Cgil, una nuova stagione di lotte

17/05/2004



sabato 15 maggio 2004

Cgil, una nuova stagione di lotte
Epifani: il governo cambi linea o sarà sciopero.
Il 21 dal pubblico impiego prima risposta sulle pensioni

DALL’INVIATA Felicia Masocco

CHIANCIANO I sindacati non aspetteranno il 2008 per dare una risposta al governo e all’ arroganza con cui ha proceduto sulle pensioni. La decisione di porre la fiducia sulla delega previdenziale diventa terreno di scon tro a partire da subito, da venerdì prossimo quan do a Roma mani festeranno i lavoratori del pubblico impiego, del la scuola, della sanità, dell’ università e della ricerca. Lo sciopero generale unitario a difesa del contratto e dei diritti si carica di altre motivazioni e ieri dalla tribuna del Palazzo dello sport di Chianciano, Guglielmo Epifani ha dato il «serrate le fila» alla Cgil, perché si rafforzi la presenza in piazza San Giovanni e la protesta si allarghi alla difesa del sistema previdenziale. «Poi decideremo, unendo le riflessioni a Cisl e Uil, come proseguire la lotta», ha detto. La Cgil non smobilita. All’orizzonte c’è la presentazione del Dpef, il documento di programmazione economica che svelerà il modo in cui la squadra di Silvio Berlusconi intende muoversi. Se le linee saranno quelle note per la loro iniquità e inefficacia per Epifani «si dovrà riprendere la mobilitazione fino allo sciopero». Una valutazione, e le decisioni, vengono affidate alla riunione delle segreterie unitarie Cgil, Cisl e Uil che si terrà nei prossimi giorni.

L’assemblea dei delegati si è chiusa con un affondo a tutto campo da parte del leader della Cgil al governo, che si distingue per la «litigiosità», artefice di una politica che «non determina le condizioni di sviluppo, tanto più se dobbiamo arrivare a Lisbona. Ma se continuiamo su questa strada, non arriviamo neanche da Roma a Genova». Ancora: «Giorno dopo giorno i ministri litigano sulle scelte da fare. Il vicepremier dice una cosa, il ministro dell’Economia quatto quatto, senza che nessuno se ne accorga, ne fa un’altra». Per non parlare del ministro del Lavoro «non se ne è mai visto uno che invece di provare a risolvere le vertenze le aggrava», o di un sottosegretario (sempre al Lavoro) che «auspica che la polizia intervenga contro i lavoratori».

Contro il governo la guardia resta alta, in compenso la Cgil «apre» agli interlocutori, a Cisl e Uil, certo, ma anche alle imprese. Non è sfuggita a nessuno l’attenzione con cui il leader della Cgil si è rivolto alla nuova leadership di viale dell’Astronomia. Il 27 maggio si terrà la prima assemblea generale di Confindustria sotto la guida di Luca Cordero di Montezemolo, un’occasione «solenne» da cui la Cgil si aspetta la conferma di quei segnali, colti qui e lì, di rottura con il passato di Antonio D’Amato. Chiudendo i lavori della conferenza di Chianciano Epifani ha rilanciato la necessità di un confronto col nuovo vertice degli industriali che porti alla ridefinizione, all’ aggiornamento del Patto per lo sviluppo firmato nel giugno di un anno fa. «A noi interessa un confronto ravvicinato tra Confindustria e sindacati per mettere insieme sulla carta le idee che servano per fronteggiare la crisi industriale, visto che il vecchio documento firmato con D’Amato è rimasto lettera morta e i problemi si aggravano sempre di più». L’obiettivo è arrivare ad «un’idea condivisa della gravità della crisi e delle sue caratteristiche».

La crisi industriale è al primo punto per la Cgil e di fronte a questa priorità «i contratti e il resto» vengono dopo nel rapporto con Confindustria, «non posso cominciare dal rovescio», ha voluto precisare Epifani. Per il quale è una «strana cultura» quella seguita dal governo «che parla sempre di mercato e poi, contraddittoriamente, mette sempre ostacoli alle scelte che le imprese devono fare e genera convenienze negative per lo sviluppo delle imprese». L’ultimo esempio, la proposta di trasformare in prestiti gli incentivi alle imprese con il rischio di bloccare gli investimenti.

Al mercato lasciato a se stesso, la Cgil oppone la necessità di un nuovo ruolo «pubblico»: «Serve una guida, un’intelligenza, un orientamento, una responsabilità pubblica», ed è questo il perno di quella che è stata definita «nuova programmazione» economica.

La due giorni di Chianciano si chiude all’insegna dell’unità, non solo per le prove di dialogo con Cisl e Uil. Ma anche per l’unità interna, «nelle scelte di fondo», ha sottolineato Epifani, anche se la Cgil, «è pervasa da tante soggettività che sono la nostra forza».

Quanto alla strategia, quella delineata sembra coniugare la continuità con il passato ad elementi nuovi dovuti agli scenari in trasformazione. Per dirlo il segretario generale ha ripreso una metafora usata dal suo predecessore, Sergio Cofferati al quale ha espresso «l’augurio di vincere una battagia difficile e importante». Era una barca che nella nebbia manteneva la rotta con «la bussola dei diritti», quella di Cofferati. «Questa barca, piano piano, arrancando in queste condizioni ma mantenendo la rotta ferma, ha visto spuntare dalla nebbia tante altre barche che le si sono affiancate e siamo stati in condizione di vederle e di non scontrarci», ha detto Epifani.

«E se tutto questo è vero credo che questa nebbia possa piano piano diradarsi. Abbiamo bisogno di vedere la terra se vogliamo costruire il futuro».