chimici puntano pi� alla gestione degli accordi�. E questo ha sicuramente a che fare con quella che � la prima specificit� del settore: la componente femminile della forza lavoro. � questa che spiega l’approccio pragmatico ai problemi, che indica i temi per cui muoversi. �Non si considera mai abbastanza la grande adattabilit� ai cambiamenti che hanno le lavoratrici tessili – dice Fedeli -. Ma questo � statto uno dei motivi principali della tenuta del settore�. Cos�, � stato consentito presto alle imprese di tenere aperti gli impianti di domenica, ma riducendo l’orario di lavoro nella settimana, come volevano le addette che dovevano star dietro alla famiglia. Non c’� opposizione preventiva alla chiusura di imprese, ma si chiede che tutto il sistema imprenditoriale di una certa zona si faccia carico di ricollocare i dipendenti coinvolti nella crisi. Ancora, sindacati e imprese si sono battuti insieme per l’etichetta di origine sui prodotti importati nell’Unione europea e per l’innovazione. �Il filone di ragionamento � sempre lo stesso degli inizi – dice Fedeli -: rispetto per l’impresa e per la dignit� del lavoro. Se un’impresa va bene � un vantaggio anche per il lavoro�.

                Una forza, l’anima femminile. Ma anche una debolezza. Perch� � nella componenete di genere che deve trovarsi anche la causa della scarsa visibilit�, e dunque di peso politico. �Nell’immaginario collettivo – conclude Fedeli – l’operario � uomo ed � metalmeccanico. Le donne del tessile sono le mogli degli operai metalmeccanici�.