Cgil: regolarizzare così non è un diritto ma un «regalo» dei datori di lavoro

04/10/2002

Giornale di Brescia
Giovedì 3 ottobre 2002





 CRONACA
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Cgil: regolarizzare così non è un diritto ma un «regalo» dei datori di lavoro
LE CRITICHE SINDACALI
     La regolarizzazione di lavoratori in nero e delle badanti ora come ora è una facoltà discrezionale dei datori di lavoro, non un diritto degli immigrati». Ne è certo Dino Greco, segretario della Cgil di Brescia intervenuto ieri in merito alla nuova legge sull’immigrazione. «L’immigrato in alcuni casi non è un soggetto di diritto – ha dichiarato Greco – è infatti il datore di lavoro che decide se togliergli o meno le catene. È il datore di lavoro che decide, se vi sono le condizioni per la regolarizzazione, di procedere o meno, non il lavoratore». Prova ne è il fatto che a fronte dei 50 mila kit ritirati dagli immigrati «bramosi di essere regolarizzati» – spiegano alla Cgil – solo 2.000 per mettere in regola i lavoratori subordinati e 1000 per colf e badanti sono stati riconsegnati alle Poste. Con il «pulmino dei diritti» della Cgil che gira per la provincia sono già stati intercettati 1.300 edili che lavoravano in nero, dipendenti di piccole imprese «per i quali non c’è assolutamente speranza di una regolarizzazione, e questi saranno clandestini per forza». Per questa ragione tanti di coloro che non possono arrivare a sistemare la propria posizione in Italia – denuncia la Cgil – sono spinti verso il mercato nero dei contratti di soggiorno, arrivando a spendere anche 3.000 euro per ottenerne uno. Su questo fronte la Cgil promette battaglia dura annunciando anche che «segnalerà – come ha dichiarato Dino Greco – le aziende presso le quali lavorano i clandestini. Se i datori di lavoro non procederanno alla regolarizzazione, noi sporgeremo denuncia. E per questi lavoratori richiederemo un permesso di lavoro per motivi di giustizia». La Cgil promuoverà inoltre degli incontri con le associazioni di imprenditori, ed in particolare ai consulenti del lavoro, per ricordare «che la CGIL non tollererà la contiguità con coloro che vogliono mantenere i loro lavoratori in condizioni di clandestinità». Per Dino Greco la regolarizzazione ha mostrato la sua vera faccia che è quella di un condono per gli imprenditori che fino ad oggi hanno fatto lavorare gli immigrati in nero. La situazione per la Cgil è disastrosa anche per quanto riguarda colf e badanti. «Senza interventi di sostegno per le famiglie è economicamente insostenibile, e così com’è sta causando di fatto un rigetto: queste lavoratrici vengono licenziate. Così si assiste ad un triplice fenomeno – ha continuato Dino Greco – queste donne sono allo sbando, gli anziani rimangono senza assistenza, la domanda di assistenza passa ai Comuni». La soluzione prospettabile sarebbe quella di un sostegno al reddito familiare selettivo secondo i criteri Ise, dietro però la certificazione di una regolarizzazione piena e sulla base dell’inserimento nei piani socio-assistenziali anche delle badanti, con tanto di formazione professionale per l’assistenza che devono compiere. Per questo la Cgil chiede allo Stato una proroga dei tempi di regolarizzazione e che non si diano solo risposte repressive al fenomeno, nei casi in cui non si sia riusciti a raggiungere per qualsiasi motivo, la regolarizzazione. Anche l’aspetto della casa non è poi secondario. «Si è pensato che l’immigrato lavori senza vivere, mentre il diritto all’abitazione è di tutte le persone». La soluzione prospettata della creazione di consorzi d’impresa con affitti calmierati è positiva per la Cgil a patto però che non si tratti di sbancare i piani regolatori , e non si creino nuovi villaggi operai. «Si devono portare avanti azioni di realizzazioni di edilizia economico popolare anche nell’acquisizione di aree dismesse – sottolinea la Cgil – vi deve poi essere cooperazione anche per l’acquisto delle abitazioni e non solo per le locazioni in affitto, ed infine gli istituti di credito si devono aprire al finanziamento». (d.z.)