Cgil: «Pronti a dare battaglia»

30/05/2001


Mercoledì 30 Maggio 2001

Epifani mette in guardia il nuovo esecutivo su pensioni, fisco, inflazione, legge Tremonti e contratti a termine
Cgil: «Pronti a dare battaglia»
La confederazione pone cinque paletti al governo. Apertura alla Margherita

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — Promemoria o avvertimento? Il dubbio è solo linguistico: in quel pacchetto (o piattaforma, trattandosi di cose sindacali) costruito su cinque paletti, che ieri Guglielmo Epifani ha nuovamente illustrato, prima al direttivo e poi alla stampa, c’è tutta la linea strategico-politica che verosimilmente la Cgil porterà avanti nei prossimi anni. Linea di aperto confronto (se non di scontro) rispetto alla Confindustria ed al nuovo governo che si appresterebbero a promuovere iniziative destabilizzanti per il sindacato e per i lavoratori.
Per il numero due della confederazione di corso d’Italia sarebbero almeno cinque i punti sui quali non c’è possibilità di discussione: la Cgil dice «no» ad una nuova legge Tremonti che premierebbe le imprese senza sollecitare la qualità e l’innovazione dei prodotti; «no» a sgravi fiscali che privilegino solo le imprese; va rivisto al rialzo il tasso di inflazione programmata (1,2% per il 2002), altrimenti c’è il rischio che salti la politica dei redditi; «sì» alla verifica sulla riforma delle pensioni, ma solo dopo aver rafforzato la seconda gamba previdenziale, cioè i fondi integrativi, attraverso l’utilizzo del Tfr; «no» al recepimento da parte del governo dell’intesa sui contratti a termine raggiunta senza il consenso della Cgil e poi ferma opposizione a interventi sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, cioè quello concernente i licenziamenti.
«Non intendiamo – ha precisato Epifani – dichiarare guerra a priori, ma sappiamo di trovarci di fronte a un governo che, probabilmente, farà scelte diverse dalle nostre. Attendiamo il discorso programmatico e il Dpef, intanto indichiamo le nostre priorità». Si prospetta, dunque, un autunno caldo? «C’è un autunno meteorologico – è stata la risposta del vice di Cofferati – è un autunno sociale, quello sociale dipenderà dalle scelte dell’esecutivo: se non vuole rompere con la Cgil, o con Cisl e Uil, sa cosa deve fare. Se viceversa intende aprire fronti su cui non ci sono possibilità di accordo, è chiaro che dovremo assumere iniziative».
La relazione di Epifani (oggi Cofferati concluderà i lavori del parlamentino) non poteva prescindere da una valutazione dell’esito elettorale: «Troppi errori, ritardi e contraddizioni nella sinistra hanno portato la somma dei voti al minimo storico. Nessuna elezione dal ’46 ad oggi si era chiusa con un risultato così modesto. Prima i voti di sinistra tendevano a redistribuirsi al suo interno mentre questa volta i partiti della sinistra hanno perso tutti». E allora? La Cgil resta evidentemente legata allo schieramento diessino, ma adesso volge la sua interessata attenzione alla Margherita. «Un soggetto politico nuovo con il quale il direttivo ha deciso di instaurare rapporti diretti e sistematici, come del resto con tutti gli altri gruppi parlamentari della sinistra».
Infine un accenno al percorso interno del sindacato: il 14 congresso si terrà a Rimini la prima settimana di febbraio del prossimo anno e Sergio Cofferati dovrebbe essere riconfermato segretario generale fino alla scadenza naturale del suo mandato, cioè il 29 giugno del 2002. Ma il "Cinese" nel frattempo potrebbe approdare alla segreteria dei Ds. O più verosimilmente i delegati potrebbero "pregarlo" di restare ancora al vertice della confederazione. Soprattutto per far argine al governo Berlusconi. Lo richiederebbe la ragion di Stato.