Cgil, prove di apertura verso Fassino

15/09/2004


            mercoledì 15 settembre 2004

            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
            Verso il congresso Ds / «Correntone» in manovra
            Cgil, prove di apertura verso Fassino
            MASSIMO MASCINI
            ROMA • Grandi manovre tra i Ds in vista del congresso in programma a gennaio a Roma, con possibili interessanti conseguenze anche sugli equilibri interni della Cgil. All’interno del «correntone», la componente di sinistra del partito, è infatti in atto un tentativo corposo di sganciamento dalla logica stretta di maggioranza/minoranza che potrebbe preludere a un rimescolamento di carte sostanziale per gli equilibri dei Ds.
            Un tentativo non sottovalutato dallo stesso Piero Fassino, che ha assicurato ieri di lavorare per l’obiettivo di un congresso unitario e poi, superata la fase congressuale, per una gestione unitaria del partito, ma senza rinunciare a un congresso in cui «ci si pronuncia su scelte precise con un voto» (si veda il servizio a pagina 12). Soprattutto sembra importante l’effetto che questa operazione potrebbe avere nella Cgil, che tre anni fa al congresso di Pesaro ha sostenuto compatta il correntone, ma di questa riconsiderazione dei pesi nel partito potrebbe profittare per sganciarsi da una logica troppo strettamente partitica e con tutta probabilità anche rivedere la composizione della propria gestione, formando una maggioranza meno sbilanciata a sinistra come è adesso.
            Un collegamento non indebito se si tiene conto che uno degli artefici dell’iniziativa è proprio un sindacalista, Achille Passoni, segretario confederale della Cgil, fedelissimo di Sergio Cofferati, al momento in minoranza. È già da qualche mese infatti che Passoni, proprio in vista del congresso e per creare una situazione di mobilità all’interno del partito in vista di nuove aggregazioni, ha proposto alla maggioranza ds di puntare su un congresso a tesi e non a mozioni, che sia occasione di dibattito e di confronto a largo raggio e sia magari preludio di nuovi equilibri gestionali. All’inizio Passoni è stato accompagnato da scetticismi e incredulità, poi via via ha raccolto sempre maggiori consensi, fino alla presentazione nelle scorse settimane di un documento di 22 esponenti della sinistra del partito nel quale si è chiesto esplicitamente alla maggioranza e al segretario in particolare di dar vita a un congresso in più aperto possibile, all’interno del quale sia possibile dibattere i contenuti di una bozza di programma di governo da offrire prima agli alleati, poi al Paese.
            Ieri, in una manifestazione organizzata dai 22 firmatari, il confronto tra le loro ragioni, sostenute tra gli altri da Sergio Cofferati, Fabio Mussi, Giovanna Melandri, Laura Pennacchi, Guglielmo Epifani, Bruno Trentin e il segretario. Fassino non si è tirato indietro. Anche se ha insistito sulla utilità di arrivare a un voto al termine del congresso, ha riconosciuto la bontà di assise capaci di parlare, come aveva indicato poco prima Cofferati, ai giovani che si sono recentemente avvicinati al partito e ai quali vanno offerti elementi di fascino che servano a consolidare la loro scelta.
            Un dibattito che affronti i nodi veri del Paese, partendo dall’incapacità a governare del Centrodestra, ma dimostrando l’attitudine del Centro-sinistra ad assumersi le responsabilità che gli competono. Fassino ha anche assicurato che, se rieletto segretario, cercherà una gestione unitaria del partito. Un’indicazione interessante per chi, dall’interno del correntone sta cercando di formare nuove ampie aggregazioni, magari anche maggioritarie. Ma interessante anche per la Cgil. Guglielmo Epifani ieri, a nome di tutta la confederazione, ha sostenuto l’opportunità di un congresso aperto. Si è fermato lì, ovviamente, non ha fatto cenno di sorta a possibili spostamenti di maggioranze anche nella Cgil. Ma nessuno si nasconde che un riequilibrio dentro i Ds non potrebbe non avere un contraccolpo forte anche nel sindacato più vicino ai Ds. Non foss’altro perché la Cgil è retta al momento da una maggioranza che vede accanto agli uomini più vicini al segretario tutta la sinistra, anche quella più radicale della Fiom, dando luogo a volte a qualche problema di gestione.