“Cgil” Trovato l’accordo sul comitato direttivo

06/03/2006
    sabato 4 marzo 2006

    Pagina 8 – LAVORO-ECONOMIA

      Il “patto dei 12” alla fine non regge, 17 posti per i “rinaldiniani”

        Cgil, l’unit� � salva. Trovato l’accordo
        sul comitato direttivo

        Fabio Sebastiani
        Rimini (nostro inviato)

          Alla fine il quindicesimo congresso della Cgil si chiude in modo davvero unitario e con un Comitato direttivo formato da 161 eletti. Il gruppo dei “rinaldiniani” accetta, con un grande mal di pancia, i 17 membri. Il segretario della Fiom, per�, avverte: �Ne riparleremo�. Per i sostenitori della tesi alternativa 9b la rappresentanza avrebbe dovuto essere di 18 sindacalisti, ma all’ultimo momento Franco Grondona ha cambiato gruppo di riferimento, senza che a questo abbia corrisposto un risarcimento. Ai pattiani sono andati 23 posti del direttivo nazionale. E’ evidente che in questo caso il “patto dei 12” ha mancato il suo obiettivo, in quanto questo numero non corrisponde al precedente 20%.

            Su autonomia, azione rivendicativa e abrogazione degli orrori dell’esecutivo del centrodestra, l’intervento di Prodi in qualche modo ha fatto da “cartina di tornasole” al dibattito in Cgil. Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, se Prodi vince il suo primo atto, �come Zapatero�, dovr� essere la “cancellazione” delle truppe dall’Iraq. Senza dimenticare alcune altre importanti cancellazioni come la legge 30 e la controriforma Moratti. Il punto politico del suo intervento � la distinzione sul “cambiamento profondo”, �che non identifica la posizione della Cgil con quella del candidato premier�. La parola chiave � naturalmente “concertazione”, evocata da Prodi. �Quella strada � conclusa – dice Cremaschi – occorre ora un processo rivendicativo�. E’ chiaro che il “patto di legislatura” mal si lega con il “processo rivendicativo”. E Cremaschi, come Rinaldini, � tra quelli che si vuole tenere le mani libere anche con un “governo amico”. Non � dello stesso avviso Fausto Durante, membro della segreteria Fiom, che invece ricalca in pieno lo schema dell’accordo politico.

              Per Enrico Panini, segretario generale dell’Flc, sindacato della Scuola e della Ricerca, �l’autonomia del sindacato � un bene prezioso. L’autonomia non � indifferenza, l’autonomia � programma, � la capacit� di decidere democraticamente obiettivi, di farli vivere con gli strumenti dell’azione sindacale, di costruire vertenze, di valutare con il ricorso al voto dei lavoratori gli esiti della propria azione, di ricorrere agli strumenti del sindacato come le mobilitazioni e le lotte per sostenere le proprie ragioni. La Cgil ha incrociato negli ultimi anni i movimenti e i giovani. A questi ultimi ha saputo dare una prospettiva. Questa fase non � finita�

              Anche Valeria Fedeli, segretaria della Filtra, e indicata dal Corriere della Sera come modello del “sindacato anti-Fiom”, ripropone a Prodi la “questione sociale nel paese”: �Ricordatevi che troppo e in troppi in questi anni ci si � scordati di chi lavora guadagnando 800 euro al mese, in regime di flessibilit�, in prima linea nella battaglia per la competitivit�. Ricordatevene, perch� senza di loro non si vince la sfida della competizione�.

                Andrea Montagni, segretario della Camera del lavoro di Firenze, vede in prospettiva un sindacato �vivo� solo se � in grado di dare risposte �ai giovani e ai lavoratori over 40 espulsi dalla produzione, che combattono nella precariet� la battaglia dell’esistenza con redditi uguali a quelli dei pensionati�. Ora �� arrivato il momento della restituzione – dice, ricalcando l’intervento di Luigi Angeletti, segretario della Uil – e dobbiamo spendere tutte le nostre energie perch� ci� avvenga�.

                  Paolo Nerozzi, membro della segreteria nazionale della Cgil, invita a partire dalla condizione concreta dei lavoratori e delle persone, con due temi prioritari: �la centralit� del lavoro e dell’organizzazione del lavoro; la precariet� che colpisce tanti giovani, rendendo incerto il loro futuro, e il senso di insicurezza degli anziani�. Serve un patto di legislatura? Un patto fiscale? �Preferisco patto di cittadinanza, ma chiamatelo come vi pare, senza paura delle parole: la strada resta quella della concertazione�, conclude Nerozzi.

                    Una posizione nettamente opposta a quella di Gianni Rinaldini, che interviene poco prima di Prodi. �Al disagio non si pu� rispondere riproponendo l’accordo del 23 luglio 1993 – dice Rinaldini -, le condizioni generali del nostro Paese sono assai diverse da quelle degli anni 90. Servono invece accordi, patti su singole grandi questioni, dal fisco alla sicurezza sociale. Condivido quindi l’idea che sia necessario un patto fiscale. Solo che, per togliere ogni equivoco, eviterei di chiamarlo accordo di legislatura: diciamo che sar� un accordo che dovremo verificare via via�.