“Cgil” Un’occasione per ridare fiducia al Paese

01/03/2006
    mercoled� 1 marzo 2006

    IL DOSSIER I
    Il commento

      Un’occasione per ridare fiducia al Paese

        Rinaldo Gianola

          Se la Cgil, che oggi si riunisce a congresso, dovesse pensare semplicemente a un bilancio dei suoi ultimi quattro anni, la valutazione sarebbe probabilmente positiva. Il pi� grande sindacato italiano ha risposto all’offensiva del governo Berlusconi che fin dai suoi primi atti ha operato per dividere le confederazioni e, in particolare, per isolare la Cgil. Il sindacato di Epifani ha resistito ed � rimasto in ottima salute perch� ha immediatamente svelato e combattuto il disegno del centro destra, che con l’appoggio della Confindustria di Antonio D’Amato, puntava non solo al ridimensionamento del ruolo del mondo del lavoro, ma a disarticolare le organizzazioni intermedie di rappresentanza dei corpi sociali. Oggi, mentre ci auguriamo che una svolta politica nella conduzione del Paese sia imminente, � bene ricordare che la battaglia condotta dalla Cgil per la difesa dello Statuto dei lavoratori e dell’articolo 18, compreso il referendum per la sua estensione, � stata un fattore coagulante di larghi settori della societ�, dei lavoratori, di movimenti di opinione che, nel momento pi� difficile per il centro sinistra, hanno dato visibilit� e rappresentanza a un’opposizione debole e smarrita.

            In questa battaglia la Cgil ha giocato un ruolo di supplenza di una politica che stentava a ritrovarsi di fronte ai colpi di maglio del centro destra. Non sappiamo dire, anche se possiamo immaginarlo, dove avrebbe portato questa supplenza se fosse continuata nel tempo, ma non c’� dubbio che le battaglie della Cgil, comprese quelle che hanno fatto storcere il naso ad alcuni ambienti del centrosinistra, sono state un elemento decisivo per tenere viva l’opposizione sociale e politica. E’ troppo facile ricordare che alcune delle analisi svolte negli anni dalla Cgil sono diventate patrimonio comune anche di molti altri. Oggi � la stessa Confindustria a riconoscere che c’� stato un �declino� della nostra economia, rivalutando cos� la diagnosi della Cgil che, fino a poco tempo fa, veniva accusata di catastrofismo. N� si pu� dimenticare che nel 2001 avevano qualche ragione quei tremendi metalmeccanici della Fiom quando contestavano la scalata della Fiat alla Montedison perch� la ritenevano un pericoloso diversivo rispetto alla drammatica crisi dell’auto che sarebbe scoppiata da l� a poco.

              Di tutto questo va dato atto alla Cgil. Ma non baster� un orgoglioso riconoscimento della propria coerenza e delle proprie ragioni per rendere proficue queste giornate di Rimini. La Cgil ha l’occasione di parlare al Paese, un mese prima delle elezioni. Ha l’opportunit� di presentare la sua analisi della crisi italiana e di proporre la terapia adeguata, nel pieno rispetto della propria autonomia ma anche senza timori e distacchi reverenziali dalla politica perch� l’emergenza attuale impone l’impegno di tutti. Le sfide che la Cgil ha gi� discusso in questi mesi e che porta oggi all’esame del congresso sono decisive per il futuro del Paese: difendere la Costituzione; riavviare un processo di investimenti industriali capace di generare ricerca, sviluppo, occupazione, tecnologie anche attraverso un nuovo patto fiscale dal forte contenuto etico; tutelare alcuni settori strategici dell’economia nazionale (energia, petrolio, telecomunicazioni, reti) magari imparando dai cugini francesi; garantire una scuola aperta, democratica, efficiente; dare dignit� e garanzie al popolo dei “nuovi lavori”. In questo ambito, ci pu� stare anche un confronto con Montezemolo sul modello contrattuale, ben sapendo che non � con la compressione dei salari o la riduzione dei diritti che le imprese recuperano competitivit� e margini di profitto.
              Infine c’� una questione che attiene alla democrazia e alla rappresentanza dei tanti soggetti interni al “grande meticcio”. La stagione congressuale era iniziata con un’unit� quasi imbarazzante, poi sono emerse posizioni differenti come si conviene a un grande corpo democratico. Se ci sono divergenze � un bene che vengano esplicitate nel congresso. Proprio da questa ricchezza dialettica la Cgil pu� trarre ulteriore forza per le prove future.