Cgil raccoglie le firme, Milano punta a 400mila adesioni

24/07/2002

24 luglio 2002

Per le proposte di legge sui diritti
Cgil raccoglie le firme
Milano punta a 400mila
adesioni tra i lavoratori

MILANO La opposizione della Cgil al patto separato comincia a
prendere le forme della mobilitazione. I primi segnali vengono
dalla Camera del lavoro di Milano e dai chimici di Firenze.
A Milano sta per iniziare la raccolta delle firme: «La camera
del lavoro non va in vacanza», dice Antonio Panzeri, segretario
della Cgil, annunciando che, a partire dalla prossima settimana,
nonostante le ferie siano già iniziate, il sindacato comincerà a
raccogliere in città le firme – almeno 400 mila – che coinvolgeranno
lavoratori, pensionati, giovani, studenti e tutta l’opinione
pubblica. Parte dunque la campagna per le proposte di legge
d’iniziativa popolare annunciate da Sergio Cofferati.
Con le due leggi d’iniziativa popolare il sindacato chiederà
l’estensione degli ammortizzatori sociali e del sistema di tutele e
diritti fondamentali. mentre i due futuri referendum abrogativi
puntano alla abolizione della odiosa modifica all’articolo 18 -attuata
dal governo tramite la “deroga”purtroppo approvata da
Cisl e Uil – e di alcune parti della legge delega sul mercato del
lavoro. Dice Panzeri: «Questa battaglia è troppo importante,
non deve coinvolgere solo il mondo del lavoro. L’obiettivo è
di 400 mila firme a Milano.
Per questo faremo presidi in tutti i luoghi di passaggio per le persone
e imposteremo una campagna a tappeto. Inoltre raccoglieremo
opinioni e adesioni anche on line»
E a Firenze va in scena la democrazia. Non è forse vero che
dai luoghi di lavoro si chiede a gran voce di poter votare il
patto? Ebbene, da ieri a domani 25 luglio i lavoratori delle
aziende chimiche, farmaceutiche, della gomma, della plastica,
del vetro e della ceramica sono chiamati a esprimersi a favore o
contro il patto per l’Italia. La consultazione è promossa dalla
Filcea Cgil di Firenze dopo la decisione unanime del direttivo
provinciale che ha espresso «un giudizio fortemente critico sul
patto e, nello stesso tempo, ha chiesto il rispetto della democrazia,
dando l’opportunità alle persone di dichiarare il proprio
dissenso o consenso su una intesa che riguarda direttamente i
loro interessi». L’organizzazione della consultazione è demandata
ai delegati delle Rsu e ai comitati elettorali appositamente
costituiti. «Nonostante i tempi stretti e il clima vacanziero,
l’obiettivo è di rivolgersi ad alcune migliaia di persone, almeno
un terzo dei dipendenti di aziende chimiche con iscritti a Cgil,
Cisl e Uil, e di comunicare i risultati nella mattina del 26 luglio».
Ieri il primo «assaggio». Com’è andata? «Sono dati molto
parziali, hanno votato poco più di 300 persone. Comunque la
partecipazione al voto è dell’88 per cento, con il 92 per cento di
no», riassume il segretario Filcea Luca Paoli. Oggi e domani
tocca alle grandi aziende. E come vi è balenata l’idea? «Molto
semplice: dopo il 5 luglio ci han chiamato centinaia di iscritti e
anche non iscritti a chiedere quando avremmo fatto votare
l’accordo. Noi si era imbarazzati, non si sapeva come spiegare…
la nostra categoria poi ha regole rigide, di votare. Il direttivo ha
deciso di difendere l’idea di democrazia, e dare un contributo.
Cisl e Uil di categoria avrebbero accettato le assemblee unitarie,
ma non il voto».
g.lac.