Cgil unitaria per il congresso: salvo due tesi

21/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

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    CAPITALE/LAVORO

      Cgil unitaria per il congresso
      Salvo due tesi

        Epifani presenta il documento del direttivo: «patto fiscale» con il nuovo governo, aperture a Montezemolo, unità con Cisl e Uil. Il dibattito si riscalderà su contratti e democrazia

          ANTONIO SCIOTTO

            ROMA
            Il direttivo Cgil ha votato (lunedì) e presentato (ieri) le tesi del quindicesimo congresso nazionale. Sono dieci, si intitolano: «Riprogettare il paese. Lavoro, sapere, diritti, libertà», e hanno l’intento, come ha sottolineato il segretario generale Guglielmo Epifani, di «ridare centralità al lavoro». L’assise si terrà – è ormai tradizione del sindacato – a Rimini, dall’1 al 4 marzo 2006, dunque poco prima delle elezioni politiche. Il congresso parte unitario (è la prima volta dal 1991), anche se la discussione si animerà su due tesi chiave: la contrattazione e le regole della democrazia. L’intero documento, infatti, è passato con voto favorevole unanime, fatte salve due astensioni. Sui due punti «caldi», il dibattito è stato più articolato: sulla democrazia, in particolare, si sono affrontati due testi contrapposti, di Epifani e Gian Paolo Patta, esponente di «Lavoro e società». C’è poi la possibilità che il leader Fiom Gianni Rinaldini presenti due tesi proprie su democrazia e contratti, ma non si saprà prima di venerdì, alla conclusione del comitato centrale Fiom. Giorgio Cremaschi, infine, leader di «Rete 28 aprile», sta raccogliendo le firme per un eventuale documento alternativo, ma sembra più probabile che confluirà sulle tesi di Rinaldini.

            Il preambolo alle 10 tesi parte da un bilancio degli ultimi 4 anni (non solo l’arco temporale dal congresso del 2002, ma anche il quadriennio terribilis a guida Berlusconi), ed è una sfilza di disastri: «Il paese si presenta con il volto di una crisi profonda: dissesto produttivo e industriale, recessione, carenza di infrastrutture, assenza di politiche per il Sud; arretramento di scuola, ricerca e università; una politica sociale che ha teso a colpire il carattere universalistico dell’offerta pubblica, privilegiando un’offerta privata di bassa qualità e alti costi, senza attenzione verso le aree crescenti della povertà». Ecco, dunque, la ragione «fondativa» del Congresso: «Definire un progetto per la ricostruzione del paese, per la sua rinascita civile e morale, partendo dalla centralità del lavoro».

              Anche la Cgil, come aveva fatto la Cisl al suo recente congresso, propone un nuovo «patto» alle forze politiche e alla Confindustria, su diversi fronti, ovviamente. Al pubblico, Epifani indica innanzitutto l’esigenza della «lotta alla precarietà del lavoro e contro il sommerso, per un’occupazione di qualità». E ancora, «una programmazione democratica e partecipata dello sviluppo, nel quadro di un rafforzamento del welfare, inteso esso stesso come fattore di sviluppo e redistribuzione e di una politica fiscale diversamente orientata».

                E’ qui che si situa il nuovo concetto di «patto fiscale»: la Cgil chiede scelte «che esplicitamente assumano la crescita dei redditi da lavoro e da pensione, le politiche di sostegno agli investimenti e ai trasferimenti selettivi verso le imprese». Il tutto da concretizzare con «un intervento di fiscalizzazione contributiva sui salari più bassi, di restituzione del drenaggio fiscale, di riequilibrio della tassazione fra rendite, patrimoni e redditi da lavoro». «La natura di questo patto – si legge ancora – presuppone la condizione che non vi sia una logica dei due tempi, tra risanamento e redistribuzione». Articolato il giudizio su Confindustria: negativo quello sulla fase D’Amato, che «ha concorso in maniera diretta alle esplicite responsabilità ed errori del governo», mentre la guida Montezemolo «ha consentito un dialogo fondato sul rispetto e il raggiungimento di accordi importanti». La porta resta aperta, anche se «un insieme di fattori che vedono al primo posto la crisi economica, ha determinato un irrigidimento delle imprese ai tavoli contrattuali aperti, frutto di una linea sbagliata e arretrata, con il rischio di ripetere gli errori del passato».

                  C’è dunque la base di dialogo necessaria per andare a un nuovo patto che rinnovi quello ormai obsoleto del `93, e si ribadisce a Cisl e Uil la volontà unitaria, con la proposta di scrivere insieme una «carta programmatica dei valori del sindacalismo confederale»: la guida Epifani è decisissima verso il sottolineare l’unità, «al di là delle differenze e dei pluralismi». In questo senso sono determinanti i due temi «caldi» già all’interno della Cgil, appunto contrattazione e democrazia. Sul primo, è passata l’unica tesi proposta (salvo un emendamento di Dino Greco, bocciato) che parla di «inflazione effettiva e quote di produttività nel primo livello»: superata dunque l’inflazione programmata, si punta all’effettiva per tutelare il potere di acquisto; inoltre, si parla di produttività già nel primo livello, mentre Cisl e Uil puntano a demandarla interamente al secondo. Tra gli astenuti su questa tesi, Rinaldini e Re David, della Fiom nazionale: Rinaldini, come già detto, si riserva di presentare una tesi alternativa. Chi contesta l’impostazione approvata dal direttivo, ritiene che non si possa tutelare il potere d’acquisto facendo riferimento al solo parametro dell’inflazione, e che si debba stabilire con maggiore determinatezza il ruolo che ha il contratto nazionale nella garanzia del salario.

                    Stesso discorso sulla democrazia: in questo caso, però, una minoranza di circa 25 membri ha votato a favore della tesi di Gian Paolo Patta. La tesi di maggioranza dice che «per la Cgil l’espressione democratica dei lavoratori resta una pratica e un obiettivo irrinunciabile». E aggiunge: «Chiedere che sia il voto democratico a validare piattaforme e accordi, costruire anche per via legislativa una cornice di regole in grado di misurare la rappresentatività non è una fuga in avanti». La tesi di Patta, che verrà comunque ripresentata per il Congresso, chiede di proporre una legge che preveda: 1) l’abolizione del terzo garantito di Rsu alle organizzazioni più rappresentative e firmatarie del contratto; 2) che un numero definito di Rsu, lavoratori o una singola organizzazione possano chiedere un referendum vincolante sugli accordi. Il discrimine, sarebbe soprattutto sull’obbligatorietà del voto in caso che una parte ne faccia richiesta: lo stesso Epifani ha affermato che «sul tema c’è un dibattito, come è normale in una organizzazione democratica, e che tutti sono d’accordo sull’obiettivo di fondo, anche se ci sono idee diverse sui metodi di votazione». Sull’argomento, pure Rinaldini si è riservato di intervenire con una tesi alternativa.

                      Per le tesi e i documenti alternativi c’è tempo fino all’1 agosto: il 5 settembre si farà il punto. Dal 10 ottobre al 10 dicembre i congressi di base. Con il nuovo anno, e fino al 16-18 febbraio, infine, i congressi di categoria.