Cgil, tregua armata su Melloni il tessitore

04/03/2010

BOLOGNA – CESARE Melloni segretario "a tempo", eletto da due terzi del direttivo: 96 a favore, 4 contrari e 40 astenuti. E sullo sfondo un segretario in pectore, Danilo Gruppi, che si presenta come il leader della maggioranza. Un finale da "tregua armata" al congresso della Cgil. Per la prima volta nella sua storia, in un clima da palazzetto dello sport, con interventi scanditi da standing ovationa da buuu di protesta, la Camera del lavoro ha visto il formarsi di due schieramenti contrapposti. Finisce l’epoca delle liturgie unitarie e delle votazioni unanimi. Inizia l’era del sindacato che dovrà cercare sulle cose e sui progetti un’unità per niente scontata. Da una partei sostenitori di Guglielmo Epifani (parte del vecchio gruppo dirigente più i pensionati dello Spi) che hanno votato i loro rappresentanti nel direttivo. Dall’altra i ribelli della Fiom, di gran parte della funzione pubblica, della Filcams. E in mezzo accuse reciproche di avere spaccato e indebolito il sindacato più forte. L’ultima giornata del congresso, ieri, ha consegnato alla città una realtà nuova per la Cgil. Inutili i conciliaboli della notte, con Gruppi, Pizzica, il direttore Sabbiuni fino alle due di notte alla camera del lavoro, Melloni a parlamentare con Epifani in albergo, la minoranza riunita a parte. La mattinata inizia con le recriminazioni. Gruppi contesta all’opposizione «una discussione lacerante che indebolisce il sindacato». Papignani della Fiom fra applausi e proteste chiede a Epifani se si prenderà la responsabilità di una rottura a Bologna. Pizzica, dello Spi ribatte: «Effetti di una divisione voluta da voi». E chiede una conclusione fondata sulla chiarezza. E lo stesso fa Guglielmo Epifani nel suo intervento finale: «L’esito politico del congresso è indubitabile, prima ne prendiamo atto tutti assieme meglio è». Perché «abbiamo guardato al nostro interno anche troppo». Ora c’è da ricostruire l’unità e di mettersi al lavoro. Con Melloni segretario «perché tutti abbiamoa cuore l’unitàa partire da lui». L’ultima prova di forza è sulle mozioni e finisce 63% contro 37%. Poi si vota Melloni cui la minoranza concede l’astensione per stima personale. Basterà? «Sarò il segretario di tutti, per ricucire – dice – e per preparare un gruppo dirigente unitario».I problemie gli impegni non mancano. Dallo sciopero del 12 marzo, ai tagli di personale nelle aziende che, ricorda Gruppi, «continueranno». E alla Cgil che contesta la debolezza politica delle giunte, il segretario del Pd Andrea De Maria, replica: «Su Delbono non sono d’accordo, sul resto, discutiamone».