Cgil, tutti a Roma per il lavoro la Toscana mobilita 400 pullman

26/11/2010


Il sindacato: in 11 mesi 50 milioni di ore di cassa integrazione
CON sulle spalle il peso di 50 milioni di ore di cassa integrazione chieste nel 2010, la Toscana salirà domani sui 400 pullman che la Cgil si impegna a portare a Roma. Qualcuno andrà anche in treno e in auto. Partiranno presto per raggiungere alle 8,30 piazza della Repubblica, da dove partirà uno dei due cortei diretti a piazza San Giovanni per il comizio in cui Susanna Camusso parlerà di «Difesa del lavoro e futuro dei giovani», come è il titolo della manifestazione nazionale indetta dal sindacato. Sarà dunque una Toscana che vive sulla pelle i problemi del lavoro che sparisce e dei giovani privi di futuro. Solo un anno fa le ore di cassa integrazione erano 30 milioni, E nel 2008, prima della crisi, 7 milioni e 200 mila. Un salto agghiacciante.
«Il peggio dal punto di vista sociale arriverà nel 2011», prevede Daniele Quiriconi che insieme a Daniela Cappelli, ambedue della segreteria Cgil, e al segretario Alessio Gramolati spiega la situazione toscana. Perchè non è finita. Sui tavoli della Regione ci sono almeno 50 vertenze in sospeso, di altrettante aziende che rischiano, chiudendo, di licenziare 10 mila lavoratori, 4.000 dei quali divisi tra le 12 più grandi, a cominciare da Eaton, Sasch, Isi, Mabro. Quiriconi ricorda che mentre in genere la cigs, la cassa integrazione straordinaria, serve per le ristrutturazioni, ora, tra le ultime 50 domande, 40 sono di aziende che chiudono.
Un disastro in cui la Cgil accusa il governo di non fare niente e per il quale chiede per prima cosa di riorganizzare l´ombrello. Ovvero di riformare gli ammortizzatori, ora diversi a seconda delle dimensioni di azienda, del settore, dell´età, del contratto, in due uniche categorie. La cassa integrazione uguale per tutti (e non più quella ordinaria, la straordinaria, l´altra in deroga) e un sussidio di disoccupazione anche quello pari per tutti e che non si limiti, come è adesso per alcune categorie, a 450 euro per 8 mesi. Il sindacato chiede anche che anche le aziende artigiane e dei servizi contribuiscano a pagare gli ammortizzatori come fa l´industria, senza lasciarli tutti sulla fiscalità generale. Sintetizza Gramolati: «L´Italia ha scaricato il peso della competizione, che è un problema del sistema paese, su chi è socialmente più debole e successivamente sui giovani. Con gli accordi separati si è creato il rischio di un patto corporativo a danno di questi ultimi. C´è bisogno di un grande rinnovamento sociale che ponga al centro il lavoro e i giovani». Di questa nuova stagione la Toscana, spiega Gramolati durante il convegno di ieri su lavoro e giovani cui hanno partecipato anche Confindustria, Cna e Lega Coop, si candida come modello a livello nazionale. Sulla base di relazioni industriali qui , a detta di tutti, più produttive che altrove.