“Cgil” Troppi movimenti, poco sindacato (2)

10/02/2006
    venerd� 10 febbraio 2006

    Pagina 45 – Economia

      Inchiesta 2
      Viaggio nella Cgil

        Troppi movimenti, poco sindacato
        sotto accusa la "diversit�" Fiom

          Lo strappo di Epifani: "Nella Cgil non ci siete solo voi"

            dal nostro inviato
            Roberto Mania

              MONTE SILVANO – Guglielmo Epifani infrange quasi un tab� quando, proprio davanti ai settecentotrenta delegati metalmeccanici al ventiquattresimo congresso, dice che �nella Cgil non c�� solo la Fiom�. Certo, di per s� � un�affermazione ovvia, �una banalit�, dir� qualcuno pi� tardi. Ma non � vero. Quella del leader della Cgil, nonostante i toni bassi, come nel suo stile, � apparsa una sfida alla "diversit�" della Fiom. Quella "diversit�" tanto orgogliosamente coltivata dai suoi dirigenti, e cos� spesso vissuta con malcelato fastidio dalle altre categorie del sindacato. �Dove – insiste Epifani – sono cresciute altre esperienze e altre identit�. Dove altre categorie hanno sviluppato processi contrattuali straordinari, come gli edili, il commercio, la scuola. Io mi sono battuto per evitare, anche al nostro interno, l�isolamento della Fiom. La Cgil – aggiunge – � un grande meticcio e ora tutti dobbiamo lavorare per questo�. La mitica Fiom, dunque, la scuola d�eccellenza dei grandi leader sindacali trattata come – o quasi – le altre categorie. D�altra parte, da un paio d�anni ha perso anche il primato degli iscritti a vantaggio della funzione pubblica.

              Lo strappo di Epifani finisce cos� per scoperchiare le tensioni tenute sopite nel dibattito congressuale (quello della Cgil si terr� a Rimini dal 1 al 4 marzo) grazie alla presentazione di una sola mozione emendata in un paio di questioni-chiave (la riforma dei contratti e la rappresentanza sindacale). Da tesi alternative. Il cui primo firmatario, per�, e in due casi su tre proprio il leader della Fiom, Gianni Rinaldini. Tesi, quindi, che sono diventate automaticamente quelle della Fiom. Rinaldini ha ottenuto circa il 15% dei voti. Lo scontro � proprio su come tradurre questo consenso nella composizione dei gruppi dirigenti. �Ma – secondo Epifani – se c�� un accordo vero sulla linea politica, non ci pu� essere divisione sugli apparati. Altrimenti prima o poi ci vorr� un chiarimento�.

              L�appuntamento � a Rimini. Ma intanto Epifani ricorda che se non si fosse alzato dal tavolo con la Confindustria, quel famoso 14 luglio 2004, cosa che non aveva mai fatto prima, �oggi saremmo in un vicolo cieco: senza il nuovo contratto dei metalmeccanici e senza le nuove regole della contrattazione�.

              Rinaldini non l�ha presa bene. Oggi risponder� dal palco, concludendo i lavori del congresso. Intanto dice che il "cortocircuito" non nasce dalla presentazione di tesi alternative (�l�auspicio di Bruno Trentin era sempre stato quello di congressi per tesi e non per mozioni contrapposte�) bens� dal patto tra i dodici membri della segreteria nazionale con cui si sono "garantiti" i posti alle vecchie aree programmatiche, che si erano sostituite alle correnti di partito. �Una spartizione preventiva a tavolino�, la chiama il suo alleato e compagno di segreteria Giorgio Cremaschi.

              Una lotta politica difficile da spiegare perch� tipica della complessit� e delle tortuosit� della Fiom. Che dalla fine degli anni Novanta, con la leadership di Claudio Sabattini, ha intrapreso un cammino inedito: quello dell�"indipendenza" dalla Cgil e quello di essere parte del movimento mondiale anti-liberista. �Nel luglio del 2001 – ricorda Rinaldini – la Fiom era a Genova, con i no global. La Cgil no�. E poi le grandi manifestazioni contro la guerra in Iraq per la pace. Oggi � all�interno del movimento no Tav. Giorgio Airaudo � il segretario della Fiom di Torino, lui non � d�accordo con chi ha tentato di bloccare il cammino della fiaccola olimpica ma non esita a dire che �la fiaccola � un business e che � figlia di questa globalizzazione�. Questa � la Fiom, un mix di tradizione operaista e neo-antagonismo sociale. Che, nella sua maggioranza, sembra esaltare il conflitto contro le compatibilit�. Ma che spesso rischia di perdere di vista la sua funzione se il segretario nazionale Fausto Durante (espressione della sparuta ma combattiva area dei cosiddetti riformisti) si becca un sacco di applausi quando sostiene: �Stiamo diventando dei grandi teorici, ma perdiamo colpi nella pratica. Dobbiamo rilanciare la formazione per imparare a leggere le buste paga�. Un paradosso, ma detto da un sindacalista… Questo � anche il sindacato che prova a corteggiare Fausto Bertinotti, non a caso presente marted� scorso all�apertura del congresso. �Un segno di attenzione importante�, secondo Rinaldini, iscritto ai Ds e vicino all�area di Cesare Salvi.

                Anche la Fiom aspetta il prossimo congresso. Si spera, di centrosinistra. Nell�attesa, la linea � quella di Epifani che riceve oltre dieci applausi dai delegati. Nessun nuovo patto sociale dai confini incerti e nel quale non sono pi� possibili scambi; ma un patto fiscale per riportare equit� nella distribuzione dei redditi, con la restituzione del fiscal drag, il ripristino della tassa di successione sulle grandi eredit�, il riequilibro delle aliquote sulle rendite. Questo propone Epifani e chiede al prossimo governo di accettarlo formalmente �perch� fidarsi � bene, ma non fidarsi � meglio�. La Cgil dice s� al piano di riduzione del costo del lavoro lanciato da Romano Prodi ma – avverte – �dev�essere esplicito che una parte deve andare direttamente ai redditi da lavoro dipendente�. Poi torna l�orgoglio della Fiom: �Perch� sia chiaro – dice Sandro Bianchi, coordinatore nazionale per la cantieristica – la vera differenza tra le politiche economiche e sociali di un governo di centrodestra e uno di centrosinistra, la dobbiamo fare noi�. E allora Rinaldini chiede una "rottura" rispetto all�epoca berlusconiana che vuol dire anche abrogazione della legge Biagi perch� �se Prodi pensa ad alcune modifiche, queste sarebbero insufficienti�.