Cgil: «Un atto contro il popolo della pace»

23/03/2004


  sindacale



martedì 23 marzo 2004

Cgil: «Un atto contro il popolo della pace»
La condanna della segreteria per l’aggressione ai Ds.
I riformisti: non basta. Patta: ma non si può limitare il diritto di critica

Giuseppe Vittori

MILANO – fatti di sabato, la grande manifestazione per la pace, la contestazione a Piero Fassino, hanno acceso il dibattito all’interno della Cgil. Dopo le prime dichiarazioni di Guglielmo Epifani, che condannava in modo «netto e assoluto l’atto di aggressione nei confronti dei militanti dei Ds», un documento della segreteria nazionale giunge alla conclusione che «l’atto di pochi contro i militanti diesse è stato un atto contro il popolo della pace». Nove dirigenti riformisti (Aldo Amoretti, Elisa Castellano, Ettore Combattente, Tamara Ferretti, Franco Giuffrida, Mariano Giuliano, Agostino Megale, Antonio Panzeri e Giorgio Roilo) chiedono qualche cosa di più: va bene la condanna ma non basta, bisogna dire che «non risulta più compatibile manifestare assieme a coloro che usano un linguaggio violento e intollerante teso a intimidire
chi ha opinioni diverse».
Ma c’è chi reagisce in senso diverso: va bene contrastare gli episodi di violenza, ma attenzione a non strumentalizzarli per una «tabula rasa di una parte significativa della sinistra e dei movimenti…». Lo sostiene Gianpaolo Patta, leader dell’Area Lavoro Società, sinistra della Cgil. Patta condivide l’impegno del suo sindacato contro la violenza, ma mette in guardia dalla tendenza «a cercare di limitare il diritto di critica per le posizioni espresse da una parte dello schieramento dell’opposizione».
E insiste contro la linea della maggioranza Ds: un grave errore mobilitarsi
per la pace e nello stesso tempo manifestare assieme a coloro che appoggiano i bombardamenti e le azioni unilaterali degli Stati Uniti, «come fanno Silvio Berlusconi e i suoi alleati». Patta conclude: «Continueremo a manifestare con il movimento della pace e continueremo a criticare Berlusconi». Come si ripromette peraltro la Cgil, che chiude il suo documento con un impegno alla mobilitazione:
eravamo in piazza il 20 marzo con le parole d’ordine di sempre, no alla guerra, no al terrorismo, no alla violenza, immediato ritiro delle truppe dall’Iraq e immediato ingresso dell’Onu. «La Cgil continuerà ad esserci,
chiarendo ora per allora che siamo una forza tranquilla e non un servizio d’ordine» e invitando alla riflessione: «ci sarà una discussione da fare». Discussione già aperta, che proseguirà e che godrà di un appuntamento
particolare proprio fra una settimana, lunedì, quando si riunirà la Tavola della pace (della quale la Cgil fa parte). Epifani ancora ieri ha sottolineato che «occorre dare pieno valore al significato democratico della manifestazione di sabato e alle sue parole d’ordine». Necessità che era sottolineata anche dal documento della Cgil: sono in gioco la sopravvivenza stessa e la forza del movimento e la sua capacità “inclusiva”, quella così evidente il 20 marzo, ma nel contempo indebolita dagli incidenti che l’hanno segnato. Poi un giudizio, negativo, sull’informazione: «non c’è dubbio che esista un interesse profondo nel descrivere, come la maggioranza dei media hanno fatto, la manifestazione del 20 marzo come una manifestazione totalmente diversa da quella che abbiamo vissuto: grandissima, pacifica e di popolo». Pericolo di una interpretazione strumentale sottolineato anche da Gianni Rinaldini, segretario Fiom: accanto al rifiuto di «qualsiasi atto di violenza o intimidazione che sono altra cosa dalla legittima contestazione», vanno evitate le strumentalizzazioni, «che di fatto stanno oscurando l’imponente manifestazione di sabato per il ritorno delle truppe dall’Iraq e contro il terrorismo».
Ma, sostiene ancora la Cgil, «le diverse strumentalizzazioni, comprese quelle che attengono alle dinamiche tra i partiti, non sono in ogni caso sufficienti a risolvere gli interrogativi sul perché e a chi giovi che una pratica politica pacifista debba sopportare di essere segnata ed esposta essa stessa alla violenza: perché l’atto di pochi contro i militanti ds è
stato un atto contro il popolo della pace. Non solo perchè effettivamente una parte di esso è stato oggetto di lanci e insulti; soprattutto perchè quella logica è estranea alle scelte del popolo della pace che sabato collettivamente ha subito una grave lesione».