Cgil: tagliare l’Irap è criminale

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

      pagina 14

      Rapporto Ires

      Cgil: tagliare l’Irap è criminale
      I contratti? Un cavallo di Troia

        Roma
        CRIMINI «Toccare oggi l’Irap, prima del Dpef e di un serio piano di rientro del deficit sarebbe criminale». Lo stop agli ennesimi sgravi (promessi) del governo Berlusconi arriva dalla Cgil, in occasione della presentazione del rapporto Ires. L’allarme ha un interlocutore preciso: il nuovo Ragioniere generale dello Stato. «La soluzione a cui si sta lavorando – spiega Beniamino Lapadula – ci sembra tardiva e inefficace. Speriamo che Mario Canzio non accetti di avallare coperture fasulle, come l’ipotesi di trasformare la regola del 2% nell’1%. Questa non sarebbe una copertura: dev’essere chiaro. Piuttosto sarebbe opportuno chiedere una rapida e approfondita verifica della finanza pubblica, senza la quale l’operazione Irap rischia di aggravare la situazione».

          Insomma, l’emergenza conti pubblici sta al primo posto anche in un momento di crescita sotto zero: la stima Ires sul Pil 2005 è analoga a quella Ocse, cioè -0,6 o «comunque più vicina all’1 (sotto zero, ndr) che a zero» dichiara Aldo Eduardo Carra direttore del centro studi del sindacato. «Non fare una manovra correttiva in questa situazione è un errore – dichiara Marigia Maulucci, segretaria confederale – O si corregge ora, oppure si prepara una manovra per il 2006 tra i 40 e i 50 miliardi.

          Chi pagherà questa manovra?». Sottinteso: con la mossa sul modello contrattuale è chiaro che si vuole ancora una volta farla pagare ai lavoratori. Senza tener presente che «il potere d’acquisto sui salari lordi nel triennio 2002-2004 è calato dell’1,1% – spiega il presidente dell’Ires Agostino Megale – cioè di circa 800 euro, da aggiungere al mancato recupero del fiscal drag (423 euro nel triennio). In totale le famiglie dei lavoratori dipendenti hanno perso 1.200 euro». Per questo in Corso d’Italia si chiede una nuova politica dei redditi.

            Ma per ora siamo ancora ai numeri – catastrofici – di una crisi aggravata da 4 anni di errori. La Tremonti bis non ha funzionato, gli sgravi Irpef neppure la produzione industraile è ai minimi storici, c’è la fuga dagli investimenti. Anche il tanto decantato aumento dell’occupazione è l’ennesimo «imbroglio» contabile del governo di centro-destra. Lo stesso Istata ha rilevato che quell’aumento è attribuibile in gran parte alla regolarizzazione degli immigrati. Dunque si tratterebbe «solo» di emersione dal nero. L’Ires è andato più a fondo, considerando anche il lasso temporale con cui gli stranieri vengono regolarizzati. In questo modo si scopre che nel 2004 l’occupazione è diminuita di 37mila unità.

            Di fronte al disastro il governo intende rispondere con tagli all’Irap e con nuovi modelli contrattuali. «Con l’Irap si rischia di fare lo stesso errore dell’Irpef – spiega Lapadula – Que gli sgravi hanno messo a rischio i conti e non sono serviti a far ripartire l’economia. Se per finanziare gli sconti Irap si alzeranno altre tasse (finora si è parlato di aumento dell’Iva o delle accise della benzina e degli alcolici, ndr) l’effetto per l’economia sarà peggiore. Se poi si pensa di riattivare gli investimenti, tutti sanno che non si investe perché si hanno incentivi, ma solo se si offre una prospettiva.
            In gergo si di ce, il cavallo non beve». Sui contratti Maulucci è perentoria: «Il tavolo sul modello contrattuale è un cavallo di Troia studiato per creare difficoltà tra i sindacati: ma non lo faremo entrare. Le posizioni tra i sindacati sono articolate – dichiara – Ma un governo che non ha ridato il fiscal drag, che non ha fatto una equa politica redistributiva, ha le carte per mettere in discussione l’accordo del ‘93?». Evidentemente no.

          b. di g.