Cgil: salari sempre più poveri L’80 per cento sotto i 1500 euro

10/03/2010

La crisi c’è ed è grave per nove lavoratori su dieci, si fa sentire sulle condizioni di vita e allunga ombre sulle prospettive. È così che i lavoratori vivono e percepiscono le difficoltà dell’economia. Le verificano ogni giorno: con la riduzione dell’orario di lavoro, con la cassa integrazione, con la mobilità, con il contratto non rinnovato. O semplicemente con il taglio di una serie di benefit, come i buoni pasto o gli straordinari. Sono le conseguenze della recessione già subite dal 47% di un campione di lavoratori intervistato dalla Swg per conto dell’Ires-Cgil.
QUEL 42% CHE ARRANCA
Pocomenodella metà degli intervistati paga dunque un prezzo per responsabilità non sue e la percentuale sale al70%se si chiede se l’azienda o l’ente per cui si lavora abbia già subito qualche effetto. È l’82% in edilizia e industria. A questa guerra si va con armi spuntate: l’80% dei lavoratori ha una basta paga sotto i 1500euro: il salario medio è di 1320 euro «mase consideriamo gli operai, anche quelli specializzati, si arriva a malapena a quota mille euro», precisa il presidente dell’Ires Agostino Megale che ha presentato l’indagine con il leader Cgil, Guglielmo Epifani, e la direttrice Ires, Giovanna Altieri.
In questo quadro è fin troppo ovvio che più di qualcuno arranchi per arrivare a fine mese: il 16% infatti non ha soldi alla quarta settimana, il26%fa sacrifici per far quadrare i conti, al 9% quel che ha basta perché vive ancora nella famiglia d’origine, il 25% ce la fa perché gli stipendi in famiglia sono due. Solo al 24% il proprio stipendio basta. Il rapporto ha un focus sui nuovi disoccupati: tra questi il dato della sussistenza si fa più drammatico perché il66%del campione dichiara di non essere in grado di mantenere la propria famiglia. La ricerca, realizzata lo scorso ottobre su un campione di 2787 lavoratori, è stata diffusa in occasione della presentazione dello sciopero generale di 4 ore che la Cgil ha proclamato venerdì in tutta Italia.
Lavoro, fisco e cittadinanza, le parole- chiave della vertenza, un percorso fatto di richieste, anche di confronto, e di lotte per sostenerle. «Lo sciopero – ha spiegato Epifani – ha un connotato strettamente sindacale e sta dentro una vertenza che continueremo, non ci fermeremo».«Come era evidente – ha continuato – il 2010 si conferma peggiore del2008 e 2009 sul versante dell’occupazione. Il tasso di disoccupazione e la cassa integrazione tenderanno a crescere ancora. Noi abbiamo proposto l’allungamento della durata della cig e un sostegno forte ai lavoratori precari. E chiesto al governo un progetto di politica industriale essenziale per uscire dalla crisi. Questi problemi non sono stati risolti». Giusto ieri è stato raggiunto un accordo bipartisan in Commissione Lavoro della Camera per l’allungamento di sei mesi della cig. Ma deve fare ancora un po’ di strada prima di essere effettivo e il ministro Sacconi già frena. TASSE PIÙ ALTE DEL 3% Intanto – continua Epifani -i 150 tavoli aperti sulle aziende in crisi rimangono tali se non ci sono grandi progetti industriali.Un tema che riguarda la nostra mobilitazione è quello del Mezzogiorno: il governo aveva promesso un piano per il Sud,ma ad oggi nulla è stato fatto o discusso». Sul fisco, la Cgil ribadisce la richiesta di una prima restituzione, pari a 500 euro per il 2010, di quanto lavoratori e pensionati hanno pagato in più negli scorsi anni con la mancata restituzione del fiscal drag. Secondo i calcoli di Corso d’Italia, se tra il 2010 e il 2012 non arriverà un cambio di politica fiscale il peso del prelievo sul lavoro dipendente è destinato ad aumentare del 3%. «Questo significa che se non si fa nulla il problema continua a crescere», dice il leader della Cgil, che chiede al governo una risposta immediata. Nel pacchetto lavoro non può non esserci la controriforma contenuta nel collegato approvato la settimana scorsa, lo sciopero «è a pieno titolo» in difesa dei diritti che quella legge riduce. A cominciare dall’articolo 18. Lo sciopero riguarda tutti settori, compresi i trasporti aereo, ferroviario e trasporti locali. Cortei, iniziative e presidi si terranno nei capoluoghi di provincia.