“Cgil” Una concreta autonomia

07/03/2006
    domenica 5 marzo 2006

    Pagina 1 e 7 – CAPITALE/LAVORO

    CONGRESSO CGIL

      Una concreta autonomia

        Loris Campetti

          C’� quasi un conflitto di interessi, tra la calda ovazione regalata dal palco e dalla platea di Rimini al candidato premier dell’Unione Romano Prodi e i bisogni, le domande, la dura materialit� della condizione dei lavoratori e dei pensionati che la Cgil rappresenta. Un conflitto tra due esigenze altrettanto concrete che coinvolgono gran parte del mondo del lavoro in tutte le forme in cui esso � stato frantumato, non soltanto dalle politiche liberiste e volgarmente precarizzanti di Berlusconi e del suo governo.

            La prima esigenza � quella di cambiare registro, liberarsi di un incubo e ripristinare regole democratiche in cui agire il conflitto sociale. La seconda nasce proprio dalla natura inevitabile e salubre del conflitto stesso, motore di qualsivoglia cambiamento dei rapporti di forza nel paese.

              Se � vero, come dicono tanto Epifani che Prodi, che in 5 anni il nostro paese � diventato pi� povero, pi� ingiusto, pi� immorale nella distribuzione delle ricchezze, come si pu� pensare a un’inversione di tendenza netta e visibile senza l’azione autonoma, libera, della Cgil e di quei cinque milioni e mezzo di uomini e donne che ne costituiscono l’ossatura? Forse la contraddizione � solo apparente.

                Forse tutti a Rimini, dal segretario generale all’ultimo in ordine alfabetico dei 1.222 delegati, sono coscienti che non possono esistere per un sindacato (di classe?) governi amici, ma solo interlocutori pi� o meno democratici, pi� o meno permeabili dal conflitto sociale. Forse tutti si rendono conto che la promessa di Prodi di non procedere con la politica dei due tempi – prima il risanamento, leggi i sacrifici, e poi il cambiamento nello sviluppo – potrebbe infrangersi contro il peso dell’eredit� incassata da cinque anni di deregulation berlusconiana. E potrebbe infrangersi contro un centrismo interclassista che non conosce pi�, o non � interessato a modificare le pesanti condizioni materiali in cui vivono milioni di lavoratori dipendenti e pensionati. A qualcuno – ci si passi l’ingenuit� – potrebbe venire in mente che se per la sconfitta di Berlusconi si battono tanto la Confindustria quanto la Cgil, bisogner� pur distribuire la gratitudine equanimemente in caso di vittoria dell’Unione. Come se tutti, operai e padroni, fossero egualmente vittime del berlusconismo. Ecco allora che l’autonomia concreta della Cgil sarebbe il miglior antidoto alla riproposizione del brutto un film gi� visto tra il `96 e il 2001.I delegati riuniti a Rimini sono portatori di un disegno che parte – dovrebbe partire – dalle condizioni materiali dei lavoratori e le travalica.

                  Un disegno che rimanda a una parola d’ordine che ha segnato l’unica radicalit� di questi anni: un altro mondo � possibile. Un disegno che mette al primo posto la pace, la solidariet�, la democrazia, l’eguaglianza, e certo non in un paese solo. Difficile mettere tutto ci� dentro un patto di legislatura. Impensabile delegarlo a un governo amico.

                    Ora, � certo che i dirigenti e i militanti della Cgil saranno il motore della campagna elettorale dell’Unione. Lo sarebbero stati anche se il congresso si fosse svolto dopo il 10 aprile. Forse, per�, un congresso post-elettorale avrebbe garantito una maggiore dialettica interna al sindacato, attrezzandolo a una stagione di ricostruzione difficile in cui la Cgil non potr� fare sconti a nessuno. Perch� il liberismo, e questo lo sanno tutti i delegati di Rimini, non � il marchio di garanzia di un solo partito, n� di un solo schieramento.