Cgil, quelli più a sinistra del Cinese

22/11/2002
il Riformista
 

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21 Novembre 2002


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NOSTALGIA.
L’AREA SABATTINI VUOL FONDARE UN MOVIMENTO POLITICO
Cgil, quelli più a sinistra del Cinese

Il nuovo Partito dei lavoratori. Non è proprio scritto così ma l’obiettivo
di un gruppo di dirigenti della Cgil sembra essere questo.
In un documento parlano della necessità di impegnarsi «alla costruzione
di un movimento cha dia voce e garantisca una effettiva partecipazione
dei lavoratori alla vita democratica nel nostro paese, superando le
ossificazioni elitarie ed oligarchiche che hanno teso e tendono a sostituire
la democrazia». Nulla a che vedere – sia chiaro – con lo sforzo dell’ex
segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, di costruire un asse privilegiato
con Romano Prodi all’interno di un grande Ulivo rinnovato. Anzi pare che gli
uomini della Cgil ancora legati a Cofferati non abbiano affatto gradito la novità.
Il primo firmatario del documento, che in questi giorni sta circolando nelle sedi

della Cgil di tutta Italia, è Claudio Sabattini, già leader della Fiom nazionale oggi
numero uno dei metalmeccanici della Sicilia. Seguono le firme di Fulvio Perini,
della Cgil piemontese, di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, di
Gian Paolo Patta e di Paola Agnello, entrambi membri della segreteria nazionale
della Cgil. L’iniziativa, che nasce all’interno di un’area politicamente minoritaria
nella Cgil e che non sembra destinata a raccogliere un ampio consenso neanche
all’esterno, assume comunque un rilievo non secondario. Segna una fase nuova
nel dibattito strettamente politico della Cgil. Per la prima volta all’interno del
sindacato, infatti, si parla e si scrive esplicitamente di un nuovo soggetto della
sinistra politica. Riproponendo per questa via, il tema centrale di quello che fu
il contributo della Cgil di Sergio Cofferati al congresso di Pesaro dei Ds: il
lavoro e i lavoratori. «E’ necessario che rientrino in campo i lavoratori (…)
contro i modelli egemonici in atto, per cambiarli. E’ necessario costruire un
programma e una azione collettiva che si proponga, anche per difendersi, di
cancellare le vecchie e le nuove origini dell’ineguaglianza sociale».
Ma, nel nuovo documento, riecheggia anche l’identità del vecchio Pci, quale
partito dei lavoratori. Una identità di classe che oggi certamente non hanno i Ds.
Né – secondo i firmatari – l’insieme dei partiti della sinistra. «La questione della
partecipazione democratica dei lavoratori si pone anche a livello politico e non
trova oggi alcuna risposta. Nessun partito politico della sinistra italiana si
propone oggi un programma generale e una forma organizzata che si fondi sulle
istanze di cambiamento e di partecipazione dei lavoratori». Conviene proseguire
nella lettura del documento: «L’attuale sistema elettorale tende a determinare una
selezione di censo o, meglio, di natura elitaria nell’esercizio dell’elettorato passivo;
nessun partito può esserne estraneo, anche per motivi di semplice sopravvivenza.
Contemporaneamente, l’astensionismo ha avuto effetti pesantissimi per la sinistra
nelle ultime elezioni in Spagna, in Italia ed in Francia. E’ necessario lavorare per la
ricostruzione di una partecipazione dei lavoratori alla vita politica attraverso un
loro impegno diretto.
Questo sarà possibile se le loro istanze e le loro aspettative di cambiamento
caratterizzeranno il programma politico di una rinnovata esperienza di sinistra».



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