Cgil sotto pressione, eredità pesante per Epifani il riformista

01/07/2002


30 giugno 2002



DIETRO LE QUINTE

Cgil sotto pressione, eredità pesante per Epifani il riformista

      ROMA – Ci mancavano solo i veleni del caso Biagi. Appena pochi mesi fa per Guglielmo Epifani, mite vicesegretario della Cgil, sarebbe stato veramente difficile immaginare di ricevere (tra una settimana) il testimone da Sergio Cofferati nel bel mezzo di una bufera. Il panorama è cambiato velocemente. Il sindacato è spaccato e la rottura tra la Cgil, che continua a scioperare, e Cisl e Uil, che invece vogliono l’accordo col governo, è di quelle gravi e destinate a durare, come ha già detto lo stesso Epifani. La Cgil è isolata sul terreno di una lotta che trova il sostegno convinto solo di Rifondazione e del Pdci mentre i Ds sono divisi. I rapporti col centrosinistra sono stati investiti dal ciclone dell’articolo 18. E così Epifani, che un anno fa era stato il protagonista (con una relazione al direttivo della Cgil) dell’apertura alla Margherita di Francesco Rutelli («vogliamo avere rapporti diretti e sistematici con questa formazione»), si trova ora schiacciato sulle posizioni della sinistra intransigente, lui che viene da un passato di socialista riformista. Infine, le lettere del consulente del governo ucciso a marzo che saltano fuori ora e investono Cofferati, reo, secondo i suoi accusatori, di aver alimentato un clima di tensione sociale sfruttato dai terroristi (in una lettera Biagi racconta di aver saputo di minacce che gli sarebbero state fatte dal leader della Cgil). «Una situazione completamente diversa da quella del giugno ’94, quando Cofferati fu eletto successore di Bruno Trentin», ricorda Walter Cerfeda, dal ’93 al 2001 nella segreteria confederale della Cgil e ora responsabile del segretariato per l’Europa. «La Cgil da meno di un anno aveva fatto l’accordo di politica dei redditi col governo Ciampi e Sergio ne era stato un protagonista». Sul piano contrattuale si era aperta una stagione tranquilla sulla base di regole condivise con la Confindustria e i rapporti con Cisl e Uil erano buoni. Il sindacato marciava compatto, come si vide nella battaglia vittoriosa contro la riforma delle pensioni proposta dal primo governo Berlusconi combattuta proprio pochi mesi dopo l’elezione di Cofferati. E che, continua Cerfeda, contribuì a dare «grande autorevolezza» a un segretario allora poco conosciuto che ereditava la pesante eredità di Trentin, padre nobile della sinistra.
      Epifani ha un solo vantaggio rispetto a Cofferati: eredita una Cgil più unita (anche perché più vicina alle posizioni della sinistra interna). Su questo sono tutti d’accordo. E dell’unità avrà molto bisogno il nuovo segretario generale, sottolinea Antonio Panzeri, segretario della Cgil milanese: «E’ una situazione maledettamente complicata. C’è un tentativo evidente di delegittimare la Cgil in un quadro di più generale impoverimento del tessuto democratico. La risposta dovrà essere quella di rendere ancora più coeso il gruppo dirigente». Inutile tentare di insinuare nella Cgil il dubbio che l’uscita delle lettere di Biagi possa essere una operazione nata a sinistra per attaccare il governo sul ritiro della scorta al professore e che poi si è ritorta contro Cofferati una volta che sono saltate fuori alcune frasi scritte dallo stesso consulente. Anche Panzeri, uno dei dirigenti più disposti a uscire dal conformismo di appartenenza, fa fatica ad allontanarsi dalla linea ufficiale: «Non so come nasce questa operazione, la magistratura dovrà fare chiarezza. Ma il risultato è chiaro: è un attacco nei nostri confronti».
      E’ il momento del serrate le fila. La vicenda Biagi è solo l’ultima bastonata, dice Giuseppe Casadio, segretario confederale molto vicino a Cofferati: «Abbiamo visto fin dall’inizio del conflitto sull’articolo 18 la gravità della situazione. Sapevamo a cosa andavamo incontro. Ma certo la brutalità delle intenzioni verso la Cgil, rivelata dalla vicenda Biagi, era imprevedibile». L’uscita di Cofferati dal vertice della Cgil allenterà la pressione? Anche qui chi lo pensa fa fatica a dirlo. «Certo – dice Casadio – c’è anche un elemento di personalizzazione, ma l’attacco è alla Cgil». Epifani, nella conferenza stampa di due giorni fa, era accanto a Cofferati e ha voluto dire poche frasi, ma significative: «Questo attacco è inquietante perché avviene mentre sono in corso le nostre iniziative di lotta, che si svolgono nella più assoluta correttezza, tranquillità e determinazione». Parole che rivelano il sogno del segretario entrante di tornare presto alla normalità sindacale, di essere un segretario normale in un Paese normale, lasciandosi alle spalle i veleni e gli incubi di questi giorni.
      «Guglielmo raccoglie un’eredità molto difficile, ma ha vissuto anche momenti peggiori», dice Rosario Trefiletti, un passato di dirigente nella Cgil, oggi presidente della Federconsumatori, ma soprattutto grande amico di Epifani, col quale va allo stadio per sostenere la comune squadra del cuore, l’Inter. «Ci sono stati gli anni di piombo, c’è stata la spaccatura dell’84 sul decreto di San Valentino che per certi versi fu più grave di quella attuale perché non solo divideva la Cgil dalla Cisl e dalla Uil, ma attraversava la Cgil stessa. Oggi Guglielmo è giustamente preoccupato e guai se non lo fosse, sente il peso della responsabilità di guidare il più grande sindacato italiano, ma troverà le soluzioni necessarie». Veleni permettendo.
Enrico Marro