Cgil, pronti alla battaglia nei Ds

25/06/2001



24 Giugno 2001



Cgil, pronti alla battaglia nei Ds
CARLA CASALINI

"E’una vera processione, ogni giorno, di gente del partito qui in Cgil, son venuti tutti, i vecchi e i giovani, da Giorgio Napolitano a Marco Fumagalli. Lui è molto premuto…". E però ‘lui’, Sergio Cofferati, non lascerà il sindacato adesso, questo è sicuro, riconfermano dirigenti sindacali ds: non va perché vuole fare il congresso della Cgil e "battersi contro Berlusconi". D’altra parte "è quello che ha sempre detto", e ai suoi ha spiegato che una sua uscita prima del congresso non sarebbe capita in Cgil, e con la finanziaria del centrodestra, poi… Qualcuno precisa che c’è anche una preoccupazione interna, da parte di un segretario che ha prodotto una gestione autoritaria dell’organizzazione, molto centrata su di sé, a lasciare il sindacato in frangenti perigliosi come quelli dell’era del Cavaliere.
Che Sergio Cofferati voglia entrare "in politica", però, è altrettanto sicuro, sottolineano alcuni, solo che vorrebbe farlo "dopo" il congresso della Cgil. Potrà aspettare un partito come i Ds, dove per altro "se la situazione si riaggroviglia" non lascerebbe più molto spazio a Cofferati, a quel punto visto solo come un concorrente in più nelle corse di partito. La "processione" in casa Cgil, per "premerlo", segnala un’urgenza.
Meglio sgombrare il campo, però, dal fumo sparso in giro in qualche stanza di casa Ds negli ultimi tempi. "I compagni della Cgil la battaglia nel partito la faranno, contro la linea politica dei cosiddetti ‘innovatori’, altroché personalizzazione!". Il fastidio è per le
messinscene di D’Alema che cerca di sviare il confronto presentandosi come "martire di attacchi a lui mirati", ma Cofferati "non starà fermo, non lascerà fare". E’ una preoccupazione, quella per i Ds, che coinvolge la Cgil nel suo complesso, sottolineano altri: che quel partito si dissolva, o che persegua ancora "l’idea che tutta la politica di sinistra si risolva in quella che chiamano ‘modernizzazione’ e nelle politiche istituzionali: inaccettabile per un’organizzazione sociale". Perciò, "la maggioranza, anche i più moderati" pensano che la Cgil deve avere un ruolo nel congresso ds, questa volta.
C’è chi pensa a un documento da presentare ai Ds, ma qualche problema può insorgere dentro la Cgil che si compone anche di una presenza consistente di sinistra che non è ds, e di tanti senza tessera di partito. Ma è viva una preoccupazione comune, un’avversione per una linea politica già contestata dallo stesso Cofferati, e una preoccupazione più generale rivolta a tutte le forze della sinistra politica, "che già nel suo complesso ha percentuali troppo basse, per non preoccupare la Cgil". Perciò "le nostre posizioni sono chiare, e troveremo le forme adeguate".
D’altra parte, anche nelle tesi che la maggioranza della Cgil sta preparando per il congresso del sindacato, c’è una parte dedicata al dopo elezioni, al "lavoro non rappresentato" politicamente, al rapporto da declinare tra il sindacato e la politica, in particolare a sinistra. Cofferati l’aveva già detto al direttivo, che già solo con il sistema maggioritario, con i partiti che presentano da subito i loro programmi bell’e fatti e confezionati, cambia il rapporto tra sindacato e partiti – ovviamente, come dicevamo, l’occhio è rivolto a sinistra, in primis ai Ds. E però, la stessa sequenza allestita dal segretario nell’intervento rivolto al vertice nazionale, acquista una rilevanza ben più pregnante se immessa nel percorso del congresso, in una discussione che coinvolge più di un milione di iscritti.
Certamente, "è l’indicazione di un atteggiamento non così distaccato dalla politica come in passato". E non pare un caso che in questi tempi di festeggiamenti di compleanni sindacali, i cento anni della Fiom, più d’uno abbia ricordato la discussione sul
partito del lavoro tra il sindacato e il partito socialista, che si concluse nel 1907 con la scelta della divisione di compiti. Intanto veniamo a sapere che la Cgil sta già approntando suoi strumenti per l’intervento in politica – il rapporto con il partito/i – e ha perciò deciso di rivitalizzare allo scopo la sonnecchiante (al momento) Fondazione Giuseppe Di Vittorio.