Cgil, si profila un appuntamento congressuale a tesi

18/04/2005

    sabato 16 aprile 2005

      Contrari all’idea del documento unico, come proposto da tutta la segreteria, sia Giorgio Cremaschi che Ferruccio Danini. In questo modo si andrebbe verso una assise di transizione senza nuovi orizzonti
      Cgil, si profila un appuntamento congressuale a tesi

        dei Fabio Sebastiani

          Anche se in modo informale il percorso congressuale della Cgil è cominciato. Nei giorni scorsi la segreteria, tutta, ha lanciato l’idea di un documento unitario. Ammesso che si faccia il prossimo anno, che non si tengano cioè le elezioni anticipate, il congresso della Cgil non sarà, come di consueto, a mozioni contrapposte, ma a tesi, senza la possibilità di presentare emendamenti alternativi alle tesi.

          Questa impostazione modificherebbe le dinamiche di formazione dei gruppi dirigenti legate alle aree programmatiche-congressuali.
          La proposta ha ricevuto il via libera sia di quelle parti della segreteria che fanno riferimento ai Democratici di sinistra, sia di segretari come Nerozzi e Patta. Quest’ultimo, che ha chiesto precise garanzie sulla continuità dell’esistenza dell’area di Lavoro e Società, fino al congresso precedente era all’opposizione. A non essere d’accordo con la formula del "tutti insieme appassinatamente" si sono detti Giorgio Cremaschi e Ferruccio Danini. Nel mezzo d queste due posizioni troviamo Gianni Rinaldini, segretario di quella Fiom che ha deciso di aprire una offensiva a tutto tondo su salari e democrazia sindacale, e Dino Greco, segretario della Camera del lavoro di Brescia. Rinaldini ha espresso molta cautela sulla proposta del segretario generale della Cgil. E per il momento non gli sono arrivati segnali incoraggianti. Anzi, Epifani ha respinto al mittente la richiesta di creare un qualche collegamento tra le tesi congressuali e i delegati.

            Il congresso a tesi, che per la verità ancora non sono state scritte, porrebbe problemi enormi dal punto di vista della distribuzione degli incarichi. Come si fa a rispettare tutte le "sensibilità" quando non ci si scontra su niente e si è d’accordo su tutto? Ecco profilarsi l’idea di una patto politico interno, e quindi non dichiarato, che avrebbe il pregio di funzionare come una sorta di "sagoma" dentro la quale disegnare la distribuzione dei posti. L’unico difetto, non certo secondario, è che questo modo di procedere congelerebbe di fatto i rispettivi rapporti di forza all’oggi. E quindi si profilerebbe un congresso non in grado di aprire alcuna nuova fase. Non a caso molti l’han già chiamato una assise di transizione. Ma davvero la situazione è così immobile come pensa di rappresentarla Guglielmo Epifani? Siamo alla vigilia di decisioni importanti: Quale modello contrattuale seguire? Come si innova il sistema produttivo italiano? Che fine fa tutta la precarietà prodotta in questi anni? E’ possibile un sindacato che abbia un rapporto più democratico con i lavoratori? La destra interna pensa che tutti questi nodi non esistano: "Tanto vale tornare esplicitamente alla concertazione", dicono. Su questo principio cardine ha addirittura mettere in seconda linea il raggruppamento dei "Quarantanove".

            Ritornare alla concertazione sic et sempliciter sarebbe un vero e proprio disastro per il movimento dei lavoratori. Epifani per il momento ha deciso di non sciogliere il nodo. Cremaschi e Danini sono all’offensiva. «Solo la mozione alternativa – sottolinea Giorgio Cremaschi – può far diventare vivo questo congresso». E aggiunge: «Abbiamo vinto contro Berlusconi adesso si tratta di confrontarci con il centrosinistra e la Confindustria». Per Ferruccio Danini, «c’è un largo divario tra le dichiarazioni e la pratica sindacale». E ancora, «alla proposta manca una definizione precisa, ci sono solo i titoli. Di cosa parlaliamo?».