Cgil record: oltre 5 milioni e mezzo di iscritti

16/03/2004


  sindacale


martedì 16 marzo 2004

Cgil record: oltre 5 milioni e mezzo di iscritti
La Confederazione guidata da Gugliemo Epifani ha ritoccato nel 2003 il primato di adesioni. Crescono i lavoratori attivi

MILANO Più di cinque milioni e mezzo di iscritti, in pratica un cittadino
su dieci. La Cgil, nel 2003, ha raggiunto il suo nuovo massimo storico.
I dati, nel dettaglio, verranno resi noti oggi, nel corso di una conferenza
stampa. Ma certo quello conseguito dalla confederazione guidata da Guglielmo Epifani è un risultato che va oltre i numeri. E oltre il puro aspetto organizzativo.
«Diciamo con soddisfazione – afferma il leader della Cgil intervenendo
a Roma, con Massimo D’Alema, alla presentazione del libro di Mimmo
Carrieri, “Sindacato in bilico, ricette contro il declino” – che siamo il primo sindacato in Europa e siamo secondi solo a quello americano.
In Europa infatti vi sono sindacati che mantengono la loro forza, penso a quelli dei paesi scandinavi, e altri, è il caso della Francia, che raggiungono insieme la forza della Uil».
Anzitutto si conferma, ed accelera, il trend già evidenziato negli ultimi
anni. Dopo la stagione del riflusso, in cui a salvare il tesseramento
provvedevano le iscrizioni dei pensionati, aumenta l’incidenza dei lavoratori attivi. Un dato per nulla scontato in tempi di difficoltà economica, che vedono tra l’altro la conferma della crisi profonda della
grande impresa industriale, tradizionale serbatoio di iscritti e militanti.
Ma anche perchè il nuovo record – con il superamento della soglia
simbolica dei cinque milioni e mezzo di iscritti – giunge dopo sei anni consecutivi di adesioni in crescita. Giusto un anno fa, a fine febbraio
2002, il responsabile dell’organizzazione di Corso d’Italia dell’epoca,
Carlo Ghezzi, annunciava il nuovo record. Cinque milioni e 460mila
tesserati, 58mila in più rispetto all’anno prima. Con il ritorno sulla scena, da protagonisti (era anni che non sucecdeva), dei lavoratori attivi: i tre quarti dei nuovi iscritti era costituito da operai, impiegati, tecnici in attività. Con un tasso, molto elevato, di rinnovamento. Visto che per superare il cento per cento delle iscrizioni era stato necessario sottoscrivere oltre 600mila nuove deleghe.
Ma anche con una previsione confortante. Che nel 2003 sarebbe stato possibile capitalizzare e consolidare la crescita con il raggiungimento di un nuovo massimo storico. Previsione verificata. Non è però solo una questione organizzativa. Quello messo a segno dalla Cgil e, più in generale dal sindacalismo confederale (solo l’altro giorno la Cisl aveva dichiarato un incremento dei propri iscritti, nel 2003, dello 0,6 per cento), è un risultato dal significato politico forte. Cgil, Cisl e Uil, in questi anni, hanno perso potere politico. La fine della concertazione, la politica del governo finalizzata alla riduzione dei diritti e alla riforma di settori decisivi del mercato del lavoro senza alcun vero confronto con le organizzazioni dei lavoratori, lo scontro, spesso frontale, con la Confindustria di Antonio D’Amato, ne hanno ridotto le possibilità di influenza diretta. La vicenda della riforma previdenziale
che l’esecutivo vuole condurre in porto senza il consenso di chi
rappresenta oltre undici milioni di lavoratori è, in questo senso, emblematica.
In questo periodo, nonostante le difficoltà oggettive e, anche, le divisioni
interne, il sindacato – e la Cgil in particolare – è stato in grado di mobilitare milioni di lavoratori e di pensionati. Accanto alle lotte per la tutela dell’occupazione nelle singole realtà, territoriali e di fabbrica, decisive sono state le iniziative in difesa della pace e quella contro il
declino dell’economia italiana (che l’anno scorso non aveva avuto l’adesione di Cisl e Uil). Un protagonismo, sul piano politico-sindacale,
che ha pagato. Con il consolidamento delle principali categorie – da
quella tradizionale dei metalmeccanici, a quota 367mila iscritti, a quella
del commercio e dei servizi, diventata a Milano la prima organizzazione
- e una adesione consistente di giovani. Soprattutto nelle fabbriche.
a.f.