Cgil: siamo 5.600.000 iscritti

10/03/2005

    giovedì 10 marzo 2005

      Cgil: siamo 5.600.000 iscritti
      Crescono i lavoratori immigrati. Il congresso sarà nella primavera del 2006

        Felicia Masocco

          ROMA Gli iscritti alla Cgil continuano ad aumentare, sfiorano quota 5 milioni 600mila (5.587.307) e sono 71.777 in più rispetto al 2003, l’1,30%. Nel 2004, per il settimo anno consecutivo il saldo è stato dunque positivo e i numeri fanno del sindacato di Corso d’Italia la terza organizzazione europea dopo i tedeschi della Dgb e gli inglesi delle Trade Unions. E precedendo le critiche di chi ama pensare a un sindacato di pantere grigie, la Cgil fa notare che i pensionati crescono (+1,12%) ma i lavoratori attivi crescono di più (+1,53%). Sono queste le cifre che l’accompagneranno al quindicesimo congresso: si terrà alla sua scadenza naturale, nella primavera del 2006.

            Tra le novità del tesseramento ci sono gli immigrati cresciuti complessivamente del 30% rispetto all’anno precedente e diventati il 7% dei lavoratori attivi. Un risultato cui concorrono certamente i servizi offerti a uomini e donne alle prese con i permessi di soggiorno e la morsa burocratica della Bossi-Fini, ma – come ha spiegato Guglielmo Epifani – anche l’impegno di tutta la confederazione per garantire diritti ai lavoratori stranieri e all’azione di contrasto ad una normativa xenofoba e razzista. Il sindacato diventa quindi multietnico facendo da specchio alle trasformazioni che attraversano il mercato del lavoro e il paese. E non è l’unico punto di aderenza. Guardando la nuova distribuzione degli iscritti, balzano agli occhi i segni negativi davanti alle categorie dell’industria mentre vanno avanti i servizi e gli atipici. Calano i metalmeccanici della Fiom (-1%), calano i tessili (-4,42), e gli agroalimentari della Flai (-0,25%): decrementi che si spiegano più con la perdita di posti di lavoro dovuta alla fortissima crisi dell’industria che con la caduta di appeal di queste sigle. La Fiom infatti ha una media di nuovi iscritti che oscilla tra il 16-18% a fronte di un turnover che per la confederazione si attesta tra il 10-12%: oltre mezzo milione di persone che quest’anno per la prima volta ha scelto la Cgil.

              Sul totale degli iscritti le donne sono il 44%, crescono complessivamente del 10% ma nel Nidil, la sigla che raccoglie i lavoratori atipici, l’aumento è del 25%. Questo sindacato fa un salto in avanti dell’11% a riprova di ciò che sta diventando il mercato del lavoro. Si tratta perlopiù di giovani sotto i 30 anni (sul totale degli iscritti aumentati del 6%) che chiedono tutele e diritti, uomini e donne non facili da contattare e da organizzare data la frammentarietà dei posti di lavoro «per loro spesso l’adesione al sindacato è causa di discriminazione» ha spiegato Epifani. Continua poi a crescere la Funzione pubblica (+2,55%) che conferma il primato degli iscritti, e si ingrossano le fila dei lavoratori dei servizi e del terziario con la Filcams che registra +4,60%. Per quanto riguarda la «geografia», le nuove tessere sono distribuite in tutto il territorio, il Sud meglio del Nord, unico dato negativo (-0,75%) è quello del Friuli Venezia Giulia.

                Con questi numeri la Cgil si prepara ad avviare la macchina organizzativa che la porterà al congresso nella primavera del 2006. «Lo faremo alla sua scadenza naturale» ha detto Epifani, nessuno slittamento per le elezioni politiche, «siamo in campo con una nostra autonoma capacità di elaborazione». Sarà il primo congresso con Epifani leader e verrà preceduto da migliaia di assemblee, voteranno 1 milione e 300mila iscritti. Si è discusso anche di questo ieri nel direttivo della confederazione che ha confermato le forti critiche al provvedimento sulla competitività e al governo. «Critiche a cui va data continuità», afferma il segretario generale, «credo serva un confronto e una verifica con Cisl e Uil per mettere insieme una comune valutazione e poi decidere le eventuali iniziative di lotta».